Ambiente – Zanoni (PD): “Ancora un cane ucciso da esche avvelenate, una barbarie dura a morire contemplata dalle vecchie leggi sulla caccia. Chi ha sospetti parli”.

Ambiente – Zanoni (PD): “Ancora un cane ucciso da esche avvelenate, una barbarie dura a morire contemplata dalle vecchie leggi sulla caccia. Chi ha sospetti parli”.

(Arv) Venezia, 22 feb. 2019 – “È un gesto barbaro e mi auguro che i responsabili siano presto individuati. Un tempo le esche avvelenate erano previste dalla legge sulla caccia per uccidere i cosiddetti animali nocivi come volpi e tassi, ora queste condotte sono sanzionate penalmente, ma qualcuno continua ad avere il vizietto. È ‘curioso’ però come certi episodi accadano sempre a stagione venatoria chiusa quando non circolano più i cani dei cacciatori. Chi sa parli, le mele marce vanno individuate e punite severamente”. L’appello è di Andrea Zanoni, Consigliere regionale del Partito Democratico, che interviene tramite una nota con la quale ricorda “La morte di un meticcio di quattro anni ucciso da un boccone avvelenato lungo il Piave, a Lovadina nel Comune di Spresiano: una storia sfortunata quella della cagnolina Petra, salvata dall’Enpa dopo tre anni di maltrattamenti e poi adottata da una famiglia di Spresiano che però se l’è goduta soltanto pochi mesi. Le esche avvelenate rappresentano una vera e propria piaga, i casi si contano a centinaia ogni anno, ci vorrebbe un Daspo che vietasse la caccia per 10 anni negli Atc, gli Ambiti territoriali di caccia, e Aziende faunistico-venatorie interessate, così come accade per le aree incendiate. Potrebbe essere un buon deterrente per stanare chi compie certi atti criminali”.

“Comportamenti – sottolinea Zanoni – che sono puniti dal codice penale: l’articolo 544-bis sanziona infatti l’uccisione di animali ‘per crudeltà o senza necessità’ e spargere polpette avvelenate rientra perfettamente tra le fattispecie penalmente rilevanti. Anche se l’animale si salva, a causa delle forti sofferenze inflitte dal veleno, si configura comunque il reato di maltrattamento (articolo 544-ter), punibile con reclusione sino a 18 mesi. Se invece l’animale non solo soffre ma, come accaduto a Petra, muore dopo una lunga agonia, si avrà maltrattamento aggravato dalla morte, per il quale è previsto un aumento di pena”.  

“Lo scorso 13 luglio è stata rinnovata per l’ennesima volta l’ordinanza ‘Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati’ che ha portato, come si legge sulla Gazzetta ufficiale, ‘a un maggior controllo del fenomeno con significativa riduzione dell’incidenza degli episodi di avvelenamento e con individuazione dei responsabili che sono stati perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti, rappresentando quindi un deterrente per il perpetrarsi di ulteriori atti criminosi’. Il divieto di detenzione ed utilizzazione di esche avvelenate – puntualizza Zanoni – è ampiamente trattato anche nel Pdl 348 sugli animali di affezione, del Partito Democratico, di cui sono primo firmatario: c’è un intero articolo sul tema, costituito da ben dieci commi, con le procedure da seguire e sanzioni pesanti per i trasgressori; dalla segnalazione alle Ulss delle aree sottoposte a trattamenti di derattizzazione, con l’impiego appositi contenitori che impediscano l’accesso alle esche ad altre specie animali, all’obbligo per i veterinari una volta accertato l’avvelenamento, di dare immediata comunicazione alla polizia locale, all’Ulss e al sindaco del Comune dove è stato rinvenuto l’animale con una scheda specifica, fino alla bonifica dell’area interessata dalle esche”.

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(Consiglio Veneto)

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