“Bruises”, il nuovo album dei She Likes Winter

She Likes Winters è un progetto di Matteo Valsecchi e Stefano Vietta che tra Milano e Legnano hanno composto ed arrangiato Bruises, uscito il 27 aprile per la casa discografica (R)esisto, in cd e download. L’album si apre con sonorità soffici, la batteria elettronica dà respiro ed è struttura solida a sostegno della voce, delicata tanto da ricordare lo stampo dei The Air. Molto tranquillo, buon connubio con le immagini del videoclip della title-track che potete trovare su YouTube, le quali mostrano i paesaggi che hanno ospitato la creazione di questo suono. La scelta di cantare quasi tutto l’album in inglese è interessante perché non ci si aspetta che il brano Giselle sia in italiano, che suona altrettanto pulito e coerente. La chitarra elettrica che incornicia i suoni dell’album, opera di Matteo, suggerirebbe post-rock come etichetta di genere, ma i giri di basso smentiscono questa affermazione mantenendo un’indipendenza originale. Un album che è un insieme di idee musicali nate dal principio della band, frutto anche di musicisti che ora non fanno più parte del gruppo, che sembra sussurrare «non è finita qui». Abbiamo fatto una mini-intervista proprio al bassista della band Stefano, troverete il loro album Bruises su Spotify.

Ciao Stefano. Ho letto di come si è consolidato il vostro gruppo e nell’album le linee melodiche si presentano pulite e ragionate, come se lo aveste scritto a sei mani. Come state? Come sta andando il disco?

Stefano: «Eccoci qui. Ciao. Stiamo tutti bene e stiamo facendo del nostro meglio per promuovere l’album malgrado l’emergenza da covid-19. Avremmo voluto sicuramente fare dei live e presentate il nostro lavoro di fronte al pubblico…purtroppo ci stiamo adattando un po’ tutti con qualche jam a distanza. I primi responsi da parte della critica sono buoni. Speriamo che le vendite siano buone. Il nostro è un lavoro che ha coinvolto vari musicisti con un suono che si è evoluto fino alla forma attuale soprattutto ora che la line-up della band si è stabilizzata».

Come lo descriveresti, a ruota libera?

Stefano: «Direi come un lavoro che congela un momento che in realtà è stato piuttosto lungo. La svolta è stata soprattutto il passaggio dalla batteria acustica a quella elettronica che ci ci ha portato ad avere armonie più dolci e rilassate. La voce della nostra nuova cantante Simona ha fatto il resto chiudendo il cerchio».

E il contenuto dei testi segue lo stesso percorso? Come sono cambiati i suoni da quando avete iniziato?

Stefano: «I testi sono opera della ex cantante Elisa, che ce li ha lasciati un’eredità, e della nuova cantante Simona. Non essendo l’autore preferisco non entrare nel merito del significato, anche perché credo che ci diano entrambi una prospettiva molto “femminile” dell’esistenza. Di certo i testi e il modo di cantare più introverso di Simona ci hanno portato ad evolvere il suono dei pezzi ancora di più nella direzione di qualcosa di onirico. È così che dal rock e dal post rock ci siamo più avvicinati al dream pop di questo album, per quanto le etichette a volte siano fuorvianti».

Etichette: la croce l’Italia. Che ne pensi?

Stefano: «Possono non piacere ma alla fine sono sempre utili per aiutare l’ascoltatore ad orientarsi».

Proprio questo il ragionamento a cui facevo fede, si sente affiatamento nel vostro album. I live sono importanti ma, nel frattempo, mi parlavi di presentazioni in streaming..,

Stefano: «Si stiamo pubblicando vari live da casa per i vari brani dell’album. Ma contemporaneamente stiamo pensando al video del secondo singolo che sarà piuttosto diverso rispetto al primo. Indubbiamente bisogna pensare a delle alternative ai live in questo periodo e temo che per un po’ la forma dei video per promuoversi sarà l’unica».

(www.sherwood.it)

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