A PORTO VIRO PRESENTATO UN PROGETTO DI FOTOVOLTAICO A TERRA

Altro grande impianto a terra, pari a quasi 20 campi di calcio, previsto il consumo suolo agricolo. Il presidente Salvan: “Regione, stoppiamo l’assalto alle aree agricole”

Stavolta è Porto Viro il luogo scelto per un impianto fotovoltaico e sono 11 gli ettari di suolo agricolo che andrebbero persi per 30 anni. La minaccia di impianti fotovoltaici su suolo agricolo nella provincia di Rovigo continua a essere sui tavoli delle pubbliche amministrazioni locali. Dopo Loreo, Rovigo e Occhiobello, arriva anche a Porto Viro la presentazione di un altro progetto di fotovoltaico a terra. Si tratta di un impianto che consumerà 11 ettari di suolo attualmente coltivato a cereali. La presentazione ufficiale si è svolta lunedì sera on line.

“È stato come sempre il primo passaggio – commenta Carlo Salvan, presidente Coldiretti Rovigo – ora attendiamo che il Comune si esprima a riguardo. Ma non resteremo a guardare passivi. Facciamo appello al sindaco: si auspica che Porto Viro segua la scia di Rovigo e dei comuni di Bagnoli di Sopra in provincia di Padova e di Malo nel vicentino dove le amministrazioni comunali hanno detto ‘no’ all’installazione di pannelli solari a terra esprimendo parere contrario. Non si tratta di negare l’utilizzo di fonti rinnovabili, ma di non sottrarre suolo all’agricoltura”.

Sommando i progetti depositati e in discussione sono circa 200 gli ettari che si aggiungono ai 671 già consumati per fare posto ai parchi solari a terra. Sono sempre di più gli enti, le società finanziarie non agricole con dietro soggetti anche stranieri che investono su questa fonte rinnovabile adducendo interessi green e camuffando le operazioni come promozione di una moderna cultura energetica a scapito delle imprese agricole che, con il terreno, operano per scopi naturali,  per progetti di sviluppo ecosostenibili autentici legati alla qualità delle produzioni e degli allevamenti.

“Non può esserci alcuna concessione all’ulteriore spreco di suolo agricolo che proprio al Veneto è costato già 230mila ettari in termini di superficie coltivabile – prosegue Salvan -. diventa sempre più urgente l’approvazione di una legge che blocchi questo vero e proprio assalto alla diligenza dei terreni agricoli e – conclude il presidente – per coloro che non avessero capito, la nostra posizione è chiara: no al consumo di terreni agricoli per il fotovoltaico a terra, sì allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili utilizzando prioritariamente tetti e aree dismesse non agricole. Gli imprenditori agricoli – conclude Carlo Salvan – si candidano a essere assoluti protagonisti di questo processo di transizione energetica sviluppando la copertura dei tetti  delle loro stalle e utilizzando piccole porzioni dei loro terreni agricoli per realizzare piccoli impianti agrovoltaici in connessione con l’attività principale agricola con l’obiettivo di ridurre gli ingenti costi energetici che gravano sulle imprese. per questo è indispensabile un provvedimento legislativo che definisca tutto ciò”.

(Coldiretti Veneto)

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