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«Sul terreno, antiche gettate di cemento, schegge di pavimenti piastrellati e tracce di muri divisori testimoniavano che un tempo lì sorgevano costruzioni, gabinetti, spogliatoi, depositi. Poco più in là un affastellarsi di tubi multicolore corrosi all’esterno dalle intemperie e all’interno dai veleni rimasti intrappolati per anni nelle condutture, che ad aprirle si rischiava la vita… 
Chiunque sapeva cos’era accaduto al Petrolchimico, ma tutti cercavano di dimenticare. Aldani, al contrario, tentava di ricordare. Aveva seguito ogni fase del processo iniziato nel ’98 e all’epoca si era letto gli atti e le sentenze. Il suo interesse era ai limiti del morboso. Ricordava molti dettagli, pur non essendo mai stato in quei luoghi di cui tante volte aveva letto, e trovarsi lì gli causava una specie di vertigine.» [Michele Catozzi, Marea tossica]


ReadBabyRead #483 del 26 marzo 2020


Michele Catozzi
Marea tossica

Brani (prime 116 pagine)

(4a parte)


per info su F. Ventimiglia e C. Tesser:

Lettura e altri crimini
iTunes podcast


voce: Francesco Ventimiglia


Venezia, 8 novembre 2012

“Il crepuscolo stendeva una luce incerta sulla laguna nord, ammantando di grigio rosato le acque, le barene, gli isolotti. Gli ultimi brandelli infuocati si stavano spegnendo dietro le montagne all’orizzonte e bagliori arancioni accarezzavano il profilo di Venezia.
Lungo il canale di San Secondo, che affianca il ponte della Libertà dal lato della ferrovia, l’isola delle Pantegane, con la sua bassa e inestricabile vegetazione spontanea, si stemperava nella penombra a poche centinaia di metri dalla terraferma della penisola di San Giuliano. Una quarantina di anni prima era una lunga spiaggetta sabbiosa ambita dai ragazzi di Mestre che la raggiungevano in barca per farsi una nuotata, ora rimaneva soltanto un relitto oblungo alla deriva nella laguna, con la sabbia mangiata via dal moto ondoso e sostituita da una distesa di fanghiglia puzzolente coperta di rifiuti di plastica multicolore. Quanto a fare il bagno, se uno ci teneva alla salute, era meglio lasciar perdere.”

Un romanzo per non dimenticare il Petrolchimico

Marea tossica non avrebbe potuto avere migliore relatore di Gianfranco Bettin alla presentazione del 25 ottobre alla Libreria Ubik di Mestre. Ho contattato Bettin, memoria storica di Marghera ed esperto delle vicende del Petrolchimico (cito soltanto Petrolkimiko, Le voci e le storie di un crimine di pace, Baldini & Castoldi 1998, da lui curato, e rimando al post di anteprima della presentazione per ulteriori dettagli), perché non poteva che essere lui ad affiancarmi in questa prima uscita pubblica del romanzo. Gianfranco ha accettato con entusiasmo e sono felice di averglielo chiesto.
La presentazione è andata molto bene, la libreria era piena, in sala anche un magistrato e un sindacalista, un poliziotto e un giornalista, insegnanti e docenti universitari, ma soprattutto i due ex operai Vinyls protagonisti del documentario Il pianeta in mare di Andrea Segre di cui ho parlato diffusamente nel post dedicato alla recente proiezione del film al “capannone” del Petrolchimico, Nicoletta Zago e Lucio Sabbadin. Dulcis in fundo, in prima fila sedeva Maurizio Dianese, nerista del Gazzettino di Venezia e coautore proprio con Bettin di un importante libro sulla tragedia del Petrolchimico, quel Petrolkiller (Feltrinelli 2002) che è stata una tra le mie fonti principali di documentazione per le vicende narrate nel romanzo. Per chi fosse interessato alle mie fonti, rimando alla lunga Nota autore pubblicata all’interno di Marea tossica.
Una serata entusiasmante (probabilmente, anzi di sicuro sono di parte, e ci mancherebbe) che da sola mi ha ripagato della lunga e faticosa gestazione del romanzo. Una serata che Alessandro Tridello, l’appassionato libraio della Ubik di Mestre senza il quale l’evento non sarebbe stato possibile (e che si era poco prima scatenato con una vetrina “creativa” piena di Marea tossica) ha suggellato con un enorme sorriso di soddisfazione. Alessandro ha anche detto che sono “ormai il beniamino della libreria” e che “la Ubik di Mestre mi vuole molto bene”. Ricambio con affetto.

Ma andiamo con ordine. Bettin, come previsto, è stato un relatore davvero impeccabile che non solo ha dimostrato una grande padronanza delle tematiche legate a Porto Marghera e al Petrolchimico, ma anche una capacità di analisi del testo davvero fuori dal comune. Il lettore mi perdonerà se riporterò alcuni stralci dei suoi interventi (e di quelli del pubblico), un piccolo florilegio che ho potuto recuperare grazie a una registrazione di fortuna (e che ho tentato di riportare il più fedelmente possibile compatibilmente con le problematiche di trascrizione). Aggiungo che il suo intervento è stato accompagnato dalle letture di alcuni brani del romanzo fatte dalla bravissima Stefania dell’associazione Voci di Carta. Il virgolettato è di Bettin, salvo ove diversamente indicato.

