
È arrivata la “chiamata di marzo” per le parrocchie e le unità pastorali della Diocesi di Vicenza. No, non si tratta dell’antico rito cimbro di fine inverno, ma della nuova “call” (chiamata) per partecipare al progetto “Animatori di comunità”.
Le Up e le parrocchie interessate ad avviare un percorso di co-progettazione e attivazione di processi comunitari hanno tempo per presentare la loro candidatura entro il 21 marzo. Per conoscere meglio la figura degli animatori di comunità e sperimentare alcune dinamiche di animazione, il Servizio di Pastorale giovanile propone alcuni incontri aperti a membri dei consigli pastorali, animatori, educatori, responsabili di gruppi, catechiste e catechisti: il 16 febbraio a Noventa Vicentina, il 2 marzo a Marostica e il 16 marzo, in contemporanea, a Roncà (VR) e a Marano Vicentino.
In parallelo si aprirà la call per i giovani tra i 20 e i 30 anni che vogliono mettersi a disposizione per svolgere questo ruolo. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata per il 3 maggio; successivamente la Pastorale giovanile valuterà le candidature. Ai giovani selezionati verrà attivato un contratto di lavoro part time da 10 ore settimanali, della durata di tre anni. Nel 2025 si è svolta una prima call e attualmente sono tre le animatrici di comunità attive in Diocesi (vedi i tre box in basso).
«L’animatore di comunità è una figura utile per le parrocchie e le unità pastorali che vogliono ripensarsi – spiega Francesco Caccin, referente del progetto –. Nelle UP, in particolare, questa figura può aiutare ad “oliare” alcuni meccanismi per un lavoro più coordinato e sinergico tra le parrocchie. Inoltre, non dimentichiamo che la presenza di un giovane che lavora in parrocchia può favorire l’attivazione di processi di coinvolgimento della realtà giovanile».
È importante sgombrare il campo da equivoci sul ruolo degli animatori di comunità: «Non sono i custodi dell’oratorio, non hanno le chiavi di tutte le strutture e tantomeno sono il “cappellano giovane”; non sono catechisti o animatori – precisa Caccin –. L’animatore di comunità si occupa di gruppi, dinamiche relazionali, conflitti e ha come focus la comunità, che accompagna fornendo strumenti per progettare attività, interventi e proposte».
Il lavoro degli animatori di comunità si articola in un primo anno di ascolto, durante il quale viene mappata la realtà e i suoi bisogni; un secondo anno di intervento; e un terzo anno di sgancio: «L’animatore di comunità non crea iniziative che dipendono da lui, ma percorsi che possano camminare con le proprie gambe una volta concluso il triennio».
L’esperienza degli animatori di comunità nella Diocesi di Vicenza è cominciata nel 2018. «In questi anni – racconta Caccin, che è stato a sua volta animatore di comunità – gli animatori hanno contribuito a co-progettare esperienze di formazione interparrocchiali, a mettere insieme circoli Noi e gruppi per riflettere insieme, a far ripartire gruppi giovani trovando animatori e costruendo un percorso. Hanno lavorato su Grest unitari nelle UP e supportato la co-progettazione degli oratori per rilanciare attività e proposte».
«Il progetto degli animatori di comunità è un’opportunità di cui le parrocchie devono approfittare – dichiara Pietro Mancino, responsabile del Servizio di Pastorale giovanile –. Siamo in un momento in cui può essere proficuo ripensare l’azione pastorale con un coordinamento che abbia competenze specifiche, in sinergia con il territorio e rendendo partecipi i giovani. Un’occasione concreta per animare e riattivare le nostre unità pastorali. Come Pastorale giovanile siamo inoltre al lavoro con la Fondazione di Comunità Vicentina per una collaborazione che ci permetterà di ampliare il progetto».
Andrea Frison
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