
Michael Mattarucco, 25 anni, vive a Bassano del Grappa. Da qualche anno è presente nei social come “missionario digitale”, attività che occupa gran parte del suo tempo libero, specialmente nei weekend, quando gira l’Italia portando la sua testimonianza. Nella sua parrocchia, a Santa Croce, dà una mano al gruppo ministranti e, quando serve, a uno dei cori parrocchiali.
Michael, quando hai iniziato a realizzare contenuti religiosi sul web?
«All’inizio utilizzavo i social per parlare di tecnologia, con l’idea di diventare un imprenditore digitale. Durante un corso, il formatore ha citato un brano del Vangelo. Ho iniziato a leggerlo e a conoscere Gesù come un amico: questo ha “scatenato” la mia interiorità e la mia parte spirituale. Ho letto il Vangelo con costanza, tutti i giorni, fino a un’esperienza molto forte di incontro con il Signore, il 2 aprile 2022. Lì è nato il desiderio di far conoscere anche agli altri quello che stavo scoprendo».
Come sei partito?
«Pubblicavo commenti al Vangelo su TikTok. Non è stato facile. Tanti amici che avevo si sono allontanati, altri si sono avvicinati. Il bene si è ampliato, ma anche il male: capita di ricevere insulti da atei o anche da cattolici ultratradizionalisti».
Hai avuto brutte esperienze?
«Tra i commenti a un video che ha ottenuto 2 milioni di visualizzazioni sono arrivate anche minacce di morte. Io però penso sempre che dietro a un commento c’è una persona: magari sta affrontando un momento difficile o ha molta sofferenza attorno a sé. Cerco di guardare più in là. Mi piacerebbe tantissimo arrivare a un confronto costruttivo, anche se le idee sono diverse. In pochi casi, ci si riesce».
Cosa ti convince a rimanere attivo sui social anche se sei esposto agli insulti?
«I social sono un ponte per incontrare le persone dal vivo. Credo che siano veramente un trampolino di lancio. Il fatto che ci siano dei sacerdoti che mi invitano nelle loro parrocchie perché trovano valore nella mia testimonianza è una grazia. Passare dai social al reale è la cosa più bella. E fai esperienza di una Chiesa veramente cattolica: ti senti a casa anche se ti trovi a Modena, Bari o Grosseto».
Sei legato all’esperienza della Fraternità (giuridicamente una Aps, ndr) di Alberto Ravagnani, che da poco ha rinunciato al sacerdozio. Cosa ne pensi di questa scelta?
«Non commento la decisione di Alberto Ravagnani. Posso solo dire che l’esperienza della Fraternità proseguirà: in questi giorni è in corso una riflessione su questo».
Come hai conosciuto Ravagnani?
«Nel 2022, con altri ragazzi, era venuto a Bassano invitato dal Comune dei Giovani. All’epoca stavo cercando una realtà dove quel poco che stavo scoprendo potesse combaciare con persone “accese”, come mi sentivo io. Così ho iniziato a frequentare gli eventi organizzati dalla Fraternità».
Cos’hai trovato in questa esperienza?
«Amicizia, sapendo che al centro c’è il Signore. La cosa che ti viene trasmessa è che dietro a uno sguardo luminoso c’è sempre Gesù».
Progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe realizzare un podcast, scrivere un libro e registrare una canzone che ho scritto».
Andrea Frison
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