CRV – “All’esame dell’aula consiliare la nuova Legge che disciplina l’Attività di Cava”. Domani la votazione finale.

CRV – “All’esame dell’aula consiliare la nuova Legge che disciplina l’Attività di Cava”. Domani la votazione finale.

(Arv) Venezia 13 mar. 2018 –    Nel corso della seduta odierna, il Consiglio regionale del Veneto ha affrontato l’esame della nuova Legge che, a distanza di 36 anni dall’approvazione di quella in vigore, dovrà disciplinare l’attività di Cava e attuare una nuova pianificazione che tenga conto degli attuali e reali fabbisogni espressi dal territorio regionale.

La discussione generale sulla nuova Legge è stata introdotta dalla presentazione del relatore di Maggioranza, Francesco Calzavara (Zaia Presidente), Presidente della Seconda Commissione consiliare permanente, competente in materia, il quale ha illustrato il provvedimento, spiegando che “la nuova Legge sull’Attività di Cava, attesa da ben 36 anni, si presenta come un testo normativo equilibrato che coniuga bene le esigenze ambientali con quelle economiche. Quello presentato in aula oggi è un Testo Unificato di due Progetti di Legge, della Giunta e del collega Conte, in materia di attività estrattive, ed è frutto anche dell’importante lavoro svolto dalla sottocommissione, appositamente istituita, che ha integrato e arricchito ulteriormente il testo normativo. Le priorità che si vogliono perseguire sono il rispetto e la tutela per tutte le tematiche ambientali e, in particolar modo, per il contenimento del consumo del suolo, da raggiungere attraverso il massimo sfruttamento delle cavi già esistenti. Si tratta di una Legge sicuramente innovativa, in quanto, per la prima volta, trae origine dagli effettivi fabbisogni espressi dal territorio, dopo una attenta analisi di quelle che sono le riserve, anche alla luce delle audizioni fatte in Seconda Commissione con i soggetti e le categorie portatori di interesse. Particolare attenzione è stata rivolta alla ridistribuzione dei contributi a favore dei comuni contermini alle cave, sono state rafforzate le funzioni di vigilanza, dando ai comuni la possibilità di avvalersi del supporto di Arpav. Sono state aumentate le sanzioni e, per la prima volta, è stato introdotto l’obbligo del ripristino di quanto scavato abusivamente, con incentivi per la ricomposizione ambientale”.

“Il principale obiettivo – continua il Presidente della Seconda Commissione consiliare – rimane tuttavia quello di approvare quanto prima il nuovo Piano Regionale delle Attività di Cava  (PRAC), un atto amministrativo di pianificazione che, tra altre cose, deve fissare i tetti massimi autorizzabili per singola provincia; un piano che non avrà una scadenza ma sarà verificato dopo tre anni dall’approvazione della Legge. Il PRAC, quindi, che pur a fronte di una positiva valutazione ambientale (VAS- VINCA) per complessivi 32.000.000 di mc, ne rilascia solo 12.000.000, di cui 9,5 milioni di mc per la ghiaia e 2,5 milioni di mc per gli altri materiali, come il detrito e il calcare per l’industria. In particolar modo per la ghiaia, il volume concedibile sarà di 5 milioni di mc per la provincia di Verona, di 4,5 milioni di mc per Vicenza mentre sarà zero per la provincia di Treviso”.

Così il correlatore Andrea Zanoni (PD): “Alla nostra Regione serviva una nuova legge dopo 36 anni di vigenza dell’attuale normativa regionale che disciplina l’Attività di Cava, per poter rispondere in modo adeguato alle esigenze ambientali ed economiche del nostro territorio, profondamente mutate negli ultimi anni. Quella di oggi è quindi una data storica per il Consiglio Regionale del Veneto, ma in questi quasi quarant’anni di vuoto normativo l’attività di cava è stata gestita con misure transitorie e quindi poco efficaci, con molti tentativi di approvare un nuovo PRAC andati a vuoto. Un vuoto normativo che ha contribuito a distruggere parti significative del nostro territorio, portando all’eccessivo consumo di ampie porzioni di suolo, che purtroppo è un bene non rinnovabile. Si sono, altresì, registrati gravi episodi di corruzione in ordine alle autorizzazioni concesse”.

“Sicuramente – continua il Vicepresidente della Commissione Ambiente –  il testo normativo è stato migliorato dopo una attenta analisi che ha tenuto conto anche delle audizioni fatte in Seconda Commissione, però avrebbero dovuto essere coinvolte maggiormente tutte le categorie interessate. Mi trovo d’accordo sui principi fondamentali e le finalità che si vogliono perseguire, ma in diversi casi essi non trovano riscontro nell’articolato normativo, ma solo nel PRAC, che è un atto amministrativo senza forza di legge. Sottolineo, altresì, che non sono state accolte molte istanze sollevate dai comuni, soprattutto in ordine all’attività di utilizzo dei materiali di recupero e di sorveglianza”.

