Sociale – Bartelle (Veneto 2020, IIC): “Iras Rovigo: i componenti della commissione di verifica siano nominati all’esterno della struttura regionale”

Sociale – Bartelle (Veneto 2020, IIC): “Iras Rovigo: i componenti della commissione di verifica siano nominati all’esterno della struttura regionale”

(Arv) Venezia, 19 ago. 2019   –  “Di fronte alle intollerabili condotte poste in essere da sette operatori socio sanitari e due addetti al servizio pulizie, la nomina di una commissione di verifica da parte dell’Assessore regionale alle politiche socio sanitarie Manuela Lanzarin era quanto mai doverosa, ma i componenti dovevano essere scelti all’esterno”. Così la Consigliera regionale Patrizia Bartelle (Veneto 2020, Italia in Comune) che precisa: “Nessun dubbio in merito a capacità e imparzialità dei dirigenti interni nominati, ma la situazione impone uno sforzo ulteriore perché si tratta di una struttura già amministrata da un Commissario nominato dalla Regione e la presenza di tale figura avrebbe già dovuto garantire la massima supervisione e trasparenza possibile. Così, evidentemente, non è stato; perciò ora è necessario che la verifica, annunciata dalla Regione con il comunicato stampa n. 1354 del 17 agosto, su ‘come si sia potuta determinare tale situazione, quali siano le procedure in essere, come avvenga la selezione, la formazione e l’organizzazione del lavoro del personale, quali siano i sistemi di verifica e di controllo e gli strumenti di prevenzione’ sia svolta dall’esterno da istituti di audit che garantiscano al contempo il massimo delle competenze disponibili e la totale imparzialità dei risultati. Aggiungo che dovrebbe trattarsi di un soggetto in grado di garantire una approfondita conoscenza delle specificità territoriali polesane così come riconosciute dal nuovo Piano Socio Sanitario Regionale. Diversamente, c’è il concreto rischio di ingenerare nei cittadini veneti il dubbio che ‘controllato’ e ‘controllore’ coincidano; ma qui sono in ballo la salute e la dignità dei malati e il rapporto di fiducia tra famiglie e strutture, elementi che meritano il massimo delle cautele”.

“Inoltre – conclude Bartelle – la questione delle IPAB è un ‘nodo’ molto caldo perché tutto il comparto attende da anni una riforma che tarda ad arrivare. È vero che il relativo progetto di legge è depositato da tempo, ma non è mai approdato in Consiglio. Il motivo di questo ritardo pare essere la volontà della Regione di modificarlo in chiave politica e accentratrice tanto da aver creato perplessità tra i destinatari della riforma fortemente preoccupati per la sopravvivenza stessa di realtà che permeano il tessuto locale e nascono sulla spinta della beneficenza. Ancora una volta ricordo che IPAB significa Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza e ciò mal si concilia con profitti e minutaggi”.

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(Consiglio Veneto)

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