Treviso celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi (1226-2026) con una proposta di eventi articolata in un crescendo che partirà da gennaio per concludersi nel mese francescano per eccellenza: ottobre. La data simbolo di queste celebrazioni sarà infatti quella del 4 ottobre, la festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, che dal 2026 è stata reintrodotta ufficialmente anche come festa nazionale per riaffermare l’importanza di questa figura taumaturgica portatrice di valori di pace e solidarietà.
Il Comitato che ha curato la proposta per le celebrazioni, coordinato dal rettore del convento francescano, fra’ Oliviero Svanera, composto da studiosi, rappresentanti di Istituzioni e associazioni, fino a fedeli e volontari, non ha voluto mancare a questo appuntamento rendendo la città protagonista. «Assisi certo», commenta il rettore di San Francesco, padre Oliviero, «è la città francescana per antonomasia, ma tra i luoghi francescani anche Treviso si ritaglia uno spazio grazie all’antica presenza dei frati in città. Il primo nucleo si stabilì negli anni Venti del Duecento, consolidando la presenza fino ad oggi, salvo il periodo 1806-1928 in seguito alla soppressione napoleonica e alla lunga operazione di recupero del complesso. Quello dei frati con la città è, insomma, un reciproco rapporto di affezione che si rinnova, e con questi eventi» – continua padre Svanera, «proponiamo a tutti di condividere l’attualità del messaggio di San Francesco, in tema di ascolto del Vangelo e di rinnovato incontro con la figura di Cristo. Il suo messaggio si coniuga poi con temi di economia e impresa, ambiente e sostenibilità, pace e armonia. Sono iniziative adatte a tutti, non necessariamente solo ai fedeli, perché Francesco è un santo universale. Di più: è attuale oggi, perché parla con un linguaggio moderno e di temi attualissimi».
L’anno di eventi francescani prenderà avvio il 10 gennaio con un concerto in prima assoluta dell’opera SoleLuna del M° Paolo Gasparin, con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta ed il coro Alumni Cantores: un concerto che esalta uno dei testi francescani più noti e amati, Il Cantico di Frate Sole.
Si prosegue a marzo con quattro serate dedicate alla spiritualità attraverso anche la grande arte, la letteraria e la pittura. Anche le scuole sono protagoniste tanto che ad aprile saranno premiati gli alunni della scuola primaria e secondaria di II grado che hanno partecipato al concorso Cantico delle Creature. E ancora Dante – ad aprile l’incontro con lettura commentata del Canto XI del Paradiso -, e poi cammini, trekking e mostre (dettagli al sito www.fratitreviso.it e nel programma allegato).
Ancora un importante concerto nel giorno del ricordo dell’altro grande francescano, quello che Francesco chiamava “mio vescovo”: sant’Antonio da Padova, con la Scuola Cantorum s. Bona e Corale Luigi Pavan.
Settembre e ottobre il clou, con eventi, ma anche con iniziative ‘che rimangono’. Sarà presentata infatti la prima guida storico-artistica dedicata alla chiesa di San Francesco, che illustra la storia del complesso conventuale e ne analizza la struttura architettonica e le opere pervenute fino ai nostri giorni.
L’anniversario è celebrato anche con un importante e atteso restauro conservativo dell’ingresso laterale della chiesa con la sua lunetta raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, nonché della crociera interna con i suoi affreschi.
Davvero significativi poi la mostra ed il convegno dedicati al consumismo e al senso dell’economia: in un tempo in cui la crisi sociale ed economica sembra erodere le fondamenta stesse della convivenza, tornare a interrogarsi sul significato del lavoro, della povertà e del valore umano dell’economia è un atto profondamente politico e spirituale.
