La Polizia di Stato ha eseguito 4 misure cautelari nei confronti di altrettanti tunisini, tra 22 e 27 anni, con precedenti per droga e ritenuti appartenenti a un gruppo criminale attivo nello spaccio e nelle violenze tra Padova e provincia

In particolare, il sodalizio criminale si è reso autore nel mese di marzo di tre gravi aggressioni avvenute con l’uso di coltelli, mazze, bastoni e spray urticante. Due di queste aggressioni erano state perpetrate ai danni di due connazionali, anch’essi legati allo spaccio di stupefacenti, mentre la terza nei confronti di due giovani italiani con cui si dovevano incontrare per questioni legate alla droga.

Nella mattinata di giovedì 27 agosto, la Squadra Mobile ha dato esecuzione a quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti di nazionalità tunisina, tutti con precedenti per reati inerenti gli stupefacenti, ritenuti gravemente indiziati di essere gli autori di tre gravi episodi di violente aggressioni maturate nell’ambiente dello spaccio di stupefacenti e finalizzate al controllo delle piazze di spaccio a Padova e provincia.
Per tre di loro, tutti tunisini di 27, di 26 e 24 anni, l’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Padova ha previsto la custodia cautelare in carcere, mentre nei confronti di un quarto soggetto, sempre tunisino di 22 anni, è stato emesso un divieto di dimora nella Regione Veneto.
I fatti si riferiscono allo scorso mese di marzo quando la Polizia ha effettuato in poche settimane tre diversi interventi per violente aggressioni commesse con l’uso di bastoni, mazze, coltelli e spray urticante nel corso delle quali le vittime sono state volutamente investite con autoveicoli. 
Il primo episodio riguarda i fatti avvenuti il 2 marzo scorso verso le 17.00 a Padova innanzi ad un kebab quando due loro connazionali, anch’essi con precedenti per spaccio di droga, erano stati aggrediti per strada da diversi connazionali che li hanno colpiti con machete, coltelli, mazze e spray urticanti. 
L’analisi delle immagini catturate da sistemi di videosorveglianza e l’individuazione dei mezzi di trasporto utilizzati per giungere sul luogo dell’agguato ha consentito agli investigatori di individuare i componenti del gruppo criminale, tra i quali i quattro destinatari delle misure cautelari, poi riconosciuti dalle stesse vittime dell’aggressione.
Il gruppo era giunto sul luogo con due autovetture: all’arrivo di tale gruppo, visto il pericolo, uno dei due aggrediti lasciava libero il cane di razza “amstaff’ di proprietà di un’amica e cercava di fuggire. Tuttavia, veniva inseguito da uno dei connazionali che lo raggiungeva nei pressi di un bar dove veniva colpito alla mano sinistra con un coltello e con dello spray urticante. Contestualmente, all’arrivo degli aggressori, visto l’imminente grave pericolo, l’altra vittima si rifugiava all’interno di un kebab lì vicino, lasciando i propri telefoni cellulari sui tavolini all’esterno del locale che venivano presi da uno degli aggressori che, subito dopo, afferrava anche il cane e lo portava via. 
Nei giorni successivi l’aggredito riceveva messaggi da uno degli aggressori che gli mostrava in foto il cucciolo invitandolo ad andare a prenderlo inviandogli la posizione per l’incontro dove però ad attenderlo vi era il gruppo dei soliti suoi connazionali che tentavano nuovamente di aggredirlo.
Le indagini consentivano di accertare come tale aggressione era riconducibile a dinamiche nell’ambito del traffico di stupefacenti e che la sottrazione del cane e dei cellulari era un atto ritorsivo volto ad affermare la supremazia del gruppo criminale delle piazze di spaccio.
Il secondo episodio si è verificato il 21 marzo scorso verso le 14:30 circa in Tangenziale Nord di Padova quando le stesse due vittime dell’episodio precedente, che si trovavano in sella ad una moto, sono stati raggiunti e tamponati da un furgone condotto da uno dei tunisini che li aveva aggrediti nel primo episodio. 
Il tamponamento non fermava la corsa della moto e di conseguenza il furgone cercava successivamente di spingere la moto contro il guardrail obbligando il motociclista a frenare bruscamente e fermarsi. In seguito alla frenata della moto, il furgone innestava la retromarcia e tentava nuovamente di investirli, provocando la caduta di entrambi che causava una ferita alla gamba del conducente.
Subito dopo arrivava a forte velocità un’auto condotta da un altro degli aggressori che cercava di investirli nuovamente mentre erano fermi, costringendoli ad abbandonare la moto e scavalcare lo spartitraffico e procedendo nella carreggiata opposta per salvarsi. Uno dei due aggrediti aggiungeva che dopo poche ore aveva ricevuto sul cellulare un messaggio dal conducente del furgone con delle immagini e video in cui si vedeva una persona con un tatuaggio riconducibile ad uno dei quattro destinatari della misura che bucava con un coltello le gomme della loro moto che avevano dovuto abbandonare terra.