“Ho quindi presentato diversi emendamenti – conclude Andrea Zanoni – che vogliono essere migliorativi di una Legge che dovrà essere strategica per il futuro sviluppo del territorio regionale, in vista dell’obiettivo fondamentale di zero consumo di suolo nel 2050. Trovo prioritario, in particolare, incrementare la tutela ambientale e le norme sui controlli, che sono strettamente connesse. Vedo, infatti, come principale rischio potenziale quello che, pur a fronte di una Legge nel complesso soddisfacente, poi essa non venga applicata compiutamente proprio perché mancano i necessari controlli”.

L’Assessore regionale all’Ambiente Gianpaolo Bottacin: “L’approvazione della nuova Legge che disciplina le attività estrattive rappresenta sicuramente un’occasione storica, visto che l’attuale normativa risale al 1982. Sicuramente la L.R. 7 settembre 1982, n. 44, che ha disciplinato fino ad oggi l’attività regionale di Cava, è stata una buona normativa che infatti presenta aspetti ancora attuali. Pur tuttavia, con il trascorrere degli anni, l’attuale normativa ha palesato alcuni limiti e quindi la necessità di dover ora intervenire sull’articolato complessivo, per una fisiologica attività di aggiornamento e di riscrittura. La nuova Legge, in discussione oggi, è molto importante, orientata com’è a garantire una maggiore  tutela ambientale, trovando tuttavia il giusto equilibrio con le esigenze economiche. Viene prestata molta attenzione al recupero di materiali, armonizzandosi quindi con l’obiettivo fondamentale del contenimento del consumo di suolo. Viene ribadito il concetto portante della legge, ovvero quello di non dare vita a nuove Cave, ma solo concedere ampliamenti di cave già esistenti; viene affermato, inoltre, il principio del ‘chilometro zero’ in ordine al trasporto di materiali, per abbattere l’inquinamento; viene ribadito il no alle cave utilizzate come discariche di rifiuti, e alle escavazioni sotto falda. Sono stati ridotti gli ambiti estrattivi, viene prevista la possibilità di proroga solo una volta per le autorizzazioni, che d’ora in poi avranno quindi un principio e una fine certi. Sono state riviste le sanzioni per colpire con la giusta severità chi ha agito non correttamente, senza tuttavia criminalizzare tutti i cavatori. Nel nuovo testo normativo non è stato trascurato il ruolo degli Enti Locali, estendendo il concetto di ristoro anche ai comuni contermini, e prevedendo la partecipazione di Comuni e Province in seno alla Commissione Tecnica Regionale per le Attività Estrattive, un organo consultivo di nuova istituzione, composto da 12 elementi, di cui 7 regionali, chiamato a esprimersi anche nei casi di una eventuale decadenza o revoca dell’autorizzazione. Un apposito articolo attribuisce alle Provincie che ne facciano richiesta la possibilità di esercitare funzioni autorizzative, previo confronto e intesa con la Regione. Siamo, tuttavia, consapevoli che ora è assolutamente necessario approvare il nuovo PRAC, un atto amministrativo di pianificazione che dovrà essere parte integrante della legge, al fine di non ripetere gli errori del passato”.

Il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Stefano Fracasso, fa proprie “tutte le perplessità espresse dal collega Zanoni in ordine alla nuova Legge sulle Cave”. Per Fracasso, in particolare, “sussiste la necessità che vengano meglio precisate e normate le attività di vigilanza, nonché che vengano mantenute elevate le sanzioni per colpire chi non si comporta correttamente, in modo da garantire l’opportuna tutela del territorio veneto”. “Ritengo comunque politicamente molto grave – conclude il Capogruppo Dem – aver tollerato un vuoto normativo di ben 36 anni, che ha portato a gravi conseguenze per la tutela ambientale e lo sviluppo economico della nostra Regione. Con alcuni emendamenti, ora vogliamo reintrodurre in Legge alcune norme trasferite al PRAC, che non ha forza di legge. Bisogna prevedere incentivi per il riutilizzo dei materiali”.

Maurizio Conte (Veneto per l’Autonomia): “La nuova Legge che disciplina l’attività di Cava è molto importante e sarà il fiore all’occhiello per l’attività svolta dal Consiglio regionale nell’attuale legislatura. Rappresenta, infatti, un traguardo strategico che in realtà speravo potesse essere già anticipato nella precedente legislatura, anche se il relativo PdL è approdato in aula troppo a ridosso delle elezioni, pur raccogliendo le forti fibrillazioni del territorio, soprattutto legate alle attività produttive. Ad ogni modo, le modifiche normative proposte, anche dal sottoscritto, sono poi servite come struttura portante del testo normativo proposto ora dalla Giunta. La nuova Legge offre garanzie di giustizia perché mette tutti sullo stesso livello, tutelando l’ambiente, il territorio e le realtà economiche, mentre in questi anni si è assistito, soprattutto in Provincia di Treviso, a un concentrato di autorizzazioni che hanno messo in difficoltà diverse piccole realtà legate al mondo estrattivo. Ringrazio, per il lavoro portato avanti con grande competenza, il Presidente della Seconda Commissione, Francesco Calzavara, e tutti i commissari, che hanno considerato le attività estrattive assolutamente strategiche per la Regione. La nuova Legge tutelerà in modo adeguato le risorse acquifere, e trovo giusto che venga ribadito il no a nuove cave e all’utilizzo delle cave come discariche. Sono giusti e opportuni nuovi investimenti per la riqualificazione dei territori compromessi dalle attività estrattive, prevedendo adeguate risorse per riqualificare le cave. La nuova Legge, inoltre, tutelando l’ambiente, può valorizzare anche il settore turistico, altrettanto strategico per la nostra Regione”.

