Il messaggio del vescovo ai fratelli e sorelle delle comunità musulmane per l’inizio del Ramadan

Messaggio Augurale per l’inizio del Ramadan

Carissimi Fratelli e carissime Sorelle,

inizia oggi per le vostre Comunità un momento importante e sentito. Per questo, come Vescovo di Padova, voglio farmi a voi vicino. Con il Sacro mese di Ramadan i componenti delle Comunità musulmane vivono assieme un tempo penitenziale, per riconoscere a Dio quel primato che a lui solo spetta, per la sua grandezza, la sua sapienza e la sua misericordia.

Guardando a voi, i Padri del Concilio Vaticano II, ossia tutti i vescovi della terra raccolti a Roma dal Papa, evidenziavano con stima come i fedeli musulmani «apprezzano la vita morale e rendono culto a Dio soprattutto attraverso la preghiera, le elemosine e il digiuno» (Nostra aetate 3). Scrivevano questo nel 1965. In loro c’era la speranza di aprire per le nostre due Comunità – cristiana e musulmana – strade fruttuose di dialogo, dopo secoli di dissensi e incomprensioni. Oggi possiamo dire che quel seme di speranza ha portato frutti: dei bellissimi frutti. E di questo rendiamo lode a Dio.

Sempre in quell’occasione, i Vescovi del Concilio affidavano a cristiani e musulmani il compito di «difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà». Questo invito suona quantomai attuale. Pensando a questi nostri giorni e al travaglio che li sta attraversando, non possiamo non unire gli sforzi nella ricerca della pace e della libertà. La guerra tra Russia e Ucraina non ci può lasciare indifferenti. Dalle nostre Comunità – assieme – deve salire l’invocazione a Dio per la pace, la riconciliazione e la concordia tra i popoli.

Proprio il digiuno sembra oggi un modo concreto per esprimere questo desiderio. Nel Vangelo di Matteo, si leggono queste parole di Gesù: «Beato quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» e anche «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Matteo 4,6.9). Pensando a queste parole di Gesù, Papa Francesco ha invitato negli scorsi giorni tutti gli uomini e le donne del mondo a vivere un giorno di digiuno. Voleva essere una concreta e sensibile espressione di partecipazione alla fame di giustizia provata da quanti ne sono stati privati a causa della guerra. Una maniera concreta per sospendere l’atteggiamento vorace e distruttivo verso le cose che sono nel mondo, e che non di rado sfocia in litigi e conflitti.

Anche voi saprete trovare nella vostra tradizione religiosa tanti altri motivi per vivere questo mese importante come una grande invocazione per la pace del mondo. È un dono di Dio e a lui lo dobbiamo chiedere con fiducia e costanza.

Prima di chiudere questo mio augurio, vorrei ricordare qualcosa che ha proprio il profumo della pace e della fratellanza universale. So che fino a pochi anni fa, prima della pandemia, alcune Comunità musulmane invitavano amici cristiani a condividere la chiusura del digiuno quotidiano, o la festa di fine Ramadan. Era una bella prassi di fratellanza che mi auguro possa riprendere. Abbiamo bisogno di gesti di comunione fraterna. Frequentarsi, conoscersi e condividerepotrebbero essere i tre verbi che le nostre due Comunità religiose assumono per vivere la pace. Da parte mia solleciterò le Comunità cristiane a praticarli. Penso che il Cielo ne sarà contento! E un po’ della sua pace scenderà su di noi e su tutto il mondo.

Vi accompagno con la mia preghiera in questo mese.

A voi, cari Fratelli e Sorelle musulmane, buon inizio di Ramadan.

+ Claudio, vescovo

2 aprile 2022

(Diocesi di Padova)

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