Con gli occhi del Sub

Tutti a dirmi Sei Bella! Sei Unica! Noi Ti Salveremo! Impossibile Perderti! Eppure ora sto scivolando sotto il pelo dell’acqua assieme alle mie nuove compagne, le intelligenti e furbe pantegane che da secoli conoscono il modo di nascondersi e fuggire quando la marea invade il loro mondo sotterraneo. Mi sto trasformando in un pesce, a dire il vero un  pesce che non ha nulla della bellezza da tutti decantata. La mia pelle si è trasformata in una unta e maleodorante tuta nera da sub, emano odore di salsedine andata a male e fogna a cielo aperto ma ho scoperto che, a lungo andare, questi terribili odori si trasformano in respiro, l’unico possibile se decidi di vivere sotto il pelo dell’acqua.

Rio Terà Cannaregio

Anche perché questa non é esattamente acqua di mare ma ciò che i canali sputano sulle fondamente e vomitano sulle calli, è un intruglio malsano, colmo di batteri che potrebbe ucciderti in un secondo, se solo lo bevessi. Solo le mie amiche sono a loro agio, il musetto appena fuori dalla miscela micidiale, i polmoni che funzionano a pieni giri e via! Io mi ritrovo a seguirle stringendo un boccaglio infilato in bocca. Alla fin fine è anche un bene, non mi permette di urlare ciò che penso, di far sapere a quei falsi che continuano ad adularmi, quanto in verità mi fanno soffrire.

Ponte delle Guglie – Fond. Cannaregio

Ogni tanto però emergo, da lontano vedo gli scalini di un ponte e mi avvicino, con un colpo di pinne li raggiungo e finalmente a contatto con l’aria, con l’ossigeno, inizio a urlare. Urlo più forte delle Sirene, quelle bastarde creature che da sempre mi terrorizzano con il loro canto modulato: una, due, tre, quattro melodie e questo tubo che mi lega alla vita inizia ad imbarcare acqua. Ecco perché le seguo, le pantegane, solo loro sanno dove condurmi. Al riparo, sotto le fondamenta dei palazzi che, ve lo dico ma non pigliate paura, stanno tutte andando a remengo.

Sottoportego – Fond. Cannaregio

Si perché un tempo e da centinaia di anni, qui erano abituati a scavare i canali, a mantenere ben salda l’amicizia e la collaborazione tra l’acqua e la terra. Scavavano il fango, risanavano le fondamenta dei palazzi, loro si mi amavano e sapevano quanto e fragile e preziosa ero. Questi personaggi che ora vedo attraverso il vetro della mia maschera chi sono? Ma chi sono?! Da dove vengono?! Mi conoscono?! Sanno chi io sia?! Sanno qual’è la frequenza del battito del mio cuore? Mi hanno vista quando splendente accoglievo i miei figli che si tuffavano dai ponti o vogavano fino in Laguna, un paiòl lanciato in acqua e via, aggrappati ad imparare a nuotare. Questi non sanno NULLA! Non conoscono il valore della parola AMORE, loro calcolano e poco importa se questi calcoli producono devastazione, case allagate, vite distrutte, danni incalcolabili, lacrime, disperazione, ESODO!

Fondamenta Cannaregio

L’altro giorno nuotavo in Piazza San Marco, stranamente era deserta. Strano pensavo, solitamente milioni di persone passano da queste parti con il loro insano carico di ignoranza e telefonini perennemente scattanti. Poi all’improvviso ho visto codazzi continui di persone in giacca, cravatta e stivali alla coscia o vestiti da Omini Michelin con il berretto dei Carabinieri -?! perché – in testa e stivali alla coscia. Sono Politici, mi dice la mia amica dalla coda lunga. Loro vengono qui per farsi vedere, non sanno dove girarsi, non hanno nessuna soluzione valida ma devono farsi vedere perché gran parte degli umani, loro simili, crede alla panzane che raccontano. Se ne stanno in piedi, infilati dentro stivali interventisti, davanti alla Basilica completamente inondata di velenosa salsedine. E li votano!

