L’assessore Venturini all’inaugurazione della mostra “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue”

L’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini, è intervenuto questo pomeriggio all’Istitituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti all’inaugurazione della mostra “Il mondo che non c’era. L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue”, esposizione dedicata alle tante e diverse civiltà precolombiane che avevano prosperato per migliaia di anni nel continente americano prima dell’incontro con gli Europei. 

Promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, patrocinata dal Comune di Venezia e dalla Regione Veneto, l’esposizione racconta le antiche culture della cosiddetta Mesoamerica (gran parte del Messico, Guatemala, Belize, una parte dell’Honduras e del Salvador), il territorio di Panama, le Ande (Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia, no a Cile e Argentina): dalla cultura Chavin a Tiahuanaco e Moche, fino agli Inca.

“La Fondazione Giancarlo Ligabue, nata nel 2016 – ha sottolineato l’assessore Venturini – ha acquisito, in breve tempo, una straordinaria importanza ed autorevolezza nel panorama culturale italiano ed internazionale. Questo importante risultato è stato possibile grazie a quanto realizzato in vita da Giancarlo Ligabue – grande imprenditore e studioso veneziano – e grazie al lavoro del Presidente Inti Ligabue e dei suoi collaboratori.

Venezia è orgogliosa di ospitare questa mostra inedita, questo “viaggio nel tempo” e di essere la città in cui ha sede la Fondazione Ligabue. Le iniziative della Fondazione, il suo lavoro scientifico e di divulgazione, rappresentano un prezioso contributo a Venezia, quale città capitale delle arti e dei saperi. Alla Fondazione Ligabue e al suo Presidente va la gratitudine e la stima dell’Amministrazione Comunale per questo straordinario regalo. Il motto della fondazione è ‘conoscere e far conoscere’. La capacità della Fondazione Ligabue è di offrire spazi e luoghi di divulgazione per tutte le età, per tutte le culture, proponendo spaccati nuovi, in una prospettiva rovesciata”.

Curata da Jacques Blazy e André Delpuech, l’esposizione raccoglie oltre 150 oggetti, per la prima volta esposti al pubblico: dalle rarissime maschere in pietra di Teotihucan, la più grande città della Mesoamerica, primo vero centro urbano del Messico Centrale, ai vasi Maya d’epoca classica preziose fonti d’informazione, con le loro decorazioni e iscrizioni, sulla civiltà e la scrittura di questa popolazione; dalle statuette antropomorfe della cultura Olmeca, che tanto affascinarono anche i pittori Diego Rivera, la moglie Frida Kahlo e diversi artisti surrealisti alle sculture Mezcala tanto enigmatiche nella loro semplicità quanto misteriose nelle origini.

E poi, sempre dal Messico, statuette policrome di ceramica cava della cultura di Chupicuaro, il cui apogeo si situa tra il 400 e il 100 a.C. – notevole esemplare in mostra la Grande Venere con la mani congiunte sul ventre – urne cinerarie (dal 200 a.C. al 200 d.C.) della cultura Zapoteca con effige spesso antropomorfa, sculture Azteche, esempi pregevoli delle Veneri ecuadoriane di Valdivia (la prima ceramica prodotta in SudAmerica nel III millennio a.C.), oggetti Inca, tessuti e vasi della regione di Nazca, manufatti dell’affascinante cultura Moche, oggetti in oro.

La mostra resterà aperta fino al 30 giugno 2018.

Per informazioni: ivsla@istitutoveneto.it

(Comune di Venezia)

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