
È una bella coincidenza che domenica 25 gennaio la Giornata del Seminario della Diocesi di Vicenza e la Domenica della Parola coincidano. La “scintilla” di ogni vocazione, infatti, si accende incontrando la Parola di Dio. Lo conferma Nicolò Luisetto, seminarista vicentino originario di Povolaro: quella Parola per lui sono stati i versetti 38 e 39 del primo capitolo del Vangelo di Giovanni: Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». «Ho scelto questo brano per il Rito di ammissione – racconta Nicolò -. L’ho ritrovato nella prima tappa del Gruppo Sichem e nel percorso di lectio biblica del lunedì al Centro Ora Decima, intitolato “Venite e vedrete”. È un invito ad un atto di fiducia e di affidamento, non per ottenere certezze, ma per aprirsi a qualcosa di inatteso».
L’appuntamento di domenica per Nicolò si traduce nell’occasione di «parlare della vocazione al presbiterato, senza paura. Spesso abbiamo un’idea di prete legata al passato, che vive in un mondo chiuso, oppure di una figura ingabbiata dalla burocrazia. Certamente i molti impegni sono parte della vita reale, ma c’è anche tanto altro: il ministero presbiterale è un’opportunità di incontro, di dialogo con le persone nelle tappe rilevanti della loro vita. In questi momenti c’è bisogno di sentire una parola di vicinanza che non è la tua, ma ciò che condividi a partire dalla Parola di Dio».
Lo scorso settembre ha preso ufficialmente inizio il percorso del Seminario Insieme che vede risiedere a “Casa Madre Teresa“, una struttura collocata all’interno dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola (PD), una ventina di seminaristi provenienti dalle diocesi di Vicenza, Padova, Adria-Rovigo, Chioggia e Vittorio Veneto. Anche suor Lia Pasquale, educatrice del Seminario Insieme, insiste sul valore della testimonianza personale: «È da diversi anni che accompagno i seminaristi di Padova – racconta – e la crisi di identità del presbitero emerge in tutti, è come se avessero una nebbia davanti. Tuttavia, quando parlano di vocazione, i seminaristi hanno anche in mente modelli luminosi di presbitero, fanno riferimento a persone in carne ed ossa alle quali vorrebbero assomigliare. La crisi c’è, ma esistono anche persone che in questo contesto sanno muoversi con serenità, senza perdere la loro identità».
Anche per questo è positivo il confronto che si è innescato con l’esperienza del Seminario Insieme che «obbliga ad aprire l’orizzonte, evitando il rischio concreto che le piccole comunità diocesane diventassero asfittiche – conclude suor Lia -. I ragazzi si sono adattati con grande elasticità e naturalezza dentro questa nuova esperienza».
Andrea Frison
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