La sai quella dei pesci? Ha a che fare con la cura degli altri e di sé

Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “Ma cosa diavolo è l’acqua?”.

David Foster Wallace (Questa è l’acqua)

Questo breve racconto narra in poche righe l’importanza della consapevolezza.

Spesso siamo portati a concepire la nostra realtà e la nostra vita in maniera scontata (i due giovani pesci), sapendo già cosa accadrà, in che modo agiremo, le conseguenze che avranno le nostre scelte, in una sorta di ripetitività seriale. Questo può farci dimenticare e mancare la ricchezza di cui le nostre giornate sono piene (la saggezza del pesce più anziano).

D’altro canto nel momento in cui assumiamo noi stessi questa abitudine, siamo portati a riportarla anche nelle relazioni (i due pesci tra loro e con il pesce più anziano), dando per scontato di conoscere l’altro/a, di conoscere noi stessi e il contesto in cui viviamo, di sapere quali siano i nostri punti di forza e debolezza e di conoscere quali siano quelli della persona che incontriamo (di nuovo i due pesci tra loro e con il pesce più anziano).

In questo modo però rischiamo di perdere:
– per noi stessi, la possibilità di vedere altro nella storia delle persone che incontriamo;
– per l’altro la possibilità di manifestare qualcosa di diverso, di altro, da ciò per cui è inserito in contesti di aiuto/cura.

Non solo: quando siamo coinvolti nelle relazioni d’aiuto, spesso assumiamo il ruolo di coloro-che-devono-risolvere i problemi dell’altro, dimenticando che:

  1. non possiamo fare altro che creare un contesto adeguato alla cura;
  2. ciò che rileviamo come urgente per l‘altro può essere principalmente un’urgenza per noi.

Nelle relazioni di aiuto perdere consapevolezza genera diversi fraintendimenti.

Durante il corsoPrendersi cura degli altri e di sé: la relazione d’aiuto”, verranno proposte delle pratiche per mantenere radicata la propria presenza nella cura e metodi per “scovare” idee date per assunte e predeterminate. Sia su di noi che sugli altri.
L’obiettivo è fare in modo di non tralasciare dettagli, simboli o input che ci vengono dall’altro e che sono molto utili ai fini della relazione che si sta instaurando con l’altro.
L’Appuntamento è giovedì 21 novembre al CSV di Verona (via Cantarane 24), dalle 18.00 alle 20.30, per due ore e mezzo di formazione.

Clicca per leggere il programma e iscriverti.

Per informazioni
Annunziata Ferraro, responsabile area formazione, a.ferraro@csv.verona.it , telefono 045 8011978 interno 7

(CSV di Verona)

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