Il cardinale Pietro Parolin: «Il Conclave ha identificato colui che il Signore ha scelto»

A pochi giorni dall’elezione di papa Leone, abbiamo raggiunto per un’intervista il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Suo malgrado, il porpora to vicentino si è trovato dopo la morte di papa Francesco al centro di una grande attenzione mediatica che ha portato molti giornalisti a Schiavon, suo paese natale e ha fatto riempire innumerevoli pagine di giornali. In contrasto non solo con le dinamiche ecclesiali, ma anche con l’umiltà e la riservatezza che sempre hanno caratterizzato il nostro “don Pietro”. Nell’elezione del nuovo Pontefice, il ruolo di Parolin è stato effettivamente di primaria importanza e la sera dell’8 maggio lo abbiamo visto sorridente a fianco di papa Leone affacciato alla Loggia della Basilica di San Pietro.

Eminenza, che emozioni ha provato nel guidare i la vori del Conclave?

«Non me l’aspettavo e non ci credevo fino a quando il Maestro delle Celebrazioni Pontificie mi confermò che, essendo sia il Decano che il Vice-Decano del Collegio Cardinalizio entrambi ultraottantenni e pertanto non entrando in Conclave, sarebbe toccato a me presiederlo, in quanto il più anziano di nomina dell’Ordine dei Vescovi (come è noto, i Cardinali sono distinti nei tre Ordini dei Vescovi, dei Presbiteri e dei Diaconi). Devo dire che, all’inizio, la cosa mi preoccupò non poco e mi misi a studiare attentamente la Costituzione Apostolica Universi Domini ci Gregis circa la vacanza della Sede Apostolica e l’elezione del Romano Pontefice e l’Ordo Rituum Conclavis, per prepararmi al meglio al compito che mi era stato affidato. Nonostante ciò, all’inizio mi sentivo un po’ impacciato, ma via via che i lavori procedevano acquistavo maggiore sicurezza e tranquillità. Così, dal punto di vista procedurale, mi sembra che tutto sia andato bene, come mi hanno confermato alcuni confratelli Cardinali. I sentimenti provati sono stati molti e molto intensi: mi sentivo profondamente compreso dell’atto che stavamo compiendo, soprattutto durante la processione d’ingresso nella Cappella Sistina e il canto del Veni Creator; vivamente sorpreso per esserne anch’io un protagonista; ammirato per il mistero della Chiesa che si stava dispiegando sotto i miei occhi; grato al Signore per avermi consentito di vivere questa intensa esperienza spirituale. Aggiungo che sono rimasto edificato anche dal clima di preghiera, di fraternità e di unità che ha caratterizzato lo svolgimento del Conclave».

Il Conclave ha contraddetto tante ipotesi e pronostici (su durata, nomi, disaccordi …) che circolavano: una prova che la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo?

«Noi lo crediamo con fermezza e il Conclave che abbiamo appena celebrato lo con ferma ulteriormente, se ce ne fosse bisogno. Del resto, è successo anche nei Conclavi precedenti: la scelta del Papa è avvenuta in tempi rapidi, dopo poche votazioni. Nella testimonianza che ho rilasciato al Giornale di Vicenza ho cercato di spiegare che tecnicamente è un’elezione, ma che, nel fondo, si ripete ciò che avvenne a Gerusalemme all’inizio della vita della Chiesa con l’aggregazione di Mattia al Collegio degli Apostoli: si tratta cioè di “identificare” colui che il Signore, che conosce i cuori, ha già scelto. Il problema, a mio parere, è che si guarda alla Chiesa da un punto di vista estremamente riduttivo, come un’istituzione esclusivamente umana, a volte addirittura come un’azienda, dimenticando il mistero che essa racchiude, che è la presenza di Dio, la presenza di Gesù Cristo, la presenza dello Spirito Santo, pur nella debolezza e addirittura nel peccato delle persone che la compongono. Ma questo approccio puramente sociologico non permette di coglierne l’intera realtà, la bellezza, la ricchezza. Lo consente solo la fede. Capisco che questo sguardo non è di tutti, ma direi che tutti, e soprattutto i mezzi di comunicazione, dovrebbero, avere coscienza di ciò e non essere “apodittici” nelle loro analisi e nei loro commenti, sapendo che nella lettura della Chiesa c’è sempre qualcosa che sfugge, per cui non è sufficiente l’uso dei criteri che valgono per altre situazioni».

Quali sono le caratteristiche del cardinale Prevost che ne hanno fatto il candidato prescelto?

«Credo che esse vadano ricercate innanzitutto nel suo curriculum vitae: egli è un religioso, appartenente all’Ordine di Sant’Agostino, ed è un pastore, che ha guidato per circa vent’anni la Diocesi peruviana di Chiclayo. Mi sembra, dunque, che goda di una vasta capacità di governo, come guida prima della sua famiglia religiosa e poi di una porzione del Popolo di Dio. Esperienza di governo che si è ulteriormente perfezionata a livello di Chiesa universale, da quando papa Francesco l’ha chiamato a presiedere il Dicastero per i Vescovi, che è uno dei Dicasteri più “delicati” della Santa Sede perché deve aiutare il Papa nella scelta dei Vescovi e a nessuno sfugge quanto sia importante assicurare dei buoni Pastori, secondo il cuore di Cristo, per le comunità cristiane. Né va dimenticato il profilo missionario del suo per corso di vita: mi pare di avergli sentito dire in un’intervista, che fin da giovane ha sentito questa vocazione, la quale poi ha avuto modo di dispiegarsi negli anni trascorsi in Perù. Questo dell’evangelizzazione, dell’annuncio di Gesù Cristo al mondo di oggi, in un linguaggio accessibile a tutti e soprattutto ai giovani, è stato uno dei temi fondamentali solle vati nelle Congregazioni cardinalizie pre-Conclave. Anche la “geografia” potrebbe essere un altro elemento che ha attirato l’attenzione degli elettori: nato negli Stati Uniti, ha vissuto a lungo in Italia, avendo nello stesso tempo esperienza del pianeta che ha girato come Priore generale dell’Ordine agostiniano e poi, in particola re, dell’America Latina. Si può dire, in un certo senso, che non gli sia totalmente estranea alcuna cultura. Infine, la mitezza e la serenità, che sono state immediatamente notate come caratteristiche della sua personalità e che lo aiuteranno a costruire ponti – come egli stesso ha dichiarato nelle prime parole rivolte ai fedeli – nelle situazioni di tensione e di conflitto che lacerano il mondo odierno, ma che non sono assenti, purtroppo, anche all’interno della Chiesa».

Quale augurio rivolge al nuovo Pontefice?

«Sono stato colpito dal brano della prima lettura del la Messa di sabato scorso, 10 maggio, preso dagli Atti degli Apostoli. Eravamo alla fine di una settimana del Conclave e, con il cuore ancora pieno dei tanti sentimenti provati durante l’esperienza appena vissuta, ho sentito come particolarmente adatte al nuovo Pontificato le parole dell’incipit: “In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore” colma del conforto dello Spirito Santo”. Auguro che il nuovo Vescovo di Roma, Successore di San Pietro e Vicario di Cristo, sappia guidare tutti noi, che siamo la Chiesa, in questo cammino, per essere, come afferma il Concilio Vaticano II all’inizio della Lumen Gentium, “in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”. Invito tutti i lettori de La Voce di Berici ad accompagnare papa Leone XIV con l’affetto e la preghiera».

Alessio Graziani

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(Diocesi di Vicenza)