Grazie ai volontari del Re

Non è stato molto faticoso adattare l’assetto di una sala cinema per la celebrazione della Messa. Come ha riconosciuto anche il parroco celebrante ci sono molti elementi comuni tra l’aula liturgica e la Sala della comunità: le persone disposte in righe di sedute tutte rivolte verso una parete che raccoglie l’attenzione, una zona rialzata dove prende vita l’azione pubblica illuminata da fari e servita da impianto di amplificazione, un apparato di arredi che crea la scenografia. In alcuni casi si aggiunge anche del fumo innocuo che sale verso l’alto. Azione condannata dai padri della Chiesa, quella teatrale dei primi secoli del cristianesimo, perché ritenuta origine nello spettatore di passioni vere, oscure e potenzialmente dannose per il pubblico e riconciliatasi via via con il Cristianesimo sino a raggiungere con il metodo pedagogico di don Bosco un ruolo preminente nella formazione dei giovani e della pastorale. Chiesa e luoghi di teatro tornano a stringersi la mano, alleate nella promozione di un’umanità più consapevole dei sui limiti e doni.

Celebrare i 60 anni di una Sala della comunità con un Eucaristia al suo interno significa sacralizzare un grazie sincero tra muri che hanno accolto, oltre a spettatori occasionali, momenti veri e intensi della vita della comunità. Quegli alcuni radunati nel Suo nome, creano Chiesa anche tra lo schermo microforato e il proiettore digitale, in uno spazio che dilata la dimensione sacra anche nel territorio della visione e dell’immaginazione.

«Mentre leggevo il racconto dei discepoli di Emmaus e dell’ostensione di mani e piedi con i fori dei chiodi li avete immaginati? Molto bene perché la Sala della comunità è il luogo dove si possono generare: immaginazione, sensazioni, sentimenti e, talvolta, anche scelte non banali» Questo il mio pensiero per collegare i due spazi generativi: l’uno naturalmente predisposto per entrare nelle pieghe del mistero dell’uomo , l’altro uno più esplicitamente alla fede e al contatto con il mistero di Dio. Un Dio che si è fatto uomo.

don Marco Sanavio

(Diocesi di Padova)

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