Salute – Bigon (PD): “Pfas, la Regione latita. Chiediamo risposte e tempi certi su bonifica, contenimento contaminazione e rischi alimentari”

Salute – Bigon (PD): “Pfas, la Regione latita. Chiediamo risposte e tempi certi su bonifica, contenimento contaminazione e rischi alimentari”

(Arv) Venezia 11 ott. 2019 –       “Risposte certe su tempi per la bonifica, contenimento della contaminazione e sui rischi alimentari” L’inquinamento da Pfas è al centro di una interrogazione presentata dalla consigliera del Partito Democratico Anna Maria Bigon e sottoscritta dal collega Andrea Zanoni e da Cristina Guarda della lista CpV.  “Siamo di fronte a un caso mai visto in Italia per estensione territoriale,  riguarda le province di Vicenza, Padova, Verona, Venezia e Rovigo e  numero di persone coinvolte.  Persone – sottolinea Bigon – che meriterebbero ben altra considerazione sia per la tutela della loro salute che delle loro attività agronomiche. Ad esempio le operazioni di bonifica e contenimento del sito della Miteni di Trissino, recentemente fallita, sono ancora ferme. Su questo terreno sono già state realizzate due caratterizzazioni, ci sono accordi sottoscritti tra Regione, Provincia e Comune, indicazioni precise fornite dai carabinieri del Noe, eppure manca il Piano di bonifica. Se non si interviene, c’è il pericolo che venga compromessa la falda sottostante, con gravi rischi sanitari per le popolazioni. L’esposizione ai Pfas, infatti, può favorire l’insorgere di varie patologie e, come evidenziato da recenti studi, può anche avere un ruolo nella patogenesi dell’osteoporosi”. Oltre ai tempi di bonifica, nell’interrogazione si chiede chiarezza  sulla contaminazione degli alimenti: “La Regione ha incaricato l’Istituto superiore di sanità di svolgere un’analisi delle concentrazioni di Pfas sulla catena alimentare, da cui sono emerse delle criticità. Perciò è stata emanata un’ordinanza per lo stato di emergenza con il divieto di consumo di pesce proveniente dalla zona rossa riguardante trenta comuni nelle province di Vicenza, Verona e Padova, prorogata lo scorso luglio. Nel frattempo però l’Efsa, l’Ente europeo per la sicurezza alimentare, ha fornito un nuovo parere, abbassando le Tdi (i livelli guida per le esposizioni alimentari) di cui l’ordinanza più recente non tiene conto, visto che è identica alla precedente. Il Comitato Mamme no Pfas, inoltre, ha inoltre denunciato come risultati sulla catena alimentare non indichino la georeferenziazione dei valori riscontrati; perciò i cittadini non conoscono il grado di contaminazione degli alimenti provenienti dalle diverse aree colpite dall’inquinamento da Pfas, con conseguente impossibilità di selezionarli”. “Sono passati oltre sei anni da quando è scoppiato il caso e di passi in avanti ne sono stati fatti troppo pochi – aggiunge in chiusura Bigon – La salute dei cittadini deve essere la priorità assoluta per le istituzioni, la Regione non perda altro tempo e faccia chiarezza a 360 gradi”.

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(Consiglio Veneto)

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