Le suore della Divina Volontà sbarcano a Timor Est

Il carisma di Gaetana Sterni è come il vento che continua a gonfiare le vele delle Suore della Divina Volontà, e il prossimo porto che accoglierà la congregazione sarà la piccola isola di Timor, nel sud est asiatico. Per la prima volta nella sua storia, infatti, la congregazione sbarcherà in Asia con una nuova missione a Timor Est, il più giovane Stato del continente la cui popolazione ha conquistato l’indipendenza nel 2002 ad un prezzo altissimo e che negli anni successivi è stata vittima di attentati e violenza. Ma Timor Est è anche uno dei due Paesi asiatici a maggioranza cattolica (l’altro sono le Filippine), e la congregazione di Gaetana Sterni si appresta a prendersi cura del seme di una Chiesa dal volto asiatico.

A partire per Timor Est, Paese che occupa la metà orientale dell’isola di Timor mentre la parte occidentale appartiene all’Indonesia, saranno tre consorelle, di tre nazionalità diverse: suor Lourdes Benavides Bravo, ecuadoreña di 44 anni, suor Maria Lucia de Oliveira Costa, brasiliana di 51 anni, e suor Maria Simona Vinci, 37 anni, italiana e originaria della Calabria. «L’apertura di questa missione è frutto di un sogno coltivato dalle giovani della congregazione – racconta quest’ultima -. È stato proposto per la prima volta nel 2007, riproposto nel 2010 e infine accolto dalla congregazione nel 2019, anno in cui abbiamo ricordato i 130 anni dalla morte della nostra fondatrice (di cui il 26 novembre ricorre la memoria liturgica, ndr). Avevamo sempre in mente la Cina, poi la provvidenza e i contatti costruiti ci hanno portate fino a Timor Est».

Già nel 2019 la missione era in procinto di essere avviata, se non si fosse messa di mezzo la pandemia che ha costretto la congregazione a mettere “in pausa” il progetto. Ora però è quasi tempo di preparare le valige e di prepararsi a partire, la data della partenza è fissata per gli inizi di febbraio. La prima destinazione sarà la capitale, Dali, dove le tre religiose studieranno la lingua locale per poi trasferirsi a Remexio, tra le montagne dell’entroterra. 

«Da alcune settimane noi tre ci siamo ritrovate tutte insieme in casa madre, stiamo vivendo un percorso di conoscenza reciproca e di formazione tra Bassano e la casa della congregazione di Monte di Malo – prosegue suor Simona -. Nella formazione siamo aiutati dal Cum di Verona e dai sacerdoti vicentini che sono stati fidei donum in Asia: don Pietro Melotto, don Gabriele Gastaldello e don Giandomenico Tamiozzo». Quest’ultimo, raccontano le tre religiose, negli anni ‘80 andò in India portando con se’ una reliquia di Gaetana Sterni, una boccetta del liquido che ne conserva intatto il cuore, conservato nella cappella della casa generalizia in via Beata Giovanna a Bassano. Don Tamiozzo versò questo liquido nel Gange, con la preghiera che il carisma della beata arrivasse anche in Asia. Un “sogno”, quindi, che si è avverato «e che per le Suore della Divina Volontà rappresenta due cose – spiega Giordana Bertoldi, economa della congregazione -. Aprire questa missione vuol dire portare in una terra nuova il seme del carisma che lo Spirito ha donato a madre Gaetana, cioè diffondere la certezza che la volontà di Dio è volere il bene di tutti e che siamo chiamati a far circolare questo amore attorno a noi. 

Andare in Asia significa anche ricevere la ricchezza di una cultura nuova. Mettere insieme culture differenti è un dono nel quale crediamo e di cui sentiamo il bisogno. Le nostre consorelle sapranno certamente cogliere e portare questa ricchezza nella nostra congregazione».

Timor Est, un milione di abitanti, è il Paese più povero del sud est asiatico. Il 95% della popolazione si dichiara cattolica, merito soprattutto della vicinanza al popolo manifestata dalla Chiesa che ha sostenuto il processo che ha portato il Paese a conquistare l’indipendenza. Colonia portoghese dal XVI secolo, nel 1975 si dichiarò indipendente sulla spinta dei movimenti comunisti locali, provocando l’invasione da parte dell’Indonesia. Le continue violenze da parte dell’esercito indonesiano accrebbero il desiderio di indipendenza, sancita da un referendum del 1999 e diventata effettiva nel 2002. Negli anni della lotta per l’indipendenza la popolazione trovò guide sicure in due figure, il leader politico José Manuel Ramos-Horta e il vescovo Carlos Belo, insigniti del Premio Nobel per la Pace nel 1996. Dopo il 2002, però, le milizie pro Jakarta si macchiarono di ulteriori violenze, le Nazioni Unite inviarono delle forze di sicurezza e nel 2008 lo stesso Ramos-Horta rimase ferito in un attentato. 

La missione Onu rimase fino al 2012, ma la stabilità politica del Paese rimane fragile. La pandemia ha fortunatamente provocato pochi danni grazie alla coesione del popolo, ma vanificato gli sforzi per una ripresa economica che consenta di risollevare la popolazione più povera. Il cammino di Timor Est è ancora lungo.

(Diocesi di Vicenza)

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