Tabaccheria Fnd. Ormesini

Voglio dire, sono andata a vedere il disastro che hanno combinato alle bocche di porto, ho visto la cementificazione e l’acqua dell’Adriatico che capitombolava più veloce di un lampo attraverso quell’autostrada che loro hanno costruito. Ho visto la ruggine su quei mastodonti che a nulla servono e già non servivano quando li avevano ideati. Ho sentito la caparbietà con la quale insistono nel voler dar vita al mostro, sapendo benissimo che saranno altri miliardi gettati al vento. Perché non impiegare quei soldi nel risanamento?! Perché non risanano quel territorio che hanno devastato, questi bastardi! In fila indiana, uno dietro l’altro hanno governato giungendo da destra e da sinistra e nulla sono riusciti a fare per preservare la mia bellezza. Mi hanno distrutto e ancora insistono, ancora sono lì al loro posto dopo avermi praticamente ucciso. Governatori della regione, commissari speciali e al tempo stesso sindaci, gli stessi che nulla fanno per regolare un flusso turistico disumano, anzi lo aumentano permettendo la costruzioni di dormitori in quel luogo orrendo che si chiama Mestre. Gente che giunge dall’entroterra e mi ha sempre usato come si usa una bella donna portata alle cene di lavoro per far bella figura, pronti a cederla al miglior offerente in cambio di potere e denaro.

Farmacia in Fnd. Ormesini

Inizio a nutrire più amore verso le mie amiche pantegane che non verso gli uomini. Se penso a coloro che mi hanno fatto nascere così, dal nulla. Coloro che realmente hanno curato la mia bellezza e guai a chi mi toccava! Se penso alla mia lunga vita mi si appanna la maschera e non riesco più a scorgere nulla. Gli occhi si riempiono di lacrime e il respiro fatica a raggiungere l’uscita del tubo. Mi hanno distrutto e nessuno li fermerà finché non finiranno il loro lavoro. Solo il tempo, forse, riuscirà a vincerli e lo farà con le forza e la violenza di cui è capace, assoldando la sua fedele compagna, la Natura che non ne può più di essere violentata da chi ospita, da chi ha goduto dei suoi doni e del suo respiro.

Calle – Rio Terà Cannaregio

L’altra notte di tempesta, quella che ha strappato il cuore a decine e decine di famiglie, ero adagiata sul fondale e sognavo. Non ero più quella di un tempo ma neanche quella che ora cerca di sopravvivere. Il tubo per la respirazione non sarebbe servito a nulla, tanto alto era il livello dell’acqua. Riuscivo a scorgere solo le cupole della Basilica e la cima del Campanile della Piazza. Nessuno camminava più tra le calli, le fondamente e i campi. Tutto era sommerso. Si scorgevano gli interni delle case, bastava avvicinarsi alle finestre spalancate, anche quelle degli ultimi piani. Acqua, acqua, acqua ovunque e pesci che nuotavano attorno alle tv spente, si adagiavano sulle coperte e sui cuscini dei divani che nessun umano avrebbe mai più usato. Guardandoli bene sembrava sapessero dov’erano, sembrava fossero felici di vivere in un luogo che da sempre ritenevano loro.

Fnd. Cannaregio – Mauro il Barbiere

Era una situazione irreale, il silenzio era totale quando all’improvviso vedo la chiglia di una grande barca, l’elica del motore che cessa di girare e poi eccoli. Decine di sub che si tuffano, sono legati con una corda uno all’altro mentre davanti alla fila una guida fa luce con la potente lampada a led. Hanno tute multicolori con il Ponte di Rialto e un leone adagiato sopra il suo tetto. Indossa una maschera e tiene tra le zampe un cartello: Venice Underwater, The Real Venice. Sono turisti, gli eredi di quelli che ora continuano ad imperversare a piedi nudi dentro un metro e passa di liquido malsano, con le valigie sulle spalle e quel sorriso ebete di chi proprio non riesce a comprendere quale tragedia sono venuti a fotografare . Loro non la vedranno mai la Venezia del mio sogno, neanche voi che mi leggete, anche se purtroppo riuscirete a scoprire che significa vivere con un boccaglio infilato in bocca, state certi che ce la farete.

Pasticceria Donatella – Rio Terà Cannaregio

Mi sono rintanata nel mio angolo preferito, lontano dalle pietre che si sgretolano e dalla voce degli uomini che ferisce il mio udito. Me ne sto adagiata sul fondale della mia Laguna, accarezzata dalle onde e massaggiata dal fango del paugo. Qui sembra che nulla sia successo, tutto è com’era. Nel silenzio che mi avvolge rivolgo un pensiero a tutti coloro che in questi giorni dannati hanno perso tutto, a chi lotta fino allo stremo per continuare a mantenere una dignità, una casa, un lavoro.

Il Ghetto di Venezia

Alzo le braccia verso il cielo stellato e li abbraccio tutti, nessuno escluso. Sono stata con loro per centinaia di anni, abbiamo ancora poco tempo da passare assieme, uniti nel rispetto e nella memoria che sempre insegna. Facciamo che questi ultimi siano anni di bellezza ritrovata e amore. Il mio nei loro confronti, il loro nei confronti di questa vecchia che sa ancora cosa significhi amare i propri figli.

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