Ambiente – Guarda (CpV): “La Regione garantisca acqua ‘zero Pfas’ a tutti i cittadini delle aree contaminate: i pozzi privati sono pericolosi”

Ambiente – Guarda (CpV): “La Regione garantisca acqua ‘zero Pfas’ a tutti i cittadini delle aree contaminate: i pozzi privati sono pericolosi”

(Arv) Venezia, 8 ago. 2019 – “Tutti i cittadini residenti all’interno della Zona rossa, arancio e delle altre aree contaminate da Pfas, hanno diritto all’acqua non contaminata: la Regione intervenga affinché l’acqua pura venga garantita anche a chi non è allacciato alla rete acquedottistica pubblica. Dopo 8 anni, numerosi residenti si servono ancora di pozzi privati perché non hanno mai avuto né collegamento all’acquedotto, né fornitura d’acqua alternativa e ciò è inaccettabile. I cittadini contaminati non hanno forse diritto a essere parte del ‘prima i Veneti’?”.

Queste le affermazioni della consigliera regionale Cristina Guarda (Civica per il Veneto), che informa “sono prima firmataria di una Mozione, elaborata assieme ai colleghi Patrizia Bartelle (IIC) e Piero Ruzzante (LeU), del Coordinamento politico ‘Veneto 2020’, che l’hanno sottoscritta, come l’hanno firmata anche Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni del Partito Democratico”.

“I cittadini contaminati sono  stati  dimenticati  da  anni – denuncia la consigliera regionale –  è  necessario fornire loro supporto pratico e finanziario. Di loro, non si occupa più nessuno in Regione, nonostante siano molte le proposte da noi avanzate, alcune addirittura votate negli scorsi anni, anche all’unanimità, in Consiglio regionale. Purtroppo, però, rileviamo come non vi sia né una comunicazione, né un progetto per rendere meno difficoltosa la loro vita. Nel tempo, i gestori hanno provveduto ad ampliare la rete acquedottistica, ma molti residenti sono ancora tagliati fuori. Siamo tornati indietro, e in peggio, di oltre 40 anni: nel 1977, sempre a Vicenza, a seguito della scoperta di una contaminazione delle acque causata sempre dall’allora Rimar, poi Miteni, fu disposta la chiusura del campo pozzi e di quelli privati, garantendo ai cittadini la fornitura di acqua tramite l’impiego, nel breve periodo, di autobotti. E’ questa immediata capacità di azione che i cittadini si aspetterebbero ed è ciò che torniamo a chiedere oggi, dopo averlo fatto più volte nel corso della legislatura e, in particolare, durante i lavori della Commissione Straordinaria Pfas, quando abbiamo proposto misure di sostegno, in particolare per le famiglie con bimbi piccoli e donne in gravidanza”.

“Anche il Direttore Generale della Sanità veneta, rispondendo alle Mamme ‘No Pfas’, aveva parlato di azioni per sostituire ‘l’acqua ad uso alimentare’ – ricorda Guarda –  e all’epoca era stato promesso, alla presenza dei competenti Assessori regionali e del Governatore Zaia, di fornirla con autobotti ai cittadini della Zona rossa. Poi è calato il silenzio. La Regione, responsabile del Sistema Sanitario e quindi della salute dei suoi concittadini, assieme ai Sindaci, ha l’obbligo di intervenire, informando adeguatamente sui rischi che si corrono nell’ingerire alte concentrazioni di Pfas, usando il pozzo privato per le funzioni quotidiane”.

“I cittadini consapevoli consumano solo acqua in bottiglia, anche per cucinare la pasta: è normale che si debba vivere così? – pone all’attenzione la consigliera di Civica per il Veneto – chi non affronta questo disagio, che pesa economicamente e sotto l’aspetto ambientale, non riesce a capire davvero la condizione svilente cui siamo sottoposti noi cittadini delle zone avvelenate”.

“È stato perso  troppo tempo, la Regione deve intervenire – conclude Cristina Guarda – non possono esserci veneti ‘figli di un Dio minore’; noi del Coordinamento ‘Veneto 2020’, chiediamo che venga fornita a tutti acqua non contaminata da sostanze perfluoroalchiliche”.

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(Consiglio Veneto)

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