Il 4 ottobre l’apice delle celebrazioni, la giornata dedicata alle funzioni religiose solenni si completa con un grande concerto dal titolo Cantica per San Francesco: un’opera poetica e musicale su testo di Davide Rondoni e musica del M° Roberto Fabbriciani, che vede coinvolti per l’esecuzione l’Orchestra Sinfonica del Veneto e il coro Kairos Vox. Si tratta di un’opera prima commissionata appositamente per il centenario francescano dai Frati Minori Conventuali del Convento di Treviso. L’opera immagina un dialogo tra l’uomo contemporaneo e San Francesco che, ripercorrendo i passaggi più significativi della vita del santo di Assisi, offre l’opportunità di recuperare e valorizzare il senso della dimensione sacra dell’esistenza.
Così il sindaco di Treviso, Mario Conte: «Ringrazio di cuore Padre Oliviero e tutti coloro che stanno lavorando per queste celebrazioni che coinvolgeranno l’intera città. Il legame tra Treviso e San Francesco è fortissimo e celebrare questo anniversario significa ricordare che il messaggio francescano continua a parlare alle nostre coscienze e ci invita a scegliere la via della fraternità e della pace, della semplicità e della cura verso gli altri e verso l’ambiente in cui viviamo».
Cenni storici sulla presenza francescana a Treviso
Un primo nucleo di frati francescani si stabilì a Treviso nel corso degli anni Venti del Duecento. Nel 1231 il Comune di Treviso elargì 1000 lire per la costruzione di chiesa e convento, a giustificazione del ruolo di pacificatori e predicatori anti ereticali riconosciuto ai francescani. Sempre più famiglie trevigiane e privati cittadini elargirono somme e attuarono lasciti testamentari a favore del convento, così che la chiesa poté essere compiuta entro il 1270. Importanti famiglie la scelsero per le sepolture dei propri membri: Rinaldi, Sugana, Tiretta, Avogaro, Rover, Lancenigo e soprattutto i Da Camino, con lo splendido mausoleo del buon Gherardo.
Nei secoli la chiesa si arricchì di affreschi e preziose pale d’altare.
Il convento ha vissuto anche periodi difficili: soppresso con decreto napoleonico nel 1806, demoliti gli edifici conventuali che si sviluppavano intorno ai due chiostri, mentre la chiesa fu suddivisa in tre piani per mezzo di soppalchi lignei e adibita a stalla militare e magazzini. Fu smantellato il soffitto ligneo, distrutti i monumenti, requisite le opere d’arte: quelle ritenute importanti andarono ad arricchire le Galleria dell’Accademia di Venezia, le altre vendute. Nel 1925 il Demanio Militare cedette la chiesa al Comune di Treviso e, grazie all’azione della Associazione per il patrimonio artistico trevigiano, presieduta da Luigi Coletti, fu affrontato un coraggioso e complesso restauro filologico che restituì ai trevigiani la chiesa nella sua essenziale e monumentale nudità architettonica: dell’antica ricchezza storico-artistica rimasero soltanto gli affreschi, restaurati con sapienza da Mario Botter.
Come ricorda Luigi Coletti nel suo Catalogo delle cose d’arte di Treviso del 1935 “il 4 ottobre 1928, festa di San Francesco, la chiesa affidata ai Minori Conventuali fu riconsacrata e riaperta alla pubblica devozione”. Tuttavia, al di là del comprensibile entusiasmo dello studioso, la chiesa risultava ancora spoglia e priva di altari: quello della cappella maggiore, ricavato da un monoblocco di granito del Monte della Verna, fu collocato nella primavera del ’29; alla finitura delle altre cappelle e alla collocazione dei relativi altari si provvide negli anni successivi. Non esistendo il convento la sparuta comunità di frati viveva in un rustico in fondo agli orti affacciato sulle mura; il compimento degli edifici conventuali avvenne solo nel 1938, scendendo a un pesante compromesso con il regime, cosicché il chiostro divenne sacrario dei martiri fascisti i cui resti furono accolti dentro quattro arche di foggia antica poste al centro del perimetro; un portale di trachite con lunetta in marmo nero lucidato nel cui centro si erge una fiamma in rame dorato, opera dell’architetto Alberto Alpago Novello, immetteva al chiostro dalla nuova strada di collegamento tra la piazza e le mura. Il complesso fu completato solo nel 1942, con la ricostruzione del campanile.
Fonte: Comunicato stampa
