Politica – Sinigaglia (PD): “È sicuro il governatore di volere l’autonomia su ben 23 materie, visti i risultati di gestione su competenze che ha già”?

Politica – Sinigaglia (PD): “È sicuro il governatore di volere l’autonomia su ben 23 materie, visti i risultati di gestione su competenze che ha già”?

(Arv) Venezia, 22 lug. 2019 –        “Tre anni di commissariamento e tre anni di disastri. La situazione del Parco Colli è la fotografia del fallimento delle scelte di Zaia, dell’incapacità della Regione di gestire le proprie competenze. È sicuro il governatore di volere l’autonomia su ben 23 materie, visti i risultati?”. Va giù duro il consigliere regionale del Partito Democratico Claudio Sinigaglia commentando “il grave stato in cui versa l’intera area. C’è una situazione  di abbandono e degrado generalizzato, a causa della mancanza di fondi e di personale. Fontane e sorgenti sono inutilizzabili, i punti di sosta attrezzati per i turisti sono pieni di rifiuti, anche perché i cestini non vengono svuotati, mentre le strutture in legno stanno marcendo. Spesso si tratta di opere recuperate dallo stesso Ente Parco grazie ai fondi comunitari, un lavoro che – continua l’esponente del Pd –  rischia di essere stato inutile se non si interviene con una manutenzione e una vigilanza regolari. Impossibile se i controlli sono affidati ad appena 15 volontari con una sola auto disponibile. È l’ennesima conferma di come, al di là degli slogan elettorali, l’ambiente non rappresenti una priorità per Zaia. Mancano fondi e manca personale, visto che chi va in pensione non viene rimpiazzato”. Il caso del Parco Colli – insiste Sinigaglia –  è comunque esplicativo dell’assenza di programmazione della Giunta. Dopo tre anni di commissariamento, dal maggio 2016, adesso manca addirittura il commissario. La proroga dell’attuale, infatti, è scaduta il 30 giugno e ancora Zaia non ha firmato il prolungamento semestrale. Ma si può agire con tanta superficialità? E l’assessore alle Aree protette,  Corazzari,  non è da meno: a settembre 2018 aveva annunciato la fine di questa anomalia, con la nomina di un presidente entro gennaio, promessa rinnovata a inizio anno e rimasta tale. Segno che la nuova legge approvata dodici mesi fa non funziona, come avevamo pronosticato durante il dibattito in aula. Una legge che comunque continua a tener fuori i territori dai processi decisionali, istituzionalizzando il commissariamento. È infatti la Giunta regionale a designare tre membri della Comunità (ex Consiglio) su cinque, mentre il governatore sceglie direttamente il presidente del Consiglio direttivo, che prima veniva eletto. Una centralizzazione mai vista e decisamente dannosa – chiude Sinigaglia – visti i risultati ottenuti in questi anni col commissariamento”.

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(Consiglio Veneto)

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