Politica – Fracasso (PD): “Tempi ridotti per indire le elezioni? Non è una formalità, ma il tentativo di forzare la mano al Parlamento”

Politica – Fracasso (PD): “Tempi ridotti per indire le elezioni? Non è una formalità, ma il tentativo di forzare la mano al Parlamento”

(Arv) Venezia, 22 mag. 2020 – “La riduzione da 60 a 50 giorni sembra una formalità, ma non è così e nasconde la voglia del ‘voto per pochi’. Con le urne a luglio diventa praticamente impossibile per chi non è rappresentato a palazzo Ferro Fini, presentare liste e partecipare alle elezioni. Così non va bene. Le regole del gioco devono valere per tutti, non per i ‘privilegiati’ già in Consiglio”. Così Stefano Fracasso, Capogruppo del Partito Democratico, commenta il via libera oggi dalla Prima commissione al Pdl 512 che modifica l’articolo 11 comma 2 della legge regionale sulle norme per l’elezione del Presidente della Giunta e del Consiglio, portando a 50 giorni il limite entro il quale deve essere pubblicato sul Bur il decreto di indizione delle elezioni da parte del presidente della Regione.

“Non è un semplice tecnicismo – sottolinea l’esponente dem – e non è una scelta fatta soltanto per armonizzare il termine con quello di altre Regioni. È il tentativo di forzare la mano: perché si vuole approvare questa modifica prima della decisione del voto alla Camera di mercoledì? Non sono escluse altre indicazioni per facilitare la partecipazione, che anche il Veneto dovrebbe allora recepire. Se la maggioranza non ha intenzione di forzare le regole del gioco può dunque aspettare qualche giorno, altrimenti l’intento è chiaro: condizionare il Parlamento e procedere al ‘voto per pochi’”.

“La scorciatoia di luglio – continua il Capogruppo – oltre a scoraggiare la partecipazione per il timore del contagio, impedirebbe a tanti liberi cittadini di candidarsi per l’impossibilità di fare una campagna elettorale vera, organizzando un’assemblea pubblica o un giro nei mercati e non sui social come vorrebbe Zaia. Ma non tocca a lui decidere le modalità della campagna elettorale.

“La questione – conclude Fracasso – non è voto a luglio o settembre, ma chi può partecipare o no alle elezioni”.

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(Consiglio Veneto)

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