Anche in questo caso l’attività investigativa della Squadra Mobile che visionava telecamere, raccoglieva testimonianze ed analizzava dati del traffico telefonico delle persone coinvolte, riscontravano la descrizione fornita dalle due persone offese accertando altresì che uno degli aggressori utilizzava abitualmente una patente di guida falsa. 
Una delle vittime successivamente si faceva refertare per una frattura al perone sinistro e con una prognosi di 30 giorni e subiva un intervento chirurgico di riduzione della frattura, mentre il connazionale riportava una ferita ad un dito della mano dx con una prognosi di 15 giorni.
Il terzo episodio contestato ai quattro tunisini destinatari di misura cautelare riguarda invece gli eventi che si erano svolti il 23 marzo alle 22:30 circa a  Padova presso un distributore di carburante quando una pattuglia della Polizia interveniva a seguito di richiesta di un giovane italiano poco più che ventenne che veniva trovato in stato di agitazione e con ferite lacero-contuse alle mani. La vittima spiegava di essere giunto al distributore mentre  guidava la sua moto insieme ad un  suo amico e coetaneo dove avevano appuntamento con alcuni nordafricani che avevano contattato tramite social, presumibilmente per acquistare stupefacente. Non conoscendo bene quel distributore, non si fermava subito presso le pompe di benzina ma girava intorno alla cabina degli uffici nei pressi della quale i due venivano violentemente aggrediti da diversi soggetti che parlavano lingua araba. Tra gli aggressori uno era armato  con una mazza ed un altro con uno spray al peperoncino che utilizzava contro di loro.
Sebbene cercassero di fuggire, poco prima di uscire dall’area del distributore, i due erano fermati da un SUV che li investiva e li faceva cadere a terra. Subito dopo iniziavano a scappare a piedi perdendosi di vista. I due aggrediti aggiungevano una descrizione degli aggressori, specificando che gli stessi avevano urlato più volte “Italiani, italiani”. 
Le indagini riscontravano la descrizione fornita dalle due persone offese, infatti venivano recuperati sul luogo dell’aggressione frammenti di carrozzeria di due veicoli incidentati, una mazza blu su cui veniva individuata un’impronta digitale, un cappellino da baseball nero, una chiazza presumibilmente ematica. Dalla visione dei filmati la Polizia ha potuto ricostruire come fossero arrivati 8 soggetti sul luogo verso   quattro a bordo di un furgone di grosse dimensioni e gli altri su due autovetture. La visione delle telecamere di zona confermava altresì la dinamica raccontata dalle vittime e permetteva di riconoscere alcuni degli aggressori.
Uno dei due aggrediti riportava varie lesioni e fratture, per una prognosi finale di 87 giorni. 
Il Giudice che ha emesso l’ordinanza cautelare ha ritenuto che “i plurimi fatti contestati rientrano in un più ampio quadro di scontro tra gruppi di soggetti in contesa per le piazze di spaccio di stupefacenti a Padova e nella sua provincia”  e che le complessive circostanze del fatto denotano una “non occasionalità della condotta criminosa”, considerata anche la “negativa personalità degli indagati, desunta dai precedenti, dalla  mancanza di lecite fonti di guadagno e dalla condotta, sintomatica di uno stile di vita dedicata alla commissione di reati anche con violenza sulle persone”; ritenendo concreto ed elevato il pericolo di commissione di ulteriori delitti ha ordinato la cattura e la custodia cautelare in carcere del 27enne nel frattempo già arrestato per maltrattamenti nei confronti della moglie, del 24enne rintracciato dalla Squadra Mobile di Padova nelle prime ore di giovedì mattina e del 22 enne, che nel frattempo è stato espulso dal territorio nazionale e rimpatriato nel suo paese di origine, mentre per il 26enne è stato previsto un Divieto di dimora nella Regione Veneto. 
I tre soggetti sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere sono pregiudicati per reati inerenti gli stupefacenti e per tale ragione è stata per loro considerata la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, mentre il 26enne risulta avere numerosi precedenti di polizia per reati inerenti gli stupefacenti e contro la persona.
Si rappresenta che il procedimento penale è in fase cautelare e pertanto la responsabilità dei soggetti potrà essere acclarata soltanto a seguito di sentenza di condanna definitiva.
 

(Questura di Padova)