Sanità – Moretti (PD): “La classifica del Ministero smaschera la bufala dell’eccellenza veneta”

Sanità – Moretti (PD): “La classifica del Ministero smaschera la bufala dell’eccellenza veneta”

(Arv) Venezia, 6 dic. 2017  – “La favola della sanità veneta esiste solo nei racconti di Zaia e della sua maggioranza: per tante famiglie è in realtà un vero e proprio incubo. E il declassamento nella classifica del Ministero, con una discesa al sesto posto, ne è la dimostrazione. Stiamo assistendo ad un graduale e continuo peggioramento nella qualità dei servizi offerti ai cittadini della nostra regione, che come Partito Democratico stiamo denunciando da anni”. Così l’esponente dem a palazzo Ferro Fini, Alessandra Moretti, commenta “il ‘tracollo’ del Veneto nella classifica ministeriale. Non dobbiamo dimenticare – puntualizza – come la Giunta Zaia abbia disatteso il proprio Piano sociosanitario regionale. Negli ospedali sono stati tagliati 1219 posti letto senza che siano state attivate le strutture intermedie per le lungodegenze e i malati terminali. Inoltre le case di riposo stanno aspettando l’aumento del numero delle impegnative e del loro valore, bloccate dal 2009, col risultato che molti anziani non autosufficienti sono completamente a carico delle famiglie costrette a pagare rette mensili fino a tremila euro. Di fronte a tutto questo e ai numerosi allarmi dei medici di base, la Regione ha alzato un muro, esasperando un’intera categoria che ha proclamato otto giorni di sciopero, una protesta mai vista. La Giunta si è concentrata unicamente sull’Azienda Zero come se fosse la ‘medicina’ per guarire da tutti i mali, tralasciando tutte le vere problematiche presenti sul territorio: le liste di attesa per le visite specialistiche e nei pronto soccorso, le Medicine di gruppo praticamente mai avviate”.

“E in tema di salute – conclude Moretti – come non dimenticare la figuraccia fatta da Zaia sull’obbligo vaccinale, tema delicato su cui ha preferito ‘lisciare il pelo’ ai No Vax anziché schierarsi dalla parte della scienza. Con tanto di ricorsi, uno frettolosamente ritirato, scaricando la colpa sul direttore generale, e l’altro bocciato dalla Corte Costituzionale. Con il conto della sua propaganda pagato dai veneti”.

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(Consiglio Veneto)

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