“Il prezzo del latte riconosciuto ai nostri allevatori non copre assolutamente i costi di produzione, ancor più con gli aumenti dell’energia, dei mangimi e dei carburanti”. A sottolinearlo è Coldiretti Padova che nei giorni scorsi ha chiamato a raccolta gli allevatori dell’Alta Padova e convocato a Cittadella la Consulta provinciale latte per affrontare la grave crisi che sta investendo un settore fondamentale per l’agricoltura padovana.
Negli ultimi mesi il prezzo del latte alla produzione, ricorda Coldiretti Padova, ha registrato una riduzione significativa, mentre i costi continuano a crescere: con la guerra in Medio Oriente i prezzi di energia e carburanti in pochi giorni sono aumentati del 30%, trascinando verso l’alto anche i mangimi e altre voci di spesa. In queste condizioni, numerose aziende zootecniche stanno lavorando senza margini adeguati, con il rischio concreto di ridurre la produzione o di cessare l’attività.
A preoccupare è il crollo delle quotazioni di latte spot per l’uso alimentare, sceso sotto i 23 centesimi al litro, mentre il latte conferito alle cooperative per la trasformazione in formaggio a marchio Dop rimane per ora ad un prezzo sostenibile. Ma, come ha certificato Ismea, i costi di produzione per un litro di latte sono di 50 centesimi, quindi sotto questa cifra gli allevatori lavorano in perdita.
“I nostri allevamenti sono il primo anello della filiera lattiero-casearia – ricorda Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova – e garantiscono ogni giorno qualità, sicurezza e continuità produttiva. Senza un riconoscimento economico adeguato del latte alla stalla, la tenuta del settore diventa fragile, con ricadute su trasformazione, occupazione e territori rurali. Una adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità che sostengono l’economia, il lavoro e il nostro territorio”.
Nella nostra provincia, ricorda Coldiretti Padova, gli allevamenti zootecnici orientati alla produzione di latte sono 423, concentrati in particolare nell’Alta Padovana, per un totale di oltre 47.800 capi bovini. Nonostante la riduzione del numero delle stalle, che nel 2015 erano 659 con oltre 53 mila capi, la quantità di latte prodotta è passata da 208 mila a 244 mila tonnellate. Aumentano infatti le stalle di grandi dimensioni mentre i piccoli allevamenti sono sempre meno. Il fatturato complessivo del settore latte nel padovano è di circa 80 milioni.
A pesare sulle quotazioni è l’eccesso di produzione a livello europeo, soprattutto in questi ultimi mesi, che porta ad una marcata riduzione dei margini. Inoltre la domanda di prodotti lattiero caseari non cresce non cresce al passo della produzione di latte fresco, con tensioni su segmenti meno trasformati e sui mercati esteri. Resta particolarmente critica la questione dell’ingresso di latte spot estero in Italia a prezzi fortemente ribassati, che rischia di generare distorsioni di mercato e di compromettere la sostenibilità economica delle aziende zootecniche nazionali.
“Il latte deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la produzione dei formaggi a marchio – continua Lorin, – a partire dalla buona presenza di proteine e di grassi. Una qualità che è possibile solo con un alto livello di benessere animale e con un’alimentazione bilanciata. E’ il caso degli allevamenti dell’Alta Padovana nei quali l’alimentazione è basata sul fieno ricavato dai prati stabili e dalle coltivazioni di prossimità, come il mais. Ma agli allevatori va garantito il giusto compenso attraverso contratti in linea con la norma sulle pratiche sleali per evitare speculazioni. La Consulta latte – conclude il presidente di Coldiretti Padova – continuerà seguire l’evoluzione per assicurare un futuro alla filiera del latte di qualità”.

