Il Vangelo e la vita

Sabato 11 aprile, nell’Abbazia di Maguzzano si sono celebrate le esequie di Vittorio Messori. Giornalista e scrittore, cresciuto in un ambiente ateo e poi convertito al cattolicesimo, ha trovato un questo luogo una sorta di oasi di pace, riflessione e preghiera. Qui ha voluto pure la costruzione di un santuario all’aperto chiamato Madonna degli ulivi (nella foto).

A presiedere la liturgia esequiale il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, che nell’introduzione ha citato quanto Vittorio Messori scriveva nelle pagine conclusive di Scommessa sulla morte (1982): “È soprattutto quando ci parla dell’Eucaristia che il Vangelo si scontra con l’avarizia della nostra intelligenza e la grettezza del nostro cuore. contratti per la paura di credere troppo”.

Nell’omelia ha commentato le letture della liturgia del giorno (2 Tm 1,1-3.6-12; Sl 117; Mc 16,9-15) partendo dal finale del Vangelo secondo Marco in cui per tre volte «si fa riferimento al fatto che i discepoli non credono. Non credono a Maria di Magdala; non credono neppure ai due di Emmaus; e, da ultimo, gli Undici non credono neanche a Gesù. Credere, in effetti, non è mai scontato. Non lo è stato neanche per Vittorio. Per lunghi anni ha vissuto come se Dio non ci fosse. Fu grazie al Vangelo che ebbe modo di incontrare Gesù Cristo. E così avvenne che quelle che sembravano “ipotesi” diventassero “scommessa”, al punto da confidare: “Ciò che m’interessa è la fede, la possibilità stessa di credere, di scommettere sulla verità del Vangelo. Il resto è solo una conseguenza. Etica, società, lavoro, politica… Tutto necessario, ma assurdo, se prima non si saggia l’esistenza e la resistenza del chiodo che deve reggere ogni cosa. E quel chiodo è Gesù”. Gesù è il “chiodo”, esistente e resistente a cui Vittorio è rimasto attaccato fino allo scorso venerdì santo. Lo stesso “chiodo” della sua amata Rosanna, scomparsa quattro anni fa di sabato santo. Come ha scritto Aldo Cazzullo: “Se oggi potranno festeggiare la Pasqua insieme, sarà bellissimo”. La fede è stata la “porta” che ha reso accessibile una Presenza che non ci si aspetta e che è essenziale per vivere. E vivere bene. E soprattutto vivere in una condizione di libertà, per sottrarsi a quella “dittatura” del ‘qui e ora’, che rende così angusta la nostra esistenza. A pensarci, Vittorio più che un “orso” è stato un “uomo libero”, al punto da essere frainteso e, perfino, strumentalizzato. Era libero perché vero, reso tale dalle parole accorate dell’Apostolo al giovane Timoteo: “So infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato”».

A partire da questo versetto il Vescovo si è poi chiesto come Messori abbia custodito quella fede che gli è stata affidata: «L’ha custodita lasciandosi ispirare da Maria che nei Vangeli non ha un rilievo particolare, ma attrae per la speranza che la pervade. E Vittorio l’ha incontrata in modo speciale negli occhi di S. Bernardette a Lourdes. Al punto da confidarsi così: “Mi sono chiesto perché sono sopravvissuto a Rosanna e mi conforta pensare che questo distacco sarà solo temporaneo. Non è stato facile, anche perché nel frattempo ho terminato la mia collaborazione col Corriere della sera e ho perso la mia capacità di scrittura. Avevo una memoria ferrea, non ce l’ho più: ora, nel bel mezzo di un discorso, mi dimentico nomi, date, situazioni… Ma sono grato di questo al Signore e alla Madonna perché, togliendo questo e quello, mi fanno sentire precario e mi spronano a confidare di più in loro, a staccarmi dal mio io, dalle mie sicurezze, da ciò che mi ha fatto vivere su questa terra e a desiderare sempre di più il compimento che avverrà dopo la morte. E mi insegnano a vivