“Possiamo, insieme a Maria, risanare le ferite di un mondo smarrito e impaurito”: la messa a Madonna granda nella giornata del malato

Una bella partecipazione di fedeli questo pomeriggio, nel santuario trevigiano di Madona Granda, per la celebrazione eucaristica nella festa della Madonna di Lourdes, giornata mondiale del malato. Alla messa, presieduta dal vescovo Michele, hanno concelebrato numerosi sacerdoti, tra cui il parroco, padre Ottavio Bolis, gli altri confratelli somaschi, mons. Mario Salviato, vicario per il coordinamento della Pastorale, e mons. Antonio Guidolin, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale della salute. Presente l’Unitalsi, con il personale e i malati, il Centro volontari della sofferenza, i cavalieri dell’Ordine di Malta, operatori sanitari.

A Maria il Vescovo ha affidato tutti malati e quanti si prendono cura di loro, “samaritani discreti e forti, tenaci, sorridenti e fedeli”, ricordando questo tempo di pandemia e il dolore di tante persone, famiglie, comunità, le difficoltà economiche, la precarietà lavorativa, l’incertezza del futuro.

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Ci siamo scoperti fragili, vulnerabili, mortali – ha sottolineato il Vescovo -, bisognosi di relazioni che ci sono mancate. Ma nel dolore, in questo limite, “c’è davvero il luogo della salvezza di tutti, anche di coloro che sono sani e forti, e che in tempi normali potevamo, forse, considerare immuni”.
“La fragilità, la vulnerabilità è riconosciuta di tutti, ed è potenzialmente di ciascuno di noi. Non puoi fare finta di niente, non riesci proprio. Dove ti giri, ecco notizie del Covid, dirette o indirette. E tutto ciò non riguarda soltanto gli individui direttamente colpiti e le persone accanto a loro, ma piuttosto la società nel suo complesso, nelle sue relazioni fondamentali, da tutti i punti di vista, nelle sue istituzioni e nelle sue strutture. Gli ospedali, certo. E le case di riposo. Ma anche le scuole, e i tribunali, e i mercati. Negozi e campi sportivi, chiese, oratori, le istituzioni della politica e dello Stato, alberghi e ristoranti, teatri, luoghi della cultura. Ovunque fatica, precarietà e incertezza, sacrifici piccoli e grandi”.

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“Ora siamo disposti a vedere che il nostro tempo e la nostra storia non sono garantite da nessun successo, da nessuna crescita automatica, da nessuna pretesa di benessere” ha ricordato mons. Tomasi.
Siamo pronti a vedere in questa situazione ciò che anche prima sapevano vedere i piccoli del Signore, i poveri in spirito, i miti, gli amici del Signore, quanti erano provati dalla vita e quanti da essi si lasciavano interpellare e mettere in moto come aiuto prezioso, angeli necessari e presenti? Loro sapevano prima, e sanno ancora vedere, nella prova non la sconfitta, ma il luogo della rivelazione della presenza del Dio amico della vita, solidale fino in fondo, capace di trasformare la sofferenza in vittoria, e il male nella possibilità eterna di bene, di aiuto, di amore”.

“Il momento della prova, abitato assieme a Cristo, vissuto nell’amore, nel servizio, nella cura, nella solidarietà autentica, nel legame profondo di un popolo unito, nella responsabilità per il bene di tutti, diventa il luogo in cui si getta il seme della risurrezione, della ri-generazione, di una speranza che non cede e non delude – ha ricordato il Vescovo -. Maria la tutta bella, la tutta santa, piccola, umile, serva, sa tutto questo, lo ha vissuto, lo vive. Lei che ha accettato di mettere a disposizione tutta la sua fragile forza, sa anche cantare l’opera inaudita e rivoluzionaria di Dio che disperde i superbi, abbatte i potenti, delude i ricchi e sazia i poveri, soccorre i deboli, dà voce e parola agli umili e ai disprezzati”. Non è una pia illusione – si è detto certo il Vescovo -: “il Signore risorto è qui, Maria assunta in cielo con Lui è qui. Ci dona la forza del suo amore potente. Lui è il buon Samaritano che ci vuole e ci rende fratelli e sorelle, tutti. Maria santissima ci prende per mano, ci consola e ci dà forza per essere costruttori di un mondo che non si illude della sua forza e trasforma, invece, questa vita in un inno di amore, di servizio, di dedizione, di coraggio e di forza.

Maria santissima,

fa’ che insieme possiamo risanare le ferite

di un mondo smarrito ed impaurito

dicendo come te il nostro sì

all’annuncio che libera e salva,

al servizio che ci fa più umani,

all’amore che si dona,

alla speranza che non cede.

Al termine della celebrazione, nella chiesa illuminata dalle candele dei fedeli, il Vescovo ha rivolto una preghiera a Maria, davanti all’immagine della Madonna granda.

In allegato il testo dell’omelia e della preghiera

(Diocesi di Treviso)

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