23 maggio 2025
(Arv) Venezia 23 mag. 2025 – “Con questa iniziativa intendo portare delle testimonianze sull’impegno solidale di uno Stato economicamente in difficoltà, qual è la repubblica cubana, ma in cui è difeso il diritto universale alla salute sul suo territorio e sul territorio di popoli amici”. Erika Baldin (Movimento 5 Stelle), consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza dell’assemblea legislativa regionale, ha presentato con queste parole, oggi, a Venezia, a palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Veneto, la conferenza stampa sul tema “Il ruolo dei medici cubani nel rilancio del SSN: l’esempio della Regione Calabria” in collaborazione con l’Associazione Nazionale Amicizia Italia Cuba (ANAIC), e Medicuba, ente europeo di diritto civile svizzero. La conferenza stampa è iniziata con il ricordo del 101’ anniversario della nascita del partigiano Gino Donè Paro, combattente nel veneziano che contribuì “Anche al glorioso processo di liberazione postcoloniale dell’isola di Cuba – così Baldin – soggiogata dalla dittatura di Fulgenzio Batista. Vorremmo ricordare Donè e vorremmo ringraziare lo Stato cubano che lo ha sepolto con tutti gli onori come un personaggio importante per la sua storia contemporanea”.
“L’assunzione in servizio di medici cubani nelle strutture sanitarie della Regione Calabria – ha continuato Baldin – è avvenuta in applicazione dell’art. 13 del decreto-legge n. 18/2020 ‘Cura Italia’ attraverso il quale, nella crisi pandemica, sono stati ingaggiati temporaneamente medici di provenienza non comunitaria, in particolare russi e cubani. L’accordo tra organizzazioni dei sistemi sanitari calabrese e cubano risale all’11 agosto 2022 con la sottoscrizione del testo da parte di Roberto Occhiuto, Presidente della Giunta pro tempore nonché Commissario straordinario per la sanità calabrese, e Yamila Ramona de Armas Aguilla, Presidente della società CSMC, Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos; alla base dell’accordo, l’obbligo di garantire i LEA nel territorio regionale a fronte di uno scostamento significativo tra fabbisogno teorico di personale rilevato dalle aziende e unità in servizio ed essendo l’SSR gravato dall’obbligo di fornire assistenza sanitaria alle persone migranti. L’assunzione dei medici è avvenuta avvalendosi, da parte della Regione, delle procedure di distacco internazionale tenuto conto dell’impegno, rispettato tempestivamente, della CSMC di costituire una sede distaccata a Catanzaro. Con due decreti commissariali è stato perfezionato il contratto collettivo di lavoro specifico per il personale medico cubano che ha ottenuto anche il permesso di soggiorno: un contratto integrativo, mai derogatorio, della disciplina del CCNL dei dirigenti medici; il pagamento avviene attraverso la CSMC e il costo per la Regione è pari a 4.700 euro al mese per operatore, 1.200 dei quali a ciascun operatore a titolo di rimborso forfettario delle spese di vitto e alloggio; lo straordinario è, invece, pagato per 50% a CSMC e per il 50% all’operatore. La valutazione complessiva dell’attività dei medici forniti da CSMC è risultata molto positiva: circa trecento professionisti sono stati inseriti nei nosocomi più decentrati. Come componente della Commissione Sanità del Consiglio chiedo al governo regionale se possa essere applicato al Veneto un modello virtuoso di inserimento nel servizio sanitario pubblico di medici o di personale infermieristico da un Paese in difficoltà economica, ma con una straordinaria tradizione di medicina pubblica. La nostra Regione vive un allarmante fenomeno di esodo di professionisti del Servizio sanitario regionale. Dal 2019 al 2024, ben 8.000 operatori sanitari hanno scelto di abbandonare le strutture pubbliche, non per andare in pensione, ma per intraprendere nuove carriere nel settore privato, nella libera professione, oppure trasferirsi in altre regioni. L’obiettivo deve essere trattenere medici e sanitari nelle strutture pubbliche. Nel medio periodo vanno migliorate tutte le condizioni di lavoro nel pubblico, ma, nel breve periodo, parrebbe forse utile utilizzare uno strumento, peraltro proposto da governi regionali di destra. Questo dato, che mette in luce una preoccupante carenza di personale, sta mettendo a dura prova il sistema sanitario regionale e questo odierno contributo riteniamo possa essere utile in primis alle venete e ai veneti”.
