Tra poesia e narrativa. “Sottovoce” di Sarah Manguso

Quando arrivo in fondo, mi alzo e prendo la slitta. Ma mentre risalgo di nuovo la collina, un’altra slitta mi viene addosso e mi lancia in aria. Atterro di schiena con un tonfo sordo. Poi mi rialzo e arrivo in cima alla collina e scendo in slitta e vado a casa, ceno, vado a letto, mi alzo e vado a scuola. Passano gli anni. Mi trasferisco. Tutto sembra così reale. Ma non riesco a spiegarmi come abbia potuto cadere in quel modo senza spezzarmi la schiena. A volte penso di aver immaginato tutta la mia vita in quegli istanti, mentre giacevo ai piedi della collina e il mio cervello moriva. Ma come avevo imparato il latino? Potevo essermi inventata programmazione orientata agli oggetti e il latino?

Questo è uno dei brani che più mi ha affascinato in Sottovoce. Potrei chiudere qui, lasciarvi all’armonia di queste parole e dirvi di andare a leggere il libro perché è pura poesia da assaporare a piccoli morsi.

È un volumetto difficile da descrivere: non è romanzo, non è racconto, lo apri e visivamente sembra poesia, tanto spazio bianco con al centro delle parole, ma non sono versi, è prosa. Nella quarta di copertina viene descritto come una raccolta di fotografie. Ecco, forse è proprio questo, un album fotografico non di colori ma di parole.

Questi brani mi ricordano quasi, e perdonatemi l’accostamento forse audace, gli Idilli leopardiani. Perché, nel vero senso etimologico di idillio, sono piccole visioni. E perché, come nell’Infinito di Leopardi, in alcuni di questi brani (e quello riportato ne è l’esempio migliore) la visione è solo apertura verso un ragionamento quasi esistenziale.

Sarah Manguso, autrice canadese, pare mettersi a nudo riportando a galla memorie d’infanzia e di giovinezza, come per ricostruire immagine dopo immagine la sua crescita personale. La particolarità poi sta nel tipo di ricordi: sono quei ricordi che ci sembrano strani o magari anche solo irrilevanti, ma che alla fine sono poco dissimili a quelle stesse nostre personali reminescenze d’infanzia, piccoli avvenimenti o sensazioni che ci hanno così colpito e ci sono rimasti impressi a tal punto da diventare parte fondamentale del nostro essere, senza una reale motivazione.

Tutto questo con una lingua secca, pulita, senza alcun fronzolo e senza una parola di troppo. Come racconta Gioia Guerzoni, la traduttrice, questo libro prima di essere pubblicato, è stato levigato togliendo ogni parola e frase dissonante o in eccesso. E infatti pare di avere sotto gli occhi una stupenda, liscissima e perfetta pietra bianca.

Si dice spesso che chi legge può vivere cinquemila vite. Senz’altro vero, ma questo libro ha contribuito ad insegnarmi che il potere della lettura non è sempre e solo questo, ma c’è anche un altro lato della medaglia. Leggere, se il libro e l’approccio sono quelli giusti, può aiutare il lettore a vivere al 100% e con una consapevolezza diversa la propria vita. Leggendo Sottovoce, mi sono ritrovata a pensare alla mia infanzia, ai miei ricordi, e mi sembra di esserne emersa con una nuova conoscenza di me stessa.

L’invito è quindi quello di aprire a caso il libro di Manguso e lasciarsi ispirare rispecchiandosi nelle sue parole.

Autrice: Sarah Manguso è una scrittrice e poetessa statunitense. Con NN Editore ha pubblicato anche Andanza e Il Salto.

Traduttrice: Gioia Guerzoni, è anche la traduttrice de Il suo corpo e altre feste (oltre che di molti altri libri), splendida raccolta di racconti. Tutto ciò che prende in mano acquista una magia particolare, i libri da lei tradotti sono senz’altro da tenere sott’occhio!

Casa editrice: NN (da nomen nescio, nome sconosciuto), è una casa editrice indipendente nata nel 2014, famosa soprattutto per aver pubblicato in Italia i lavori di Kent Haruf.

(www.sherwood.it)

Please follow and like us