
S. Messa con l’imposizione delle Sacre Ceneri
(Venezia – Basilica Cattedrale di S. Marco, 18 febbraio 2026)
Omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Carissimi fratelli e sorelle,
inizia oggi la Quaresima e il mercoledì delle Ceneri ci permette di entrare in contatto con la realtà profonda della liturgia, vera dimensione in cui vivono i battezzati.
Il tempo può essere inteso in senso cronologico o in senso psicologico, oppure ancora come grazia del Signore Gesù. Crescere in Cristo vuol dire vivere l’anno liturgico.
Sarebbe interessante riflettere insieme su come le feste liturgiche richiamano la nostra fede in Dio Creatore e Redentore.
La Pasqua, per Israele, coincideva con l’inizio del raccolto dei cereali e la Pentecoste col termine del raccolto. E la festa delle Capanne si associava alla vendemmia, la pienezza del raccolto. Su tale dimensione creaturale – Dio è Creatore – si inserisce poi quella del Dio che è Salvatore: la Pasqua riattualizza l’uscita dall’Egitto che si compie, infine, nell’esodo vero, quello di Gesù morto e risorto. La Pentecoste diventa, prima, il dono della legge e poi, nel Nuovo Testamento, il dono dello Spirito.
All’inizio della Quaresima siamo invitati a soffermarci sul senso del tempo che non è innanzitutto un tempo di ascesi ma di ascolto della grazia del Signore. Il cristianesimo non è fare qualcosa ma lasciar cambiare la propria vita nell’incontro di fede; è vivere il Battesimo.
Questo avvio della Quaresima, segnato dall’austero rito delle Ceneri, apre un tempo di conversione e di grazia che affonda le sue radici nell’antichità cristiana e aveva a che fare con la disciplina della penitenza pubblica attraverso la quale, dopo un serio e talvolta anche arduo cammino, il penitente veniva riammesso alla comunione con la Chiesa.
Abbiamo perso la dimensione della vita “solidale” e tutto, oggi, viene vissuto in modo individualistico. Ma la Chiesa funziona in altro modo: i tanti tralci dell’unica vita.
Terminata poi la modalità pubblica della penitenza, e quando la Chiesa amministrava già il sacramento della riconciliazione, è rimasto però questo cammino penitenziale che entra nell’anno liturgico in vista di una più degna partecipazione alla Pasqua.
Papa Leone Magno denomina la Quaresima come i “grandi esercizi spirituali di tutta la Chiesa”; si tratta, infatti, di un tempo in cui la comunità, tutta insieme, si dedica alla preghiera, al digiuno e all’elemosina per prepararsi alla celebrazione del Triduo di morte e resurrezione di Gesù.
Le letture, proclamate durante questa liturgia del mercoledì delle Ceneri, guidano questo percorso.
Il profeta Gioele ci esorta ad una conversione sincera e interiore, non superficiale o formale: “Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio” (Gl 2,13). Tutto nasce dal nostro cuore e anche l’atto più caritatevole potrebbe esser rovinato da un’intenzione di superbia. Il bene non fiorisce solo nel gesto, ma nasce dalla motivazione per cui io faccio quel gesto.
San Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi, ci sprona e supplica: “Lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20). La riconciliazione non è mai automatica, dipende da te, il regno di Dio è qui ma tu ci devi entrare.
Il Vangelo (Mt 6,1-6.16-18), invece, focalizza l’attenzione sulla relazione intima tra l’uomo e Dio, ricordando che la vera penitenza si traduce in un rapporto sincero ed intimo con Dio Padre e con i fratelli ed è testimoniato da un cuore umile e penitente che non cerca l’approvazione altrui e la visibilità.
Il senso della Quaresima risiede, quindi, nella conversione del cuore, nel riconoscere la nostra fragilità (“Ricordati che sei polvere”) e nel ritorno al Padre come avviene, nella nota parabola evangelica, al figlio più piccolo denominato “prodigo”.
Il valore spirituale e pastorale della Quaresima è quello di un tempo comunitario, di un cammino ecclesiale verso la Pasqua, ossia verso l’unico Santo, Colui che attende tutti ed è morto per noi, Colui che ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre nostro…”.
Se tutto questo non entra nel nostro modo di parlare e di impostare le nostre giornate e se queste sono invece un costante “io”, allora non facciamo Quaresima!
In questo tempo la comunità si prepara attraverso un ascolto più intenso e disponibile della Parola di Dio, la riflessione personale e la preghiera, la carità, ponendo progressivamente la contemplazione della croce al centro della vita della Chiesa.
Il senso vero del cammino quaresimale è, infatti, la piena immersione nel mistero di Cristo, rivivendo il tempo che Israele trascorse nel deserto e i quaranta giorni di preghiera e penitenza che inaugurarono la vita pubblica di Gesù.
