Il volume ‘Amore Polenta e Baccalà’ di Dal Maso, Sinico e Stefani presentato a palazzo Ferro Fini sotto l’egida della Confraternita del Bacalà

Il volume ‘Amore Polenta e Baccalà’ di Dal Maso, Sinico e Stefani presentato a palazzo Ferro Fini sotto l’egida della Confraternita del Bacalà

(Arv) Venezia, 11 dic. 2019 – Presentato quest’oggi a palazzo Ferro Fini, sotto l’egida della Confraternita del Bacalà alla Vicentina, il volume “Amore Polenta e Bacalà” di Danilo Dal Maso, Donnisio da Montecio,, alias Gianfranco Sinico, e Antonio Stefani, illustrato da Galliano Rosset, edito da Agora Onlus, testo base dell’omonima commedia portata in scena sin dal 2007 dalla Compagnia Teatrale Astichello.  Presenti in gran numero i rappresentanti della Confraternita del bacalà alla Vicentina guidati dal presidente Luciano Righi  oltre ad una rappresentanza degli attori  della Compagnia Teatrale Astichello di Monticello Conte Otto accompagnati dal sindaco della cittadina vicentina. “L’abilità dei nostri autori – ha detto il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti nel presentare il testo –  sta nell’aver scelto una trama tutt’altro che scontata prendendo il bacalà, e la polenta, ma soprattutto l’atmosfera e i caratteri della provincia,  come spunto per narrare il mutamento della realtà attorno a noi, una realtà che, nonostante il trascorrere degli anni, trova comunque in una serie di valori e principi dei punti fermi, tramandati di generazione in generazione”. A parlare del testo Antonio Stefani, che ha curato non solo la versione in lingua ma anche ha arricchito il volume di un utilissimo glossario italo-vicentino con note esplicative, e Gianfranco Sinico, autori appunto assieme a Danilo al Maso, prematuramente scomparso, della commedia. “Una famiglia tra due epoche, un piatto celebre, un intreccio di sentimenti ma anche la voglia di guardare alla società contemporanea e alle sue contraddizioni” ha spiegato Antonio Stefani he ha rammentato come “a proposito di commedia e di questa Venezia che oggi ci ospita possiamo vantare a proposito del bacalà anche il rimando a Carlo Goldoni che nelle Baruffe Chiozzotte fa dire a Lucietta verso Titta Nane ‘Mo no le xele cosse da pestarlo co fa el baccalà’ chiaro rimando allo stoccafisso”. Che si tratti di un testo singolare lo ha sottolineato Gianfranco Sinico, “perché si ride, certo, ma ci sono anche spunti di riflessione, vuoi nel primo atto dove si trovano fianco a fianco due giovani alpini che dopo aver condiviso la tragedia dell’Armir in Russia si ritrovano, l’uno partigiano l’altro repubblichino, in una cena clandestina a base di baccalà nella sera del 17 novembre 1944, infaustamente nota a Vicenza per il tragico bombardamento inglese che vide la morte di 500 civili,  vuoi nel secondo atto quando la casa della cena clandestina, dopo essere stata trasformata in trattoria famosa appunto per il tipico piatto berico si trova al centro di una complessa  speculazione edilizia con il miraggio dell’arricchimento degli eredi conseguente alla vendita del locale e alla sua distruzione e conseguente perdita del patrimonio di tradizioni, ideali e sentimenti che quella proprietà rappresenta.  In mezzo a queste contrapposizioni, trattate in maniera tuttaltro che banale, si sviluppa una singolare storia d’innamoramento che porta ad un finale inatteso”. Un finale che non è stato svelato nella sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini che ha visto prender vita alcune scene dello spettacolo recitate dagli attori della Compagnia teatrale Astichello.

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(Consiglio Veneto)

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