«Tutte le inchieste di Aldani si configurano come interne alla tradizione del genere, ma poi acquistano significati molto legati alla storia di Venezia e in sintonia con l’attualità, come la vicenda del Mose o della banda Maniero o, come in questo caso, una vicenda, quella del Petrolchimico, di grandissima importanza, forse anche maggiore rispetto alle precedenti.»

«Se si potesse entrare dentro l’area del Petrolchimico come si va in qualunque altra parte della città si potrebbe percorrerla con precisione seguendo le dettagliate descrizioni del romanzo. Credo sia la più completa ricostruzione in chiave letteraria del paesaggio del Petrolchimico.»

«La scrittura di Catozzi è una scrittura generosa, che dà molto e che dice molto, una generosità di cui si giova il lettore

«C’è poi l’uso del dialetto, i cui inserti apportano un senso di vita autentica che entra dentro il romanzo e che si lega bene con l’italiano del resto della storia. Questo fa la differenza e profila il commissario Aldani dentro il variegato e ricchissimo panorama della narrativa noir. È spesso il dialetto bastardo che parliamo in terraferma, un mix del vecchio veneziano con apporti dalla città meticcia che siamo da sempre e che quindi tende a non irrigidirsi in una forma, a creare una certa musicalità che deriva dall’utilizzo, non da una struttura classica di lingua dialettale

«Un tipo di scrittura che fa funzionare il racconto, che trascina il lettore dentro la storia e affabula con la generosità della lingua e i dettagli delle descrizioni.»

«Nella scrittura prevale la ricchezza del racconto che non ha gli alti e bassi scanditi dalla secchezza delle frasi o dall’intensità dell’effettaccio splatter ma fa emergere l’intensità, l’effettaccio, o quella secchezza dalla materia stessa di cui l’autore parla tenendo un costante registro letterario e questo conferisce originalità e autenticità al romanzo

«Nella narrazione spicca il forte ruolo dei paesaggi, così come anche nei libri precedenti, in cui erano più centrati sulla Venezia storica o sulla laguna, mentre qui lo sono sulla città industriale, su Marghera, sia quella storica che quella dell’attuale fase di transizione

«In tutto il romanzo c’è un grande rispetto per la storia di una parte importante della città, per la storia di questa comunità e dei suoi personaggi. C’è il rispetto del commissario, dichiarato, ma c’è anche il rispetto specificamente letterario che si evince dalla grande cura e attenzione riservate ai personaggi, anche quelli apparentemente minori, nessuno di loro è trattato in modo sbrigativo. Il rispetto più importante che uno scrittore può dimostrare verso i propri personaggi è quello di scriverne bene, nel senso di usare le parole appropriate, scegliendo quelle giuste per descrivere proprio quella persona, non “gli operai”, ma “quell’operaio”, ciascuno nella propria, distintiva, specifica, diversa caratteristica. Ci saranno almeno una ventina di operai di quel mondo che vengono raccontati nel romanzo e tutti sono trattati in maniera molto accurata, che significa rispettabile, sulla pagina, evitando cioè i soliti luoghi comuni. Mi capita in questi mesi di girare sia per il film di Segre che per il mio romanzo e mi imbatto spesso nei luoghi comuni. Un buon modo, un modo forte dal punto di vista letterario per contrastare i luoghi comuni è quello di scrivere in modo appropriato

A questo punto mi sono sentito di commentare la felice concomitanza dell’uscita dell’ultimo romanzo di Bettin, Cracking (Mondadori, 2019), mentre stavo completando la revisione di Marea tossica, per non parlare della recentissima uscita del documentario Il pianeta in mare. Oltretutto, giusto il giorno prima Gianni Favarato aveva firmato su La Nuova Venezia un bel pezzo dal titolo “Il Petrolchimico e Marghera ispirano scrittori e registi” che riporto qui sotto con orgoglio.

Nell’articolo Favarato coglie la coincidenza dell’uscita di alcuni romanzi su Marghera e Venezia e del documentario. Un onore per me essere affiancato a scrittori di fama come Bettin e Ferrucci.
Favarato, fonte inesauribile su Porto Marghera, è peraltro il coautore di un altro libro essenziale per la documentazione di Marea tossica: Processo a Marghera. L’inchiesta sul Petrolchimico, Nuovadimensione – Ass. G. Bortolozzo 2002. Anche in questo caso rimando alla mia Nota autore in Marea tossica.

