
Saldi invernali 2026 all’insegna della prudenza. È quanto emerge dal questionario promosso da Confesercenti del Veneto Centrale tra i consumatori del territorio. Un’indagine che restituisce il quadro di una stagione commerciale condizionata dal clima economico e da una maggiore selettività negli acquisti.
La maggioranza dei rispondenti (circa il 65%) risiede in provincia di Padova. Il 73% ha dichiarato di aver effettuato acquisti durante i saldi, ma con modalità contenute: il 40% ha comprato una sola volta e il 16,7% più volte. Resta significativa la quota di chi non ha acquistato, per disinteresse o scarsa fiducia nella convenienza.
Il dato più rilevante riguarda la spesa: per il 44,8% è stata più bassa rispetto allo scorso anno. Quanto agli importi, il 29,6% si è collocato tra i 200 e i 400 euro, mentre il 22,2% ha superato i 400 euro , ma rimane ampia la fascia sotto i 200 euro.
A incidere sono soprattutto le condizioni economiche generali: il 50% degli intervistati afferma che inflazione, bollette e mutui hanno influito molto sulle decisioni di acquisto, il 23,3% abbastanza.
Sul fronte dei canali di acquisto, il 33,3% ha scelto prevalentemente l’online, ma una quota significativa continua a rivolgersi ai negozi del centro e di quartiere. L’abbigliamento donna (48,3%) e uomo (37,9%) restano le categorie più acquistate.
Dalle risposte aperte emerge un messaggio chiaro: per incentivare gli acquisti nei negozi cittadini servono più parcheggi, migliore viabilità, trasporti efficienti, sicurezza e qualità dell’offerta. Accessibilità e attrattività urbana restano leve decisive.
«I dati confermano un clima di prudenza – commenta Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti Veneto Centrale –. I consumatori non hanno smesso di acquistare, ma lo fanno in modo più selettivo e contenuto. Il 45% dichiara una spesa inferiore rispetto al 2025 e questo deve far riflettere. L’impatto dell’inflazione e del costo della vita è evidente».
«Anche in Veneto – aggiunge Nicoletta Allibardi, Fismo Confesercenti– il periodo natalizio non ha espresso appieno il suo potenziale, anche per l’effetto di anticipo degli acquisti legato al Black . Tuttavia, le imprese hanno dimostrato capacità di adattamento e tenuta in una fase ancora condizionata dall’andamento dei prezzi e dall’evoluzione delle abitudini di consumo. «I saldi continuano a rappresentare un passaggio importante, ma non possono più essere considerati l’unico strumento di tenuta per il commercio di prossimità. Il comparto necessita di interventi strutturali, a partire da una revisione delle regole e da politiche capaci di sostenere davvero i negozi nei centri urbani. L’online muove volumi, ma non costruisce comunità: non crea identità, non genera relazione e non tiene insieme il tessuto urbano che dà senso al commercio».
«Dalle risposte – conclude Convento – emerge con forza un altro elemento: i cittadini chiedono città più accessibili, parcheggi, mobilità semplice e sicurezza. Il commercio di vicinato continua a rappresentare un presidio economico e sociale, ma ha bisogno di condizioni urbane favorevoli per competere, anche rispetto all’online. Serve un lavoro condiviso con le amministrazioni per rendere i centri più attrattivi e sostenere concretamente le imprese».