La Quaresima è, dunque, il cammino di 40 giorni che prepara la Chiesa alla Pasqua, al “grande sacramento pasquale”. Non è solo un periodo di penitenza, ma un “tempo favorevole”, di vera grazia, per ritornare all’essenziale, per spogliarsi di ciò che appesantisce e ravvivare il dono dello Spirito.
È un tempo di deserto, di silenzio e di ascolto della Parola di Dio per riscoprire nella nostra vita il significato e la centralità della fede, illuminati dalle letture che, nelle ultime settimane, si concentreranno sul Vangelo di Giovanni che poi ci accompagnerà anche nel tempo pasquale.
La spiritualità quaresimale si fonda così su tre pilastri: la preghiera assidua, il digiuno autentico e la carità operosa. Ma attenzione: non possiamo essere specialisti in soltanto uno di questi pilastri; potrebbe essere una scorciatoia comoda perché corrisponde al nostro carattere e al nostro temperamento. Bisogna, insomma, tenere insieme preghiera, mortificazione e carità.
Attraverso queste pratiche, attraverso questo circolo virtuoso, il fedele riscopre la realtà profonda del Battesimo e si prepara a celebrare la risurrezione, passando dalla morte del peccato alla vita nuova in Cristo.
Oggi iniziamo la Quaresima che è un cammino, ma non è una marcia triste. C’è, infatti, il rischio di ridurre tutto ad un’ascetica che appartiene più alla filosofia greca che alla grazia cristiana. La Quaresima è rispondere ad una chiamata, al pressante invito di Dio ad estirpare dal nostro cuore le zolle della cattiveria, in particolare l’orgoglio.
Riceviamo sul capo un po’ di cenere grigia: è un segno austero che ricorda la nostra fragilità (“Ricordati che sei polvere”) ma anche la nostra dignità, poiché siamo polvere preziosa agli occhi del Signore. Le Ceneri ci invitano allora a fermarci, a toglierci le “maschere” e le finzioni che indossiamo durante l’anno, nei vari momenti della vita personale, familiare e sociale, abbracciando la verità di noi stessi.
La formula liturgica di oggi, che accompagna l’imposizione delle Ceneri, è duplice: “Convertiti e credi al Vangelo” oppure “Ricordati che sei polvere”. Entrambe le esortazioni ci dicono che il tempo della vita è prezioso e va usato per riconciliarsi con Dio e con il prossimo.
In questi 40 giorni, come Gesù, siamo chiamati a entrare nel deserto della nostra interiorità. Lì, attraverso il digiuno (sobrietà), la preghiera e la carità (elemosina), liberiamo il cuore dal superfluo.
La cenere sulla fronte non è un segno di morte, di tristezza, di lutto, ma un segno di gioioso desiderio di conversione: il nostro desiderio di Dio e dei fratelli. Lasciamo che questa cenere ci ricordi che solo il Signore è eterno e che in Lui, passando per la Pasqua, anche noi risorgeremo.
Entriamo, dunque, nella Quaresima che, secondo il Rito Romano comincia oggi e dura 40 giorni effettivi (escludendo le domeniche) per terminare il Giovedì Santo prima della Messa in Coena Domini.
Come sappiamo, la Chiesa d’Occidente riconosce anche il Rito Ambrosiano che presenta alcune caratteristiche specifiche, in particolare nel computo dei giorni: inizia con la prima domenica di Quaresima (con il Carnevale che termina il sabato successivo al mercoledì delle Ceneri del Rito Romano) e poi presenta segni di propria austerità; nei venerdì di Quaresima non si celebra la messa e non si fa la comunione (ad eccezione di speciali celebrazioni) e, inoltre, nei sabati quaresimali non si digiuna, considerandolo un giorno festivo.
È la ricchezza della liturgia della Chiesa che è la prima spiritualità e viene prima di tutte le altre perché è la spiritualità che nasce da Cristo.
Al di là della differenza nei riti e nelle tradizioni, la Quaresima esprime un’unica fede e spiritualità, ossia il camminare insieme verso l’unica Pasqua e verso l’unico Signore che muore e risorge, invitando così a riscoprire alcuni elementi fondamentali:
- il carattere battesimale:la Quaresima si caratterizza, in origine, come tempo di preparazione finale per i catecumeni che ricevono il Battesimo a Pasqua ma diventa, per tutti i cristiani, un tempo di riscoperta del proprio Battesimo;
- il desiderio di Dio:la Quaresima è intesa come un “laboratorio del desiderio” in cui l’astinenza dai sensi (ecco il significato del digiuno) serve ad acuire la fame e la sete di Dio;
- la conversione del cuore:non è richiesta solo una penitenza esteriore, ma un cambiamento radicale di mentalità per ritornare al Signore con tutto il cuore;
- la centralità della Croce:la Quaresima è un viaggio che si fa ai piedi della croce, riconoscendo Cristo nelle sofferenze dei fratelli e, nella croce, il reale inizio della risurrezione.
Buona e santa Quaresima a tutti! Inizio modulo