“Ritengo di estrema importanza aver avuto l’opportunità di presentare queste iniziative a Venezia – ha sottolineato Alberto Cancian di ANAIC Venezia – proprio nella città che ha costruito ponti per più di un millennio, nell’auspicio che si continui a farlo: con la collaborazione di tutti sarà possibile vivere in un mondo migliore”.
“La nostra associazione – ha ricordato Enzo Pescatori, vicepresidente ANAIC nazionale – è nata nel 1961: a oggi sono 77 i circoli presenti in quasi tutte le regioni d’Italia, con quasi 4mila iscritti. Da più di sei decadi, quindi, lavoriamo con le autorità cubane interfacciandoci con l’ambasciata in Italia. Dal 2009 raccogliamo fondi per acquisto di farmaci antitumorali pediatrici da destinare verso Cuba; da anni lavoriamo e raccogliamo fondi per un vaccino contro la Dengue, per inviare peacemaker, per sostenere la produzione di eparina a basso contenuto molecolare, fondamentale durante la pandemia. Cuba è di aiuto in tutto il mondo grazie ai propri medici, alle brigate sanitarie, ma non riesce a curare in casa propria: il blocco ai danni di Cuba e le ricadute sulla popolazione sono quindi altissimi sotto ogni punto di vista, e continuano”.
“Ringrazio la consigliera Baldin per aver sostenuto questa iniziativa – ha sottolineato Mirta Granda Averhoff, Ambasciatrice della Repubblica di Cuba in Italia – e l’associazione Italia Cuba che si batte per aiutare la nostra Nazione da più di 60 anni. La solidarietà e l’internazionalismo sono un patrimonio sacro della Nazione cubana: proprio il 23 maggio, nel 1963, partì la prima brigata di medici cubani verso l’Algeria ed è questa la data che segna l’inizio della collaborazione medica cubana nel mondo: centinaia di migliaia di cooperanti, 2,3 milioni di visite mediche, un’impresa colossale resa possibile in un paese sottosviluppato. Attualmente siamo presenti in 56 paesi, con più di 24mila collaboratori, un impegno che ha riguardato anche l’Italia quando, ai tempi della pandemia, due brigate mediche arrivarono in Lombardia e Piemonte gettando le basi per lo sviluppo della collaborazione medica con l’Italia, grazie all’invio di infermieri, medici e tecnici, sempre all’insegna della solidarietà”.
Di seguito, Luis Enrique Perez Ulloa, coordinatore dei medici cubani in Calabria, ha raccontato l’esperienza in quella Regione: “I primi 51 medici cubani arrivarono in Calabria il 27 dicembre 2022, a Reggio, per rafforzare i servizi degli ospedali. Nell’agosto 2023 è arrivato il secondo gruppo di 120 medici cubani, cui sono seguiti altri 106 nel settembre 2024, 66 il mese dopo, e altri 48 sono arrivati il 19 maggio scorso. Attualmente si trovano in Calabria 360 medici in 27 ospedali calabresi distribuiti in 24 specialità; in particolare, oltre la metà del personale lavora nei pronto soccorso, con considerevole riduzione dei tempi di trattamento e di attesa. Grazie al personale cubano è stato possibile effettuare esami ad alta tecnologia, aprire nuovi reparti o rinforzare quelli esistenti dei diversi ospedali della Calabria, non solo con soddisfazione delle autorità, ma anche con il ringraziamento da parte dei numerosi utenti che hanno potuto fruire dei servizi offerti dai medici cubani”.
