Sociale: inaugurata Casa Taliercio, una nuova casa famiglia per donne e bimbi in difficoltà

Un luogo dove sentirsi a casa, protetti e circondati dal supporto e dall’affetto dei “famigliari”, appellativo con cui si chiamano i volontari di Casa Famiglia. Questo l’aspetto più importante sottolineato questa mattina, in via Aleardi 154 a Mestre, all’inaugurazione di Casa Taliercio, la seconda Casa Famiglia dedicata a donne con bimbi, che si trovano in situazioni di disagio sociale, a cura dell’Istituto San Pio X, dopo quella già avviata da oltre vent’anni alla Giudecca. Per l’Amministrazione comunale sono interventi l’assessore alla Coesione sociale e la presidente del Consiglio. Erano inoltre presenti, tra gli altri, il presidente di Casa Famiglia, Roberto Scarpa, l’assessore regionale alla Sanità e ai Servizi sociali, il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, i figli di Giuseppe Taliercio, a cui la struttura è dedicata.

Casa Taliercio, la nuova casa famiglia dedicata a mamme con uno o più figli che stanno vivendo un momento di difficoltà, ospiterà sette nuclei famigliari monogenitoriali, che vanno ad aggiungersi ad altri otto della Casa San Pio X della Giudecca, ai due del “Nido di Elena” e ai tre degli “Appartamentini Pio X” (due strutture per l’accompagnamento all’autonomia) per complessivi 20 nuclei. Il “Centro Integrato per l’Infanzia e la Famiglia”, inoltre, accompagna mamme e bambini con ulteriori interventi specialistici. Infine, tramite il progetto di housing, l’Istituto continua a supportare le donne, una volte uscite dal momento più difficile, mettendo loro a disposizione 10 appartamenti dislocati nel territorio comunale, dove poter continuare il loro percorso in maniera indipendente.

“La struttura – ha spiegato il presidente Scarpa – nasce dalla consapevolezza che le difficoltà delle mamme e dei bambini che accogliamo sono il frutto di ingiustizia sociale, povertà culturale, fatica esistenziale: di situazioni, insomma, sulle quali è possibile e giusto intervenire, perché solo per caso non ne siamo a nostra volta vittime. La questione non è solo religiosa ma profondamente umana perché riguarda l’essenza assoluta delle nostre comunità, di uomini e donne che prima di tutto si prendono cura di chi soffre”.

(Comune di Venezia)

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