
PARALIMPIADI 2026. COLDIRETTI VENEZIA OSPITE IN CASA VENETO: L’AGRICOLTURA DELL’INCLUSIVITA’
9 Marzo 2026 – Stamane, 9 Marzo a Cortina, in Casa Veneto, Coldiretti ha organizzato un momento di confronto nello spazio istituzionale della Regione del Veneto per testimoniare il valore dell’agricoltura sociale, una realtà sempre più radicata nel territorio veneto che unisce produzione agricola, inclusione lavorativa e servizi alla persona, contribuendo a costruire comunità più coese e resilienti.
Ad aprire i lavori è stata Chiara Bortolas, presidente di Coldiretti Belluno, che ha portato i saluti alle autorità e ai presenti offrendo una cornice sul valore dell’agricoltura sociale in Veneto.
Ospite per Coldiretti Venezia accompagnati dalla presidente di Coldiretti Venezia Tiziana Favaretto e dal direttore Giovanni Pasquali, la fattoria sociale Casa di Anna, luogo di inclusione, nata nel 2014 grazie a Carla e Piero Pellegrini che desideravano un futuro senza barriere per Anna, la loro figlia affetta da una grave disabilità. A distanza di anni, grazie al sostegno e all’ impegno di tante persone hanno realizzato il sogno di creare un luogo dove agricoltura biologica e il rispetto per l’ ambiente si intrecciano con l’ inclusione sociale. A portare la loro testimonianza stamane è stato il titolare Piero Pellegrini con due collaboratori. “ La nostra fattoria sociale da tre collaboratori iniziali è arrivata a coinvolgerne settanta e il successo della nostra missione è dato dal fatto che non solo ci si ferma all’accoglienza ma investiamo sulla formazione affinchè si arrivi ad una collocazione nel mondo del lavoro”.
Tra gli interventi quello di Jacopo Testoni della Direzione Agroalimentare Regionale che ha illustrato le novità della normativa regionale aggiornata, in linea con la legge nazionale 141 del 2015. Tra gli elementi chiave: l’istituzione del Tavolo Tecnico regionale dell’Agricoltura Sociale, la semplificazione delle procedure burocratiche e una maggiore integrazione delle attività delle fattorie sociali nella programmazione socio-sanitaria locale.
La conclusione dei lavori è stata affidata alla presidente di Coldiretti Venezia Tiziana Favaretto che ha ricordato come le fattorie sociali siano realtà che attraverso il lavoro nei campi, la didattica e la produzione agricola, dimostrano come l’agricoltura possa diventare uno spazio concreto di crescita, relazione e opportunità.
L’agricoltura sociale infatti non è più una sperimentazione, ma una realtà strutturata e riconosciuta, capace di generare valore economico, sociale e umano. Grazie all’aggiornamento normativo della Regione del Veneto, le fattorie sociali diventano ora parte integrante del welfare territoriale.
“Oggi abbiamo ascoltato testimonianze che non sono soltanto esperienze virtuose- ha sottolineato Tiziana Favaretto – ma rappresentano un modello concreto di sviluppo per il nostro territorio. C’è un’agricoltura che non produce solo cibo, ma relazioni, dignità, opportunità.”
Dagli interventi di oggi sono emersi tre messaggi forti.
Il primo: l’inclusione genera valore reciproco. Le aziende che hanno scelto questa strada non hanno “aggiunto” un progetto sociale, ma hanno trasformato il proprio modo di fare impresa. L’inclusione è diventata parte dell’identità aziendale.
Il secondo: il lavoro in rete è fondamentale. L’integrazione con i servizi socio-sanitari, il dialogo con le istituzioni, il nuovo Tavolo Tecnico regionale sono strumenti indispensabili per dare stabilità e continuità a questi percorsi.
Il terzo: l’agricoltura sociale è una risposta concreta allo spopolamento e all’impoverimento sociale, soprattutto nelle aree montane e rurali. Dove c’è una fattoria sociale c’è presidio, c’è comunità, c’è futuro.
“La sfida che abbiamo davanti è chiara- ha concluso Favaretto- semplificare, sostenere, accompagnare. Servono strumenti concreti, ma serve soprattutto una visione condivisa. Il nostro impegno sarà quello di continuare a fare squadra con la Regione, con le aziende, con il mondo del sociale e con le comunità locali, affinché sempre più imprese agricole possano intraprendere questo percorso. Coltivare la terra significa coltivare il futuro. E oggi abbiamo dimostrato che questo futuro può essere più giusto, più inclusivo, più umano.”
