IL NUOVO WELFARE DEL TERZIARIO: SIGLATO UN NUOVO PATTO CON I SINDACATI

Obiettivo: + salute + pensioni + tutela + lavoro

Il giorno dopo il Welfare day (6 giugno), nel quale dal rapporto Censis – RBM assicurazione salute emerge che, nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute, 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi, il Terziario trevigiano presenta un proprio manifesto di welfare, che passa attraverso la firma di una nuova intesa per il “welfare territoriale”, siglata a Treviso, dal presidente di Unascom Confcommercio Renato Salvadori, e dai segretari generali di CGIL, Giacomo Vendrame, di CISL, Cinzia Bonan, e dal responsabile territoriale Guglielmo Pisana.
Quattro gli obiettivi e quattro i temi: promozione e cura della salute, incremento dei fondi pensione integrativi, maggiori tutele per i lavoratori grazie alla bilateralità, e sostegno alle imprese di “prossimità” in quanto erogatrici di servizi fondamentali in una società che invecchia.
L’intesa ha valore provinciale ed è una sorta di “perimetro ufficiale” che inquadra in maniera organizzata e sistematica, le precedenti buone prassi ed iniziative di welfare già attuate nel territorio trevigiano grazie al proficuo e costruttivo scambio e lavoro di relazioni sindacali e grazie al prezioso ruolo di EbiCom, l’ente bilaterale del terziario, che supporta, con sussidi specifici e contributi i dipendenti del terziario ed i loro titolari.
La novità assoluta di questo welfare che cresce intorno ad un mondo che sta rapidamente cambiando, è il riconoscimento della funzione economica e sociale della piccola impresa di prossimità, altrimenti detto “negozio di quartiere o sotto casa”, variamente censita nei metri quadri, 100, 150, 250, 500 (le vecchie superette) ma ugualmente consolidata, nella sostanza reale, come punto vendita facente parte di quella rete essenziale che eroga servizi in una comunità che invecchia rapidamente e che risente di uno sviluppo indiscriminato di insediamenti di grande distribuzione. A questa “impresa” l’intesa dedica uno spazio particolare, ne riconosce le peculiarità, le necessità di salvaguardia e tutela, le funzioni sociali e relazionali, la tenuta occupazionale, il ruolo nella ricerca di sostenibilità, definendo per essa un impegno collettivo per “attuare buone prassi” per garantirne il futuro”.
Altri due grandi termini del nuovo linguaggio di welfare sono: previdenza integrativa e assistenza sanitaria integrativa per dipendenti e nuclei famigliari. Che aggiunge un aggettivo al welfare: sociale, che significa, più salute, più prevenzione e quindi meno costi per la collettività.
Un capitolo che l’intesa traduce con i termini “prestazioni e sussidi” e dove la bilateralità gioca il ruolo di fondo. Ebicom, nel 2017, ha erogato, per protesi (occhiali), spese sanitarie per figli disabili, per asili nido, indennità malattie per periodo di comporto, bonus spese scolastiche ben 241 mila.831 euro, per un totale di 788 pratiche. Che stanno per 788 nuclei famigliari aiutati concretamente nel difficile compito della gestione famigliare. A queste prestazioni vanno aggiunti gli innovativi “patti di servizio” attuati con il CSV (Centro servizi volontariato), ovvero percorsi innovativi di riqualificazione per lavoratori disoccupati, 56 accordi nel 2017 e 16 in questa prima parte del 2018. In totale 72 storie di vita rinate e sottratte a marginalità, depressioni e forse anche tentativi di suicidi. Con nuovi lavori e nuove prospettive.
Sempre per restare in tema salute, il fondo est, costituito a supporto del welfare contrattuale nazionale, eroga, alla data di giugno 2018, prestazioni a quasi 30 mila lavoratori e circa 5000 aziende. Anche in questo caso parliamo di 30 mila lavoratori più sani, più controllati e meno esposti a malattie importanti e degenerative.
Sulla questione “pensione integrativa”, l’intesa si pone l’obiettivo di formare una corretta cultura del risparmio previdenziale, ancora troppo poco conosciuta dai lavoratori e poco sfruttata dalle imprese in termini di vantaggi economici, e soprattutto poco comunicata.
I dati parlano chiaro: siamo ancora all’alba delle nuove pensioni integrative e deve ancora arrivare, per il terziario, la prima generazione realmente beneficiaria di ciò. Confortano però (sempre per la provincia di Treviso) i 3237 lavoratori aderenti (alla data del 31/01/2018) al fondo pensione del terziario, appartenenti a 834 aziende, dei quali solo 255 hanno “tacitamente” aderito, evitando quindi la scelta consapevole, e andando così a rappresentare circa il 24% del totale del Veneto dei futuri pensionati integrativi del terziario.
“Siamo soddisfatti che le relazioni sindacali valorizzino un sistema di bilateralità e di welfare del terziario sempre più integrato e con servizi di prossimità. Per questo, per dare una maggiore informazione ai cittadini trevigiani e per promuovere la cultura della previdenza, chiediamo un impegno anche da parte delle amministrazioni locali, a tutto beneficio del nostro territorio” hanno detto Giacomo Vendrame (Cgil Treviso), Cinzia Bonan (Cisl Belluno Treviso) e Guglielmo Pisana (Uil Belluno Treviso).
“Nell’insieme”- commenta il presidente di Unascom – Confcommercio Renato Salvadori- “questo manifesto pone dei paletti fondamentali per il futuro non solo delle imprese, ma delle “persone” del terziario, apportando un contributo concreto alla società civile, alleggerendo le spese della sanità pubblica, accorciando le liste di attesa, offrendo prospettive di vecchiaia più serene. In una parola, garantendo strumenti per costruire e progettare una vita migliore”.

Consulta l’intesa siglata
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Scarica l’intervento di presentazione:
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(Confcommercio Treviso)

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