Il volontariato che fa il doppio turno, fra aiuto, ascolto, emozioni

In questi giorni di emergenza, c’è chi con il Coronavirus ha visto diventare più frenetica e urgente la propria attività di volontariato, in particolare per quegli interventi consentiti dalle recenti disposizioni che fanno fronte alle tante necessità. Volontari che acquisiscono una vota di più ruoli fondamentali, ma capaci anche di raccogliere il sentire delle persone in questi giorni così particolari e di raccontarlo con emozione.

Vogliamo condividere questo breve racconto che ci ha inviato Simion, attivo con Sapere Aude, organizzazione di volontariato che abitualmente consegna pasti a indigenti nei parchi dei quartieri di Golosine e Santa Lucia,associazione che si è “renventata” nella consegna anche a domicilio, con un doppio turno.

Ieri per la prima volta ci siamo adoperati per portare gli alimenti a casa, vi sono ancora tante cose da migliorare, ma avendo modificato la gestione di un servizio in due giorni, non è stato facile.

Dopo aver preparato il tutto partiamo velocemente in due. Sulla strada c’è poca gente e quella poca che c’è si evita. No, non sto parlando di un metro di distanza, sto parlando di cambiare strada pur di evitare ogni contatto. La gente ha paura, ma forse anche noi ne abbiamo.

Riporto a casa l’altro volontario che è con me, dobbiamo riposare per il turno notturno: anche se abbiamo fra i 20 e i 28 anni, 19 ore di veglia si fanno sentire. Rimango da solo, con qualche attimo di sconforto, brevi istanti perché non ho tempo, ho 24 famiglie a cui portare la spesa. Riparto e famiglia dopo famiglia, sorriso dopo sorriso, quella paura piano piano scompare.

Sono le 17.35, ho quasi finito quando mi si avvicina un anziano per avere informazioni su come poter avere la spesa direttamente a casa. Mi ricordo le sue parole «Perché sa di sti’ tempi non si sa mai, non è per me, è per mia moglie: ha il diabete ed è invalida, se mi ammalo poi chi si prende cura di lei?».
La tenerezza nelle sue parole e gli occhi che cercavano di trattenere le lacrime.

La gente ha paura, e il minimo che possiamo fare per queste persone è continuare a esserci ora più che mai. E ci saremmo perché ci portiamo dentro quei valori, di solidarietà, di bontà e di uguaglianza, e li portiamo dentro con orgoglio, conservandoli stretti a noi perché questi ci rendono umani, perché questi valori fanno di noi ciò che siamo. Non abbiamo l’armatura di Iron Man, non sono i capelli di Sansone o la forza di Hulk, no, ciò che ci dà la forza, ciò che ci porta a finire un turno di notte senza dormire e la mattina dopo dedicarla ad altri, ciò che ci spinge a dare sempre di più sempre meglio è ciò che siamo. Volontari.

E vi dirò un’altra cosa: alla fine il vero regalo lo fanno a noi le persone che aiutiamo, perché vedere sul loro volto stamparsi un sorriso puro, un sorriso sincero e un sorriso pieno di felicità, alla fine scaccia via ogni paura.

Valentin Simion
“un volontario qualunque”

(CSV di Verona)

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