“La cura è fatta di scienza ed esperienza umana, al centro c’è sempre la persona”: convegno in Seminario nella “Giornata del personale sanitario”

Si è svolto nella mattinata di venerdì 20 febbraio, in Seminario vescovile a Treviso. il workshop “Ripensare la salute: dialogo tra sapere scientifico ed esperienza umana”.

Il 20 febbraio è la Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario e socioassistenziale. La Giornata, istituita nel 2020, durante la pandemia da Covid 19, nasce quale momento per onorare il lavoro e l’impegno dei professionisti sanitari che, quotidianamente, affrontano le sfide di un sistema sanitario complesso per garantire il diritto alla salute e la tutela della dignità di ogni persona. Questa giornata rappresenta non solo una ricorrenza simbolica, ma un’occasione educativa significativa per riconoscere il valore umano, etico e relazionale delle professioni della cura, oltre alla loro imprescindibile competenza tecnico-scientifica.

L’iniziativa formativa nasce dall’Ulss 2 Marca trevigiana e dall’Università di Padova (corso di Laurea in Medicina e Chirurgia), in collaborazione con l’Istituto superiore di Scienze religiose “Giovanni Paolo I” di Treviso – Belluno ed è rivolta, in particolare, agli studenti iscritti ai corsi di Laurea triennali delle Professioni sanitarie e a quello in Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, nel Campus di Treviso, che hanno partecipato numerosi. Hanno portato il loro saluto e sono intervenute figure istituzionali, docenti e formatori.

Tra gli interventi quello del vescovo, mons. Michele Tomasi, che ha parlato della centralità della persona umana nei processi di cura, del valore della rete di relazioni, perché “non è solo un organo che si ammala, ma è tutto un contesto esistenziale, famigliare, amicale che soffre”. Mons. Tomasi ha ricordato la distinzione dei latini tra valetudo (il benessere fisico) e salus (il bene della persona nelle sue relazioni), ricordando che “per chi professa la fede cristiana, la salus è anche la salvezza, la pienezza di vita che il Signore ci dona”. Una collaborazione, tra saperi e tra istituzioni, che dura da alcuni anni, e che il Vescovo ha riconosciuto come preziosa: “Il fatto che collaboriamo in questo campo, significa che non c’è una delega in bianco a qualcuno, ma che tutti siamo coinvolti. Da parte nostra ci sono grande rispetto e gratitudine per tutti i mestieri di cura e per la dedizione e l’impegno che vengono profusi quotidianamente, spesso nel silenzio, e che non sono mai visti abbastanza, anzi, a volte vengono colpiti da atteggiamenti ostili”.

Il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, ha ricordato l’importanza del nostro Sistema sanitario nazionale, ripercorrendo le leggi che lo hanno strutturato, a partire dalla Carta costituzionale. “Dopo la pandemia da Covid 19 il mondo è cambiato – ha detto il direttore -, ci confrontiamo sempre più con la telemedicina e con l’Intelligenza artificiale, cominciamo a ripensare i saperi, ma il malato non è un numero, non diamo risposte ai suoi bisogni solo con le tecnologie. Nelle nostre professioni sanitarie siamo chiamati a dare speranza, coniugando scienza e umanesimo”. La dott.ssa Monica Cecchin, direttrice dell’Unità operativa complessa per le professioni sanitarie dell’Azienda Ulss 2 ha ricordato la dedizione quotidiana delle professioni sanitarie, che coniugano competenza e presenza, gesto tecnico e umano, e ha sottolineato, rivolta ai giovani studenti e studentesse, che fragilità, dubbi ed empatia non sono la debolezza, ma la forza dei professionisti della salute. Anche la dottoressa Santin, dirigente della Formazione universitaria dell’Azienda Ulss 2, ha messo in luce la preziosità del momento di ascolto reciproco e di sinergia tra saperi. Il prof. Giacomo Zanus, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia 2 dell’ospedale di Treviso e docente ordinario all’Università di Padova, ha ricordato che, nonostante lo sviluppo scientifico e tecnologico in Medicina, al centro resta sempre la figura del paziente. “Per l’umanizzazione delle cure dobbiamo saper conciliare la parte scientifica, i saperi acquisiti con gli studi, e la parte umanistica, il cuore, e anche la fede, per chi crede – ha sottolineato -. L’approccio, infatti, è sempre più olistico, comprensivo”. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce la salute non come assenza di malattia, ma come benessere fisico, psichico e sociale. “E questa giornata – ha concluso Zanus – ci consente di mettere l’accento sulla squadra dei professionisti sanitari, sull’approccio multidisciplinare della cura”.

La dott.ssa Silvia Sturniolo, referente per la Formazione universitaria dell’Azienda Ulss 2, che ha moderato gli interventi, ha poi presentato la storia di Martina, una giovane donna sana, che improvvisamente scopre di avere una malattia autoimmune: i giovani studenti si sono confrontati su questo caso clinico, in piccoli gruppi, con l’aiuto di facilitatori, professionisti di diversi ambiti – sanitario, filosofico – teologico – per un confronto, da diverse prospettive.

(Diocesi di Treviso)