Le omelie 2020 – Lo Spirito interprete e voce della Creazione, dei credenti, degli umili

Cattedrale di Verona, 30 maggio 2020 – Vigilia di Pentecoste.

 

La solennità della Pentecoste è talmente importante dal punto di vista liturgico che le viene riservata anche una Messa vigiliare. Con letture proprie. Sostanzialmente, attraverso le tre letture proclamate, la Liturgia di questa sera ci chiarisce di che cosa lo Spirito Santo è interprete e voce.

Lo Spirito è interprete e voce della Creazione (Cfr. Paolo ai Romani, II lettura), troppo genericamente definita natura per sfuggire dal riconoscimento che essa ha un Autore Creatore. La Creazione porta impresse leggi perfette forgiate dal Creatore. L’uomo di tutti i tempi è chiamato a conoscerle scientificamente, per rispettarle e valorizzarle in funzione del bene dell’intera umanità. La Creazione ha un solo proprietario padrone, Colui che l’ha posta in esistenza. Nessun altro ha diritto di dichiararsi proprietario padrone, nemmeno di un suo frammento. Ognuno ne è gestore responsabile. Questo è un principio di etica sapienziale, di carattere universale. Purtroppo, fin dalle origini, il peccato originale ha alterato e squilibrato l’armonioso rapporto tra l’uomo e la Creazione, stabilito da Dio, Creatore e della Creazione e dell’uomo. Sicché, la superbia, l’egoismo, la volontà di dominio e la conseguente determinazione di sottrarsi a quello di Dio, l’avidità smisurata, il rifiuto dell’etica e di assumersi la corresponsabilità sociale, hanno trasformato la Creazione agli occhi dell’uomo un feticcio da strapazzare ognuno a modo suo in rapporto ai propri interessi. E la terra è diventata un possedimento da spartire tra i più potenti di sempre e non meno dell’oggi, affatto preoccupati di come la lasceranno per le generazioni future. Il frutto più perfetto della Creazione, qual è la terra, nella sua natura di creatura, è sfruttata, malmenata, offesa, sfidata. Essa sopporta e sopporta. Ma è in sofferenza di fronte alle aggressioni insensate degli uomini. Geme. E manda il suo grido per essere liberata dalla schiavitù, in cui l’ha incatenata l’insensato egoismo umano. Ogni tanto invia dei segnali forti, per riaccendere la coscienza etica. La natura creata della terra, la nostra casa comune, ha infatti una sua carica straordinaria di potenzialità, anche di rifarsi, di ricomporre le ferite subite. Ma generalmente non nell’immediatezza, bensì nel ciclo di decenni e secoli. Nel frattempo però supplica l’uomo di non rovinarla, a tutto suo svantaggio. Le epidemie e le pandemie non germinerebbero né si svilupperebbero se da parte dell’uomo si esercitasse sempre il senso della responsabilità verso la creazione. La pandemia che stiamo subendo potrebbe esserne una documentazione da non sottovalutare. Ecco l’ecologia su cui papa Francesco torna infinite volte. L’uomo, precisa Paolo, deve convertirsi a Dio e allora saprà intercettare la voce e il grido della natura della Creazione.

Paolo poi precisa che lo Spirito Santo si fa interprete e voce dei credenti, che non sanno come pregare: “lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili e intercede per i santi secondo desideri di Dio”. La nostra preghiera! Talvolta espressa da sbadati, altre volte finalizzata a strappare a Dio delle grazie, senza farne il dovuto discernimento. La preghiera dello Spirito in noi ci mette anzitutto in sintonia con Dio, Mistero di amore Trinitario, e ci fa chiedere ciò che favorisce la vita divina in noi. Proprio secondo i suoi desideri.

Stiamo celebrando la Liturgia vigiliare della solennità di Pentecoste. La Liturgia stessa che è il vertice della preghiera, è opera dello Spirito Santo, da protagonista. È Lui infatti che rende presente Cristo nel suo mistero pasquale per trasmetterne a noi credenti i frutti. In un flusso sovrabbondante, come ha evidenziato, allusivamente, il testo del Vangelo di Giovanni: “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo grembo”. Chi accoglie nella fede il dono dello Spirito nel suo cuore ha in sé una sorgente esuberante di vita divina.

Infine, il profeta Gioele ha evidenziato il fatto che lo Spirito Santo si fa interprete e voce delle persone semplici e umili, disposte a diventare suoi profeti, al fine di trasmettere all’umanità i sogni e le visioni di Dio. Specialmente nel nostro tempo, a rischio di perdere il senso del futuro non illusorio, tutto appiattito sul presente in fatica di respiro a causa dei molteplici virus etici e sociali che lo ammorbano e che paralizzano sogni e visioni in grande.

 

Davvero conviene all’umanità intera affidarsi, anche indirettamente pur senza averne chiara consapevolezza, allo Spirito Santo, nel suo compito di ammiraglio, per tenere la rotta indirizzata verso il compimento della sua storia di civiltà.

X Giuseppe Zenti

Vescovo di Verona

 

 

(Diocesi di Verona)

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