
“Alla donna del Magnificat, alla ‘donna vestita di sole’, affidiamo il nostro tempo così ricco di cambiamenti, perché la sua fede ci insegni a diventare tessitori di speranza, condividendo ciò che siamo e ciò che abbiamo, perché la presenza del Figlio suo cresca in mezzo a noi e il suo Regno prenda forma”: così il vescovo Michele, che sabato mattina, 15 agosto, nella basilica di Santa Maria Maggiore a Treviso, nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, ha presieduto la celebrazione eucaristica. Nell’occasione è stato rinnovato il tradizionale rito del dono del cero alla Madonna da parte del sindaco, Mario Conte, a nome del Comune di Treviso, alla presenza della Giunta e dei Consiglieri, e di altre autorità civili e militari. Un gesto dalle origini antiche, con il quale la città ha rinnovato il proprio affidamento a Maria e ha espresso la preghiera per la pace, davanti al celebre affresco della “Madonna granda”.
Nell’omelia il Vescovo ha posto al centro la grande visione dell’Apocalisse: da una parte la “donna vestita di sole”, dall’altra un “enorme drago rosso”. Due segni presenti nello stesso cielo, nello stesso istante, immagine di una storia nella quale il bene e il male si confrontano continuamente. Il drago, ha osservato mons. Tomasi, non appartiene a un passato lontano: le guerre, i bambini sotto le macerie, gli ostaggi, i popoli costretti alla fame e alla fuga lo rendono drammaticamente attuale.
Eppure, ha sottolineato il Vescovo, il libro dell’Apocalisse non si ferma al drago, alla forza distruttiva del male. La donna riceve “le due ali della grande aquila” e viene custodita da Dio nel deserto. La risposta di Dio alla mostruosità del male “non è un drago più grande, ma una donna che genera un figlio, protetta perché possa farlo in pace”. In Maria, dalla grotta di Betlemme alla visione dell’Apocalisse, il vescovo ha indicato così la forza disarmata della mitezza, capace di generare vita anche dentro una storia attraversata dalla violenza.
La riflessione si è poi concentrata sul contrasto tra la logica di Babele e Babilonia, fondata sulla pretesa di conquistare il cielo e bastare a se stessi, senza la benedizione di Dio, e quella della Gerusalemme che scende dal cielo come dono. Anche la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, ricordata dal libro di Neemia, diventa immagine di un bene costruito insieme, da un intero popolo, famiglia per famiglia, con Dio al centro. Un impegno al quale invita papa Leone nella sua enciclica “Magnifica humanitas”, quando parla del tempo dell’intelligenza artificiale, perché, ha ribadito il Vescovo, “la scelta non è tra un sì e un no alla tecnica, ma tra nuove torri che dominano il cielo o mani che si uniscono per ricostruire insieme”
Richiamando ancora le parole di papa Leone, mons. Tomasi ha invitato a guardare la realtà “dal basso”, assumendo il punto di vista delle persone più fragili: la vedova, l’orfano, lo straniero, il bambino ferito, l’esule e il fuggiasco, gli stessi volti delle cronache, di oggi e di ogni tempo. È lo sguardo del Magnificat, che Maria continua a insegnare alla Chiesa e alla società, aiutando a riconoscere le fratture dell’umanità – il contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati – e a non lasciarsi sedurre dalla logica del potere e della contrapposizione.
Maria non è “destinataria di un privilegio isolato”: in lei, primizia vivente, si è già compiuta la promessa della vita piena accanto al Figlio. La sua vicenda mostra che “la mitezza sopravvive al drago” e che ogni gesto di cura, ogni vita generata e protetta, ogni opera compiuta insieme per il bene degli altri non vanno perduti.
Affidando a Maria il tempo presente, il vescovo ha concluso con un invito concreto: non cedere alla logica del male e della contrapposizione, ma diventare “tessitori di speranza”, condividendo ciò che si è e ciò che si ha, perché la presenza del Figlio suo cresca in mezzo a noi e il suo Regno prenda forma. E così contribuire, ciascuno per la propria parte, a quel bene comune che “permette a tutti di fiorire”.
Al termine della celebrazione, la preghiera del vescovo Michele davanti all’immagine di Maria:
Santa Maria, che sei nostra Madre,
Donna vestita per sempre di sole,
che Dio protegge dalla furia del drago,
ci rivolgiamo a te nell’arsura dei giorni.
Dona mitezza a chi vuole vendetta,
sguardo di pace tra guerre e violenze,
e fa’ che nel cuore noi non crediamo reali
soltanto macerie, fatiche ed esili.
Dona a chi regge le sorti del mondo
unità di intenti e coraggio di bene,
per dare insieme forma e bellezza
ad un mondo che sia di giustizia per tutti.
Dona lo sguardo di chi è piccolo e solo:
dello straniero e del bimbo ferito,
di chi è in esilio, di chi deve fuggire,
perché in ogni volto noi vediamo un fratello.
Fa’ che speriamo in giorni di bene,
per condividere ciò che noi siamo,
il Regno del Cristo prenda forma tra noi
e nessuna Babele ci allontani dal cielo.
Benedici e proteggi la nostra città:
ogni gesto di cura, ogni aiuto, ogni dono
siano gesti di amore, incontro di mani,
segno vivo di amore che resti in eterno.
+Michele
Vescovo
