LA DUE GIORNI DI CONFCOMMERCIO A ROMA METTE IN LUCE L’ESPERIENZA DELL’ASCOM DI PADOVA


CONFRONTARSI CON L’E-COMMERCE PURCHE’ REGOLATO E TASSATO E RIGENERAZIONE URBANA IN STRETTO RAPPORTO CON LE AMMINISTRAZIONI LOCALI COME PROPOSTO DAL PROTOCOLLO ASCOM-UNIVERSITA’ DI PADOVA.

GRANDE ATTENZIONE PER LA DETASSAZIONE PREVISTA DAL COMUNE DI PADOVA PER I NEGOZI CHE RIAPRONO
Rassegnati? Manco per idea. Anzi. 
“Dalla due giorni di Confcommercio a Roma – spiega al rientro a Padova il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, nella capitale con il direttore generale Otello Vendramin – portiamo a casa qualche preoccupazione (in Italia 63mila negozi hanno chiuso i battenti nell’arco degli ultimi dieci anni), ma anche molte sollecitazioni positive che ci fanno dire che la partita con l’e-commerce non è chiusa e che la rimonta non solo è possibile ma il primo gol l’abbiamo già messo a segno”.
La metafora calcistica, ispirata da una Roma ancora percorsa dall’ebrezza del magico martedì di Champions, è quasi d’obbligo come è obbligatorio rendersi conto che il 6% delle vendite totali avvenga ormai in rete con punte del 31% se si parla di turismo.
“Un negozio fisico – spiega Bertin – per restare un punto di riferimento dello shopping ha davanti tre strade: imparare a misurare la performance, sviluppare una strategia offline, sviluppare una strategia online e tutte e tre hanno in comune la necessità di non poter prescindere dal personale: servono addetti appassionati e con competenza del prodotto, capaci di coinvolgere i clienti nella personalizzazione, o addirittura nella co-creazione del prodotto stesso”.
Bisogna dunque investire sul personale.
“Esattamente il contrario – continua il presidente dell’Ascom – di ciò che hanno fatto in questi anni, ad esempio, alcuni mega store dell’elettronica che hanno ridotto il personale e con ciò anche il servizio. Risultato? Visto che i consigli del personale qualificato scarseggiano, tanto vale servirsi in rete magari dopo aver visionato il prodotto nel mega store. In pratica sono diventati la vetrina dell’e-commerce”.
Non dunque un rifiuto dell’innovazione, ma un suo corretto utilizzo.
“Nessuno si nasconde – ammette il presidente dell’Ascom – che la globalizzazione e l’innovazione, che ormai fanno parte del mercato e delle nostre vite, abbiano determinato un cambiamento profondo degli stili di vita, dei modelli di consumo e di ció che viene richiesto alle imprese per avere successo. Però è anche vero che l’innovazione deve essere alla portata di tutti, sia nell’impresa più piccola che nel negozio tradizionale e, soprattutto, non deve essere occasione per eludere le regole e, soprattutto, la tassazione. Deve insomma diventare innovazione sociale perché solo così é buona innovazione, quando cioè allarga il mercato e non penalizza la concorrenza”. 
Ma in Confcommercio si è parlato anche di rigenerazione urbana.
“Un ambito – ha ricordato il direttore generale, Otello Vendramin – che ci vede da tempo protagonisti a Padova ed in provincia grazie alla collaborazione che abbiamo attivato con l’Università e con il team del prof. Edoardo Narne di Ingegneria“.
A Roma poi si è detto che oggi la città rappresenta il cuore della nuova economia, quella dei servizi, e che le imprese sono la parte viva e attiva delle città ed in questo senso molta attenzione è stata riservata all’iniziativa del Comune di Padova volta a detassare chi riaprirà un negozio chiuso da più di un anno. 
“Avere tante città “smart” – ha aggiunto il presidente Bertin – private però dei negozi e delle attività imprenditoriali è una cosa che non ha niente a che vedere con lo sviluppo socio economico. Ciò di cui abbiamo bisogno sono visione e conoscenza del nostro territorio e in questo le amministrazioni comunali devono chiedere l’aiuto di chi vive il territorio e su di esso porta avanti la propria attività. Tradotto: devono rapportarsi con le associazioni di categoria e quello che sta avvenendo in alcuni comuni padovani è lì a dimostrare che, nel nostro territorio, comuni-categorie è un binomio che, quasi sempre (e al netto di situazioni come Due Carrare) funziona”.
A Roma una cosa è stata affermata con decisione: il cuore delle città è il terziario innovativo, il terziario 4.0.
“Attenzione però – conclude Vendramin – è inutile tentare di copiare altre esperienze fuori dal nostro Paese per realizzare le smart cities: serve una via italiana che coniughi tradizione con innovazione”.   

Padova 16 aprile 2018

(Ascom Padova)

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