Giornalisti, “ministri” della notizia, strumenti di relazioni buone e di pace: messa presieduta dal Vescovo al monastero della Visitazione

Sabato 17 gennaio il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha presieduto la celebrazione eucaristica con i giornalisti e gli operatori della comunicazione: una festa del patrono, san Francesco di Sales, promossa dall’ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, dal settimanale diocesano “La vita del popolo” e dall’Ucsi Veneto, in anticipo sulla memoria liturgica del santo, per poterla vivere insieme al Vescovo, prima della sua partenza per la visita pastorale ai missionari trevigiani in Ecuador. “Chiediamo – del parole del Vescovo – per tutti gli operatori della comunicazione la benedizione di un cuore buono, che permetta di comunicare cordialmente, ministri e strumenti di relazioni buone e di pace, messaggeri di «notizie buone»”.

Una bella partecipazione di giornalisti e operatori della comunicazione questa mattina, alla messa presieduta dal vescovo Tomasi nella chiesa del monastero della Visitazione di Treviso, che custodisce il cuore del fondatore dell’ordine della Visitazione di Maria, san Francesco di Sales, che è anche patrono dei giornalisti. Una celebrazione della festa del santo in anticipo (la memoria di è il 24 gennaio), per poterla celebrare con il Vescovo, prima della sua partenza per il viaggio pastorale in Ecuador. Ad animare i canti una corale delle parrocchie di Ponzano, Paderno, Merlengo e San Pelagio.

Con il vescovo ha concelebrato mons. Lucio Bonomo, direttore della “Vita del popolo”, presente con la redazione e un nutrito gruppo di collaboratori. A promuovere l’iniziativa, infatti, sono stati l’ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali e il settimanale diocesano, insieme all’Ucsi del Veneto, presente con il suo presidente, Mimmo Vita.

Nell’omelia mons. Tomasi, ricordando le figure di sant’Antonio abate (di cui ricorre la memoria proprio il 17 gennaio), e la chiamata di Saul e di Matteo, di cui parlava la Scrittura, ha ricordato che c’è una notizia, una Parola, che cambia la vita delle persone, perché ne cambia il cuore e, se ascoltata, creduta e vissuta, cambia anche la storia, e la storia della salvezza.

“Ci siamo trovati per celebrare insieme il rendimento di grazie per la vita, la professione, direi anche la missione dei giornalisti e degli operatori della comunicazione”, ha detto mons. Tomasi, che ha definito “ministri della notizia” coloro che sono “al servizio della ricerca, della scelta, e della comunicazione delle notizie, di quanto serve alla collettività e ai singoli per conoscere ciò che avviene nel proprio mondo e nel proprio tempo”. Notizie che non possono sempre essere “buone notizie”, ma che possono essere sempre “notizie buone”, ha ricordato il Vescovo, che contribuiscono alla conoscenza e all’interpretazione di ciò che insieme si vive, e che permettono a tutti di “partecipare alla vita della collettività, di prendersi cura del bene possibile, per sé e per gli altri. Una «notizia buona», comunicata per un sincero interesse per la vita delle persone, per quanto le tocca, le preoccupa, le motiva, una notizia «non falsa», e quindi verificata, ponderata, comunicata nella sua corrispondenza a quanto è accaduto nei fatti. Non manipolata né manipolatoria. Oserei dire: una notizia «vera»”.

Ricordando l’impegno di san Francesco di Sales, che nella Svizzera del sedicesimo e diciassettesimo secolo usava i nuovi strumenti a stampa, per diffondere il suo messaggio, mons. Tomasi ha sottolineato che “il gusto, la missione, la necessità di raccontare le vicende del nostro tempo trova anche oggi strumenti potentissimi, che presentano enormi possibilità e rischi altrettanto grandi di abuso e di manipolazione. Come ci ricordano le anticipazioni del messaggio di papa Leone XIV per 60ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, “il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana”. La voce umana deve sempre rimanere al centro di ogni sforzo comunicativo ed informativo. Soltanto la voce umana – ha ricordato il Vescovo – può contribuire alla crescita in umanità delle persone, delle comunità, della società intera”.

“«Basta amare bene per dire bene», diceva San John Henry Newman, proclamato da papa Leone “dottore della Chiesa. Per «dire bene» servono certo anche competenza, applicazione, lavoro, intelligenza e perseveranza, Ma «amare bene» è fondamentale, oggi come allora. Lasciamoci ispirare dal cuore di san Francesco di Sales, dal suo «bene amare per bene dire», richiamiamoci tutti al suo atteggiamento mite e coraggioso, amabile e dolce. Chiediamo – la conclusione del Vescovo – per tutti gli operatori della comunicazione la benedizione di un cuore buono, che permetta di comunicare cordialmente, ministri e strumenti di relazioni buone e di pace, messaggeri di «notizie buone»”.

(Fonte: comunicato stampa)

L’omelia integrale

(Diocesi di Treviso)