
Sarà il cardinale vicentino Pietro Parolin, Segretario di Stato dal 2013, a presiedere nel pomeriggio di domenica 8 febbraio la Messa solenne che darà inizio al Giubileo Mariano della Rinascita in occasione dei 600 anni dalle apparizioni della Vergine Maria a Monte Berico. Un anno intero di celebrazioni, eventi culturali, percorsi e approfondimenti (al centro di questo numero del nostro settimanale trovate un inserto estraibile con il Messaggio del vescovo Giuliano e il calendario di tutti gli appuntamenti) per rinnovare la devozione alla Madre di Misericordia e proprio da qui far rinascere la fede, la speranza e la carità nelle nostre comunità.
Eminenza, qual è il suo primo o più bel ricordo legato a Monte Berico?
«Sono lieto di tornare a Monte Berico per la celebrazione del VI centenario delle apparizioni della Vergine a Vincenza Pasini e l’avvio dell’Anno giubilare. Ringrazio il vescovo Giuliano per l’invito. Direi che la devozione alla Madonna di Monte Berico è entrata in me con il latte materno, come avveniva un tempo per quasi tutti i vicentini e come speriamo avvenga ancor oggi, nonostante i tempi siano mutati. Era parte della trasmissione della fede, di non minore importanza se ricordiamo le parole di San Paolo VI al Santuario di Bonaria, in Sardegna, quando disse che come cristiani non possiamo non essere mariani. In numerose occasioni sono salito al Santuario (alcune volte a piedi da Schiavon) e molte volte vi ho celebrato da prete e da Vescovo. Ma i momenti più belli sono stati quelli in cui ho potuto sostare in preghiera davanti alla venerata immagine, in un santuario quasi deserto e nella penombra. Viva era la sensazione di essere anch’io sotto il suo manto materno. Mi sono sempre sentito abbracciato dal suo amore di Madre, mentre mi risuonavano le parole che Santa Maria di Guadalupe rivolse a Juan Diego (le avevo apprese durante il mio servizio in Messico): Figlio mio, che nulla ti affligga … Non sono qui io, tua Madre? Non sei forse sotto la mia ombra e protezione? Non sono io la tua salute? Non stai sul mio cuore e fra le mie braccia? Di che cos’altro hai bisogno?».
Proprio l’8 febbraio ricorrono i nove mesi di pontificato di papa Leone. Visto da vicino, quale stile e quali attenzioni lo caratterizzano maggiormente?
«Il tempo passa veloce e sono già nove mesi da quell’8 maggio scorso, che tante emozioni ha suscitato anche a Vicenza. In questo periodo abbiamo cominciato a conoscere il nuovo Pontefice che il Signore ha donato alla sua Chiesa. Direi che papa Leone XIV si caratterizza per la grande serenità con cui affronta le cose, una serenità che mi ha colpito fin dalla sua elezione e che si conferma come una caratteristica della sua personalità. Dedica molto tempo all’ascolto delle persone e all’approfondimento delle questioni, in modo tale da ottenere quanti più elementi possibili utili per prendere le decisioni. Si è proposto uno stile di governo collegiale, come dimostrano, ad esempio, il Concistoro celebrato nel mese di gennaio e le riunioni dei capi-dicastero della Curia Romana fissate con maggiore frequenza. Quanto alle attenzioni, mi sembra che egli si sia concentrato fin dall’inizio sul tema dell’unità della Chiesa, in linea anche con il suo motto: “In illo uno unum” (Nell’unico Cristo siamo uno), ponendolo al centro del suo pontificato e promuovendolo in termini di comunione, sinodalità cattolica e dialogo ecumenico. Sul fronte per così dire esterno, si è dimostrato estremamente preoccupato per la pace nel mondo, una pace disarmata e disarmante, come egli stesso l’ha definita subito dopo l’elezione».
Lei è stato a lungo in Venezuela: quale augurio rivolge oggi a questo popolo?
«Come ho detto più volte, il periodo in cui sono stato Nunzio Apostolico in Venezuela è stato particolarmente significativo per la mia vita ed ha lasciato in me una traccia profonda, per cui, anche dopo il mio ritorno a Roma, ho sempre seguito con particolare attenzione le vicende di quel caro Paese. Il mio augurio rimane quello di sempre, anche nella nuova situazione che si è creata dopo il 3 gennaio 2026: che prevalga, sopra ogni altra considerazione, il bene del popolo venezuelano! Ciò significa tante cose, che papa Leone XIV ha richiamato nel Post-Angelus del 4 gennaio seguente, a partire dal rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la liberazione dei prigionieri politici, la stabilizzazione economica… Mi permetto di invitare anche i lettori de La Voce dei Berici, in questo anno commemorativo del VI centenario delle apparizioni di Monte Berico, di tenere presente nella loro preghiera il Venezuela e i suoi abitanti, che si caratterizzano per una radicata e tenera devozione alla Santissima Vergine Maria, venerata con diversi titoli nei tanti Santuari sparsi nel Paese, affinchè si superi presto questo periodo di incertezza e ci si incammini risolutamente su vie di giustizia e di pace».
Quale ruolo può avere la Chiesa Cattolica nei difficili processi di pace in corso?
«La voce della Chiesa è fondamentale nella difficile situazione che vive il mondo di oggi. Essa richiama i principi che sono alla base di ogni pace “giusta e duratura” (parole usate già da papa Benedetto XV nella sua lettera ai Capi delle Nazioni belligeranti nell’agosto del 1917), identificati chiaramente dall’Enciclica Pacem in terris di San Giovanni XXIII, nei fondamenti della verità, nella giustizia, nell’amore e nella libertà. Insiste affinché al “diritto alla forza”, che oggi sembra nuovamente prevalere nei rapporti internazionali, distruggendo quel multilateralismo che si era faticosamente costruito dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, si sostituisca la “forza del diritto”, che è lo strumento principale per assicurare il rispetto dei più deboli. Insiste sul disarmo, il disarmo militare, soprattutto di fronte alla spaventosa prospettiva di un conflitto atomico, ma anche il disarmo degli spiriti e delle parole, che incitano alla violenza. Propone la conversione dei cuori, perché la pace non può che nascere da cuori pacificati e virtuosi. È un’azione lenta e perseverante, che però non può mancare senza correre il rischio che il mondo sprofondi in tenebre ancora più fitte di quelle che oggi l’avvolgono. A questo Magistero, si affianca l’opera della diplomazia pontificia, ma anche l’opera di tanti cristiani che, in forma discreta ma non meno efficace, sono costruttori di pace nel loro ambiente di vita».
Accompagnerà il Santo Padre a Vicenza?
«Nel caso in cui il Santo Padre Leone XIV dovesse compiere una visita a Vicenza, certamente mi piacerebbe accompagnarlo e vivere insieme con lui e con tutti i miei cari concittadini, ai quali resto legato da profondo affetto, un momento di grande significato religioso e civile».
di Alessio Graziani
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