Il suono della memoria per ricordare mondi dimenticati

Come un amante che non vuole farsi scoprire, silenzioso seguo la scia sonora di Giulio Aldinucci dai tempi di Spazio Sacro o forse precedentemente, dai primi anni del nuovo secolo. Credo che miglior titolo non potesse esser stato pensato per le partiture prodotte dal sound artist senese: Spazio Sacro. Due vocaboli che descrivono perfettamente la natura di tutto il lavoro di Aldinucci, un percorso che ormai comprende oltre una quindicina di produzioni discografiche e non so quante collaborazioni. Sacralità è il termine esatto con il quale ci si confronta immergendosi in questo universo percorso da furiose tempeste elettro acustiche, veri e propri tsunami carichi di irresistibile impeto romantico di cui si era perduta traccia. La modernità con le sue macchine riesce a produrre ancora visioni, basta saperle estrarre dall’intrico di vecchie memorie nelle quali sono sepolte, così come fa Giulio Aldinucci con il suo lavoro.
I musicisti servono anche a questo, a esercitare la memoria a farla rinascere e fiorire attraverso accenti che riescono a creare quel suono presente nei mondi dimenticati delle nostre sempre più sbiadite emozioni.

Shards Of Distant Times, frammenti di epoche lontane è il titolo del suo nuovo lavoro in uscita a Marzo per l’etichetta berlinese Karlrecords. Un disco che riesce a scavare nell’intimo del nostro sentire, una sacra liturgia musicale già presente in No Eyes As An Equal licenziato dalla 99Chants lo scorso anno. In quei solchi giaceva ancora quel furore caro al compositore toscano, lo si percepiva, quasi si riusciva a toccarlo. Materia preziosa e magica, caratteristica fondamentale di un suono che usa la modulazione del noise declinandolo al pari di poesia che travolge e annienta. Un impeto che nel nuovo racconto viene gestito dalle voci, non ha importanza se reali o virtuali, create attraverso i circuiti o raccolte nel lungo tragitto attraverso l’esperienza di ricerca. Qualsiasi disciplina artistica legata alla materialità visonaria del soundscape, ogni frammento di respiro elettroacustico, qualsiasi dronico respiro ambient si annientano in presenza dell’estrema intensità e forza visionaria di un coro che giunge dal passato, dal nostro passato interiore. Questo è il suono della memoria che esplode nel ricordo di mondi dimenticati, lasciati scomparire sotto le sedimentazioni musicali create dal tempo. Giulio Aldinucci riesce a costruire dei roboanti muri sui quali inserisce man mano supporti che permettono la salita fin sulla cima oltre la quale la vista si offusca, colpita dalla struggente magnificenza di una cattedrale che accoglie le magiche risonanze capaci di scatenare l’onda impetuosa della sacralità, l’urto corale che declina il suono della bellezza.

Sono pochi i compositori moderni, i sound artist, che sanno tradurre così straordinariamente le tensioni presenti nell’animo di chi non sa rinunciare all’incanto, Giulio Aldinucci è uno di questi. E’ un prezioso musicista che in tempi così bui sa ancora distribuire salvifica sacralità.

Trasalire dei sensi – con le vele, fuori, nel vento? – Io sogno ancora un poco.
(Sandro Penna)

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(Karlrecords LP/CD/DL) out on march 27th

prescolto: https://soundcloud.com/karlrecords/giulio-aldinucci-phoenix

Bandcamp: https://aldinucci.bandcamp.com

official site: https://www.giulioaldinucci.com/

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