Intervista a Max Collini – Sherwood Webzine

Se penso a chi ha narrato meglio un tempo che non ho vissuto ma di cui sono inevitabilmente figlia, questa persona è Max Collini.
Quando uscì “Socialismo tascabile” era il 2005, avevo quindici anni, gli occhiali blu, le trecce.

Partendo dalla ripresa dei suoi spettacoli, passando per la musica contemporanea ed al modo di scriverne i testi, abbiamo provato a tessere una nostra trama di rifelssioni sul tempo che passa e di come, sfortuna o no, siamo diventati.

Nella lunga chiacchierata che potete riascoltare nella video intervista, abbiamo chiesto a Max, tra le altre cose, come è stata la sua ripartenza una volta finito il periodo del lockdown.

“In realtà una volta aperte le porte e ritornati in strada non pensavo assolutamente di ricominciare a breve di far spettacoli.

Avevo interrotto uno tour chiamato Max Collini legge l’indie dove in modo un pò ironico ripercorro la scena indipendente italiana degli ultimi anni, quella che molta gente ama chiamare oggi indie e che in realtà corrisponde però ad una sorta di nuovo neo cantautorato italiano, ad una nuova musica pop e hip hop, mentre magari l’indie che immaginavamo noi e la nostra generazione era una cosa diversa.

Siccome ho affrontato diverse epoche della scena indipendente italiana, ho messo su questo spettacolo molto ironico affrontando i testi, percitando i testi di quella scena che è diventata gigantesca in Italia, quella che è passata dai piccoli club ai palazzetti in pochissimo tempo, ed è difatti una scena pop, ma ripercorrendo nei testi l’immaginario a mio modo, divertente e scanzonato, e, affrontando musica leggera, è la cosa più leggera che abbia mai fatto nella mia carriera.

É un piccolo spettacolo teatrale, sostanzialmente sono monologhi ma l’esperienza è stata fantastica.

Nel momento in cui ha preso piede e ho iniziato ad avere molte date, è arrivato il lockdown e si è fermato tutto, ma essendo uno spettacolo molto piccolo e facile da organizzare – c’è solo una persona sul palco, non c’è un’orchestra e musica, ci sono soltanto io che intrattengo i convenuti e potendoli tenere distanziati, quindi seduti – è finita che la mia Agenzia mi ha già riconvocato per degli spettacoli perchè, appunto, vi è una semplicità organizzativa che li rende più appetibili in questo momento, più di un concerto da 2000 persone, ma io non facevo 2000 persone neanche prima con gli Offlaga Disco Pax, insomma, non ho mai cercato quella dimensione.

In questo caso è stata una fortuna il fatto di fare uno spettacolo tutto sommato piccolo perchè è l’unica cosa che si può organizzare in questo momento, che può essere sostenibile diciamo”.

(www.sherwood.it)

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