Commenta Bettin a proposito di queste coincidenze. «Speriamo sia un segno anche di attenzione più generale per Porto Marghera, questa è una fase importante della sua storia. Sono realista, ci sono grandi potenzialità e credo di intuire come si possa valorizzarle, dobbiamo spingere in questa direzione. I racconti, i film, i romanzi, i gialli, i noir, tutto serve per non dimenticare. Il nemico principale di Porto Marghera da un certo punto in poi è stato sempre la rimozione, l’indifferenza, il lasciare i lavoratori soli ad arrangiarsi. Ci sono qui Lucio e Nicoletta, Davide Camuccio segretario dei chimici CGIL di Venezia. Perché si sono dovuti inventare di tutto e di più per attirare l’attenzione sulla vertenza Vinyls? Perché la città l’aveva rimossa, aveva rimosso il Petrolchimico che soltanto pochi anni prima avrebbe potuto scendere in strada e bloccare l’intera area industriale. Oggi bisogna rilanciare l’enorme potenziale di Marghera. Magari anche leggendo un libro come questo, che attraverso il piacere di una storia noir, tra la curiosità di sapere come va a finire e personaggi a volte divertenti, ti costringe a chiederti anche di quell’altra storia.»

In finale di serata ci sono state alcune domande del pubblico. Ne riporto un paio.

Anthony: «Questa azione di depositare in forma scritta aspetti che non sono noti è importantissima. Nel romanzo ci sono brani di saggistica, ci sono approfondimenti sugli impianti e poi c’è la storia gialla, in questo modo la materia diventa leggera e scorre. Fuori da Porto Marghera si sa che esistono questi luoghi, ma non sono mai stati descritti così in dettaglio. In questo modo si creano storie, si crea “la” storia, che rimane.» E ancora: «I miei studenti mi chiedono spesso di organizzare una visita di sera agli stabilimenti. Noi da ragazzi ci andavamo di notte per vedere i camini illuminati

Anche io, ci andavo… Il fascino estetico del Petrolchimico.

Alberta: «Ho letto tutti e tre i romanzi di Catozzi e gli elementi del paesaggio, i momenti di dialogo non secco e scabro ma coinvolgente e le mato: «I sociali, fatte passare attraverso il vincolo di una storia noir, tutto questo mi ha sempre fatto pensare a Ed McBain, l’americano di origini italiane padre del police procedural. È veramente notevole per me vedere per la prima volta nel noir italiano tutti insieme questi elementi. Finora, così ben compenetrate tra loro, le avevo trovate solo lì

Aggiunge Bettin, che ho scoperto essere, al pari di Alberta, un grande appassionato dell’autore americano: «Con McBain c’è l’elemento della dimensione collettiva della squadra che è più forte che in altri autori. Una sorta di collettivo che è anche un microcosmo e nei romanzi di Catozzi questo c’è. Non c’è soltanto Aldani ma anche tutti gli altri personaggi della squadra, partendo da Manin per finire con il piemme. Anche la città, così come i luoghi, anche quelli non abitati, come la Marghera dell’abbandono, sono personaggi forti».

Mentre firmavo gli ultimi autografi, Nicoletta e Lucio mi si sono avvicinati per scambiare due chiacchiere. A un certo punto Nicoletta ha esclamato: «Il romanzo di Bettin, poi il film di Segre, poi il tuo romanzo, e tu lo leggi, con dovizia di particolari, che mi sembra di stare dentro agli impianti, che io li conosco tutti quegli impianti, ci ho lavorato 25 anni, li ho girati in lungo e in largo, e leggendo la tua descrizione, mi ci sono ritrovata. Dentro la mia testa il Petrolchimico era proprio così».

C’era un modo migliore di concludere la serata?

Michele Catozzi,  4 novembre 2019

Le Musiche, scelte da Claudio Tesser

Joy Division, No Love Lost [Joy Division]
Hilmar Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Approach / Dream [Hilmar Örn Hilmarsson]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Memory [Hilmar Örn Hilmarsson]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, The Black Dog and the Scottish Play [Hilmar Örn Hilmarsson]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Degradation [Hilmar Örn Hilmarsson]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Over the Band [Hilmar Örn Hilmarsson]
FKA twigs, Home wit you [FKA twigs, Ethan P. Flynn]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Shave [Hilmar Örn Hilmarsson]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, On the Road [Hilmar Örn Hilmarsson]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Another Memory [Hilmar Örn Hilmarsson]
Nine Inch Nails, Eraser [Trent Reznor]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Bium Bium Bambalo [Hilmar Örn Hilmarsson]
FKA twigs, Fallen Alien [FKA twigs, Ethan P. Flynn, CY AN, Nicholas Jaar]
Hilmar
Örn Hilmarsson & Sigur Rós, Journey to the Underworld [Hilmar Örn Hilmarsson]
Sigur Rós, Ba Ba [Sigur Rós]
How To Destroy Angels, The Space In Between [How To Destroy Angels]
Tribalism3 (Yann Joussein, Olivia Scemama, Luca Ventimiglia), 5543 [Yann Joussein]

Copertina:
Una foto storica della Marghera operaia: “Porto Marghera, 1972. Operai la domenica” (particolare) del fotografo Tano D’Amico.

(www.sherwood.it)

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