Legge elettorale – Ruzzante, Bartelle (Veneto 2020): “Lega ex-Veneta prona ai desiderata di capitan Papeete, uso strumentale e vergognoso dell’istituzione regionale”

Legge elettorale – Ruzzante, Bartelle (Veneto 2020): “Lega ex-Veneta prona ai desiderata di capitan Papeete, uso strumentale e vergognoso dell’istituzione regionale”

(Arv) Venezia, 19 set. 2019   –   Non hanno partecipato al voto di oggi i due Consiglieri regionali del Coordinamento Veneto 2020, Piero Ruzzante (Liberi e Uguali) e Patrizia Bartelle (Italia in Comune), componenti della Prima Commissione dove era in discussione la proposta di referendum “per trasformare la legge elettorale in un maggioritario puro annunciata dal segretario della Lega: ma che c’entra la Regione del Veneto con la legge elettorale del Parlamento? Siamo di fronte a un caso unico nella storia regionale: per la prima volta il Consiglio si fa promotore di un referendum che non ha nulla a che fare con la Regione. Nei casi precedenti, lo stop alle trivelle e l’abolizione dei ministeri dell’agricoltura e del turismo, l’interesse regionale era evidente. Inoltre in entrambi i casi c’era un accordo istituzionale all’interno del Consiglio. Accordo che oggi non ci può essere su una proposta portata avanti in solitaria da un ex leader in cerca di visibilità. Oggi abbiamo assistito al triste spettacolo di un consiglio regionale asservito a capitan Papeete”.

“Da parte nostra non c’è alcuna preclusione rispetto al tema della legge elettorale – aggiungono Ruzzante e Bartelle – tuttavia la proposta del maggioritario puro ha diverse criticità che la rendono inaccettabile e che ci hanno convinti a non partecipare al voto: in primo luogo non è garantito il diritto di tribuna. In linea teorica, questo modello permette ad un partito politico di ottenere il 100% dei seggi senza nemmeno aver raccolto la maggioranza dei voti. E qui arriviamo al secondo aspetto: la legge elettorale che ha in testa capitan Mojito non garantisce la rappresentanza, con forti dubbi dal punto di vista costituzionale. A tal proposito, vorremmo sapere come mai non sono stati sentiti i professori di diritto costituzionale ai quali di solito si rivolge la Regione”.

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(Consiglio Veneto)

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