Quattro incontri, come i quattro piloni di un ponte che collega il Festival di Pastorale Giovanile che si è svolto lo scorso anno a quello che si svolgerà il 7 giugno 2026. È il fuori festival “Tracce di pastorale giovanile”, un appuntamento mensile in febbraio, marzo, aprile e maggio «per approfondire il tema del Festival dello scorso anno “Manifestare speranza” e aprire a quello scelto per il 2026 “Gustate e vivrete”» spiega don Nicolò Rodighiero, referente per il Servizio di pastorale giovanile della Diocesi. Che prosegue: «Proporremo quattro incontri formativi rivolti a educatori, animatori, catechisti, capi scout, una sorta di corso “di alta formazione” che offrirà spunti sul proprio servizio, approfondimenti, idee nuove».
Si comincia il 12 febbraio con il primo di tre appuntamenti che si svolgeranno al centro comunitario parrocchiale di Caldogno, dalle 20.45. La serata avrà per ospite la sociolinguistica Vera Gheno che parlerà di “Linguaggi di speranza – Le parole nella relazione educativa”. Il 12 marzo si affronterà invece il tema “Dalla violenza alla cura – Quali attenzioni e posture per una sana relazione educativa?” a cura del Servizio Tutela Minori della Diocesi di Vicenza. “Cosa c’è dopo? – Morte, senso, fede” è invece il tema al centro dell’incontro del 16 aprile, con Christian Dall’Olmo, infermiere, Giada Righetti, psicologa, e Selene Zorzi, teologa. L’appuntamento conclusivo sarà invece il 15 maggio al cinema Araceli di Vicenza, alle 20.45, con Arianna Prevedello, scrittrice e animatrice culturale, che offrirà un’anteprima del Festival di Pastorale Giovanile 2026.

«Questi incontri sono il frutto di una riflessione durata a lungo sulle piste importanti oggi per parlare di speranza, continuando quindi a lavorare sul tema del Giubi-leo che si è da poco concluso – spiega don Rodighiero -. Uno degli ambiti in cui questo è più difficile è quello delle parole, da qui l’incontro con Vera Geno: abbiamo bisogno di abilitarci a linguaggi nuovi per parlare del futuro». Il secondo incontro «vuole raccogliere un po’ tutti gli atteggiamenti che raccontano una mancanza di cura nei nostri contesti educativi – spiega don Nicolò -. “Cura” deve tornare ad essere una manifestazione di speranza». Particolarmente sfidante è il tema del terzo appuntamento, «un’occasione per rinnovare la nostra speranza nel risorto con tre voci che rappresentano tre punti di vista diversi sul tema della morte».
L’appuntamento che chiude il fuori festival sarà invece «un affondo sul tema che abbiamo scelto testando, “Gustate e vivrete”: un invito a gustare l’attimo, ad assaporare la vita, a non “scrollare” su relazioni ed esperienze ma a “stare” nelle cose».
Gli incontri del fuori festival sono rivolti alle figure educative, «ma quello che riteniamo importante come equipe di pastorale giovanile è il contesto in cui si fa sempre più rete. La stessa iniziativa del Festival è orientata in questo senso: non è un progetto pronto calato dall’alto ma qualcosa che si crea insieme. Ci prendiamo cura degli educatori perché diventino a loro volta protagonisti di questa iniziativa. Ci troviamo insieme per costruire insieme qualcosa per gli altri».
Andrea Frison
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