Manuel Brusco (M5S): “La nuova Legge è frutto di un lungo iter che ha migliorato sensibilmente il testo normativo originario, che ora sento di condividere nel suo complesso, anche se ho cercato di migliorarne alcune parti con appositi emendamenti. D’altra parte, l’attuale Legge è datata 1982 e va quindi logicamente aggiornata per renderla in sintonia con le rinnovate esigenze espresse dal territorio, soprattutto per tutelare l’ambiente. In tal senso, bisognerebbe investire di più sul recupero e riutilizzo dei materiali di costruzione, che rappresenteranno il futuro per lo sviluppo economico del territorio. Serve trovare adeguate risorse a favore di chi vuole demolire per poi riqualificare. Sono d’accordo su un punto fondamentale del rinnovato disposto normativo, ovvero aver depotenziato le Province, in quanto ritengo più funzionale per le esigenze del nostro territorio prevedere le competenze sulle attività estrattive in capo a una Commissione Tecnica Regionale. Bene aver rafforzato il ruolo di Arpav, che dovrà supportare i comuni per le opportune attività di verifica e controllo. Vedo con favore la possibilità per le province che se la sentono di mantenere l’esercizio delle funzioni autorizzative. Trovo giusto utilizzare le cave come bacini di laminazione, tutelare le risorse idriche, introdurre l’obbligo di ripristino dopo le attività estrattive, con competenze in capo alla Regione. Penso sia giusto elevare le sanzioni e auspico una visione regionale per la tutela del paesaggio”.

Simone Scarabel (M5S): “La nuova Legge dovrebbe prestare maggiore attenzione al problema dell’inquinamento, dell’impatto ambientale, ai controlli sugli spostamenti di materiali all’esterno di una determinata provincia. Sono perplesso in ordine all’affidamento ai comuni delle attività di controllo, perché gli Enti Locali, anche se supportati da Arpav, spesso non dispongono di adeguati mezzi. Bene aver previsto per le Provincie che ne facciano richiesta la possibilità di esercitare funzioni autorizzative”.

Massimo Giorgetti (FI): “Ricordo alcuni aspetti fondamentali di questa Legge che, a mio avviso, possono superare tutte le perplessità avanzate. Il nuovo testo normativo, oltre a tutelare l’ambiente e a contenere il consumo di suolo, garantisce soprattutto la disponibilità del materiale necessario per le costruzioni, a fronte di regole certe, anche per quanto riguarda le autorizzazioni concesse, dato anche che si tratta di beni non rinnovabili. In modo innovativo sono state affrontate le reali esigenze delle imprese estrattive, che devono avere esclusivamente in disponibilità il materiale strettamente necessario e che viene richiesto dal mercato. Viene così finalmente attuata una pianificazione regionale non ingessata, ma dinamica, che segue le effettive esigenze del mercato. Considero la Legge e il PRAC, che sono  strettamente connessi, come la chiusura di un cerchio che finalmente dice basta all’accaparramento dei materiali, alle ‘cave di rapina’, ai cavatori- speculatori, grazie a un nuovo approccio che garantisce a tutte le realtà produttive di poter lavorare con regole paritetiche senza dover sottostare al monopolio dei cavatori. Un altro tema importante è che gli Enti Locali, in realtà, potranno partecipare a tutte le procedure e proporre agli organismi preposti le prescrizioni che intenderanno opportuno avanzare. Sicuramente, c’è ancora qualche aspetto che può essere ulteriormente migliorato e approfondito, anche con apposite simulazioni e verifiche. Quanto alle sanzioni, credo che esse siano eque, perché devono essere commisurate alle violazioni commesse, altrimenti diventano inapplicabili. Come Gruppo consiliare di Forza Italia, giudichiamo con favore questa nuova Legge, che valutiamo essere equilibrata e fortemente innovativa; aspettiamo con curiosità i prossimi anni per poter verificare l’effettivo impatto della rinnovata normativa sul territorio regionale. Adesso è importante verificare nel merito gli emendamenti, per poter migliorare ulteriormente il testo”.

Chiusa la discussione generale sulla nuova Legge che disciplina l’attività di Cava, il Consiglio regionale ha quindi iniziato l’esame degli emendamenti depositati.

La seduta è stata chiusa alle ore 18.50 e riprenderà domani mattina alle ore 10.30, con l’esame degli ultimi cinque articoli della Legge e di una decina di emendamenti finali, oltre a eventuali ordini del giorno sulla materia.

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(Consiglio Veneto)

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