“Il Signore si fa pane di vita per noi”: nella solennità del Corpus Domini partecipata celebrazione in cattedrale, seguita dalla processione

Domenica sera, 7 giugno, i fedeli delle parrocchie della città di Treviso, con i loro parroci, si sono riuniti nella chiesa cattedrale per celebrare la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Michele. Al termine della Messa, la processione eucaristica ha attraversato le vie del centro cittadino: l’Eucaristia è stata portata fino alla chiesa di San Nicolò, dove si è conclusa la celebrazione. Un gesto che rende visibile il desiderio della Chiesa di portare nel cuore delle città e per le strade del mondo la presenza di Cristo, che si fa cibo per la nostra salvezza.

Nella sua omelia, il vescovo Tomasi ha preso spunto dalle parole del Vangelo secondo Giovanni. “Come può darci la sua carne da mangiare?”: la domanda dei discepoli davanti al mistero dell’Eucaristia, ha spiegato il vescovo, non è lontana dalle domande che abitano ancora oggi il cuore dell’uomo.

“Come è possibile – ha detto – che Dio colmi l’infinita sproporzione tra lui e noi, tra la sua grandezza e la nostra piccolezza?”. La risposta della fede è un “sì”: è possibile, perché l’amore di Dio supera ogni misura umana. Nell’Eucaristia, Cristo stesso si dona come nutrimento, come presenza viva, come pane di vita. “È un mistero da credere, da accogliere, da contemplare, da amare, e da cui lasciarci trasformare”, perché “il Signore vuole continuare con noi la storia iniziata nell’Incarnazione e vuole essere parte della nostra storia. Papa Leone ce lo insegna nella sua ultima enciclica, Magnifica Humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale: anche in questo nostro tempo, che sembra così nuovo e definitivo, ricco di novità, di sfide, di possibilità e di pericoli mai visti nella storia dell’umanità, la presenza di Dio amore è sempre con noi”.

Il Corpo e il Sangue di Cristo, ha ricordato mons. Tomasi, citando papa Leone, non appartengono soltanto alla devozione personale, ma sono incontro personalissimo con il Signore, e luogo in cui la Chiesa riconosce la propria identità: “Siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo corpo. Siamo fratelli e sorelle in Lui”. L’Eucaristia crea comunione, rende il popolo cristiano un unico corpo pur nella diversità dei suoi membri.

Il Vescovo ha richiamato anche il legame tra il Sacramento e la vita concreta dei credenti. L’incontro con Cristo nell’Eucaristia diventa responsabilità verso gli altri: attenzione ai poveri, custodia dei legami, impegno perché ogni persona possa essere riconosciuta nella sua dignità, come ricorda papa Leone nella sua enciclica. E allora, il gesto semplice ma significativo della processione per un tratto delle strade della città, attraverso la nostra vita quotidiana, tra il cammino di tanti, è “segno di questa nostra fiducia”. “Siamo chiamati a vivere nella nostra vita di ogni giorno la forza del corpo che mangiamo, del sangue che ci viene donato – la riflessione del Vescovo -. Portiamo questa forza dell’Eucaristia, questo legame, questo essere fratelli e sorelle in Cristo — unico corpo per il bene del mondo — nelle vicende e nelle storie della nostra vita quotidiana. Vogliamo portare Cristo là dove lui vuole essere: dove c’è solitudine, dove c’è amarezza, dove c’è disincanto e disillusione, dove si manifesta la fatica del vivere; nella convinzione che nelle pieghe della nostra esistenza non ha mai smesso di manifestarsi il desiderio di senso, di significato, di verità e di bellezza, il desiderio di relazioni autentiche e non superficiali, di una vita così profonda da andare anche al di là della morte. In Cristo questa vita ci è donata”, per essere nuove creature.

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(Diocesi di Treviso)