Il dono che ci cambia: gratuità e scambio hanno “guidato” l’assemblea delle missionarietà

Dalla gratuità del dono allo scambio di doni. E’ l’itinerario spirituale che ha guidato l’assemblea diocesana delle missionarietà, promossa dal Centro missionario sabato 29 maggio. Un appuntamento che l’organismo ha voluto fare quest’anno, anche se in modalità virtuale. “Abbiamo voluto chiamarla – ha detto il direttore, don Gianfranco Pegoraro – assemblea delle missionarietà, abbiamo usato il plurale perché ci siamo resi conto che questa dimensione si declina in tanti modi, con tanta storia, con tante realtà, con tanta bellezza. E’ un momento di comunione nella diversità. E la logica che fonda tutto ciò è quella del dono”. All’inizio dell’incontro, ha fatto giungere il suo saluto il vescovo Michele. “Il dono è un tema che mi è caro, tanto da averlo inserito nel mio stemma episcopale”. Il dono, ha proseguito mons. Tomasi, “è l’esperienza della nostra vita”. Proprio la dimensione del dono è essa stessa missionaria, “siamo chiamati ad annunciarla a tutti”. E non a caso, anche nella nostra diocesi, questo dono si apre al mondo intero, con tante esperienze di missione. Doni, appunto, in vista di una Chiesa che deve “diventare tutta intera missionaria, e la dimensione della missionarietà dev’essere la nostra vita quotidiana, ma mai senza l’incontro con altre Chiese, e mai senza l’annuncio del Vangelo a coloro i quali non l’hanno ancora ricevuto”. Gratuità, scambio e dono le tre parole che hanno fatto da riferimento alla riflessione di Alex Zappalà, direttore del Centro missionario di Pordenone. “Aprite una pagina a caso della Bibbia e troverete queste tre parole”. La gratuità ci fa immediatamente comprendere che viviamo in un contesto in cui “Dio ama tutti, e lo fa gratuitamente, senza meriti, e sapere che la persona che abbiamo accanto è amata come noi, in una relazione unica, deve farci rimanere a contemplare questo mistero grande”. E’ proprio questo a “generare uno scambio”, proprio sapendo che ognuno di noi ha caratteristiche uniche. Il relatore ha raccontato di alcune esperienze personali, come l’incontro, in El Salvador, con “Donna Esperanza”, che raccoglieva bottiglie di plastica per una manciata di monete, madre di una giovane con disabilità. “A lungo fui incerto se dargli la banconota da 20 dollari che avevo in tasca, a lei che guadagnava 30 centesimi al giorno, il prezzo di due uova. Quel giorno era stata fortunata, aveva potuto comprare tre uova. Mi chiese se potevo darglieli in 4 banconote da 5, e poco dopo capii perché. Diede ad altre quattro donne del quartiere, tutte con figli con disabilità, una banconota ciascuna. E mi spiegò che lei quel giorno era già stata toccata dalla provvidenza, aveva avuto un uovo in più”. E poi aggiunse: “Ricordati, nella matematica di Dio, se vuoi moltiplicare, devi imparare a condividere”. Ecco “questa è l’intuizione dell’amore di Dio che Donna Esperanza mi ha donato. Ecco lo scambio che ti cambia”. Una logica, quella del dono, risuonata anche la sera precedente, nello spettacolo “Pierre e Mohamed”, rappresentazione teatrale dedicata all’amicizia tra un vescovo cattolico e il suo autista musulmano. Un’amicizia che sfocerà nel martirio, quello appunto dei cosiddetti “martiri d’Algeria” e, proprio per questo, “vincerà la morte”. Alla rappresentazione, nella palestra della Chiesa Votiva, hanno assistito numerosi giovani, compatibilmente con le attuali normative anti- Covid (da “La Vita del popolo” – Bruno Desidera)

(Diocesi di Treviso)

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