Dalla disputa al complotto

Liberato dalle catene, Paolo è stato condotto davanti al sinedrio, il Gran Consiglio degli ebrei, ed ha preso senza timore la parola per difendersi. A viso aperto ha iniziato il suo discorso, lasciando subito intendere la benevolenza che porta in cuore. Egli si trova, per imperscrutabile permissione di Dio, a dover venire a un confronto con coloro che chiama “fratelli”; è, infatti, convinto di avere, anche come cristiano, qualcosa in comune con i figli del suo popolo, in particolare con il gruppo dei farisei, al quale aveva appartenuto. E crede fermamente che lo Spirito di luce e di verità lo guidi nel toccare l’argomento più opportuno per un discorso costruttivo […]. Si presenta come fariseo figlio di farisei, e dichiara di essere chiamato in giudizio “a motivo della speranza nella risurrezione dei morti”, due attestazioni con le quali intende facilitare un dialogo positivo con i giudei, anche se dopo l’incontro col Cristo le sue convinzioni hanno subito un cambiamento sostanziale. Ma, come ad Atene, il suo tentativo di pianificare la comprensione fallisce, perché appena nominata la risurrezione dei morti, in aula scoppia una disputa tra i farisei ed i sadducei presenti, che, come sappiamo anche dal Vangelo, discordavano sulla realtà della vita ultraterrena. […]

“Ne nacque un gran clamore – dice il testo – finché alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi in piedi, protestavano”. L’attenzione si sposta così sulla dottrina della risurrezione e degli angeli, tema rovente fra i due partiti, che tiene divisa l’assemblea, facendo quasi dimenticare di essere convocati per giudicare l’apostolo. Per cui alcuni giungono a dire: “Non troviamo nulla di male in quest’uomo”, parole che sembrano ripetere il parere di Pilavo davanti a Gesù. E quasi a giustificarsi aggiungono: “E se uno spirito o un angelo gli avesse parlato davvero?”. […]

La situazione non è per nulla risolta, e non lascia prevedere sviluppi migliori, ma il Signore è più che mai con il suo apostolo, testimone fedele de messaggio evangelico, e Luca, che ha seguito da vicino le vicende di Paolo, può attestarci che “la notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma”.

Questa dichiarazione, inserita fra due episodi drammatici per l’apostolo – comparsa davanti al sinedrio con conseguente dissidio in assemblea, e complotto dei giudei per sopprimerlo – brilla come luce fra le tenebre. […]

Il Signore gli viene accanto con la tenerezza di chi lo ama in modo ineffabile e gli assicura che realizzerà il suo grande desiderio di arrivare a Roma, per annunciare anche nella capitale dell’impero il mistero della salvezza nel nome di Cristo Gesù.

Testo tratto dal bollettino “Beata Pacis Visio” (agosto 2019)

dell’Abbazia S. Maria di Rosano (Rignano sull’Arno – FI)

(Diocesi di Padova)

UA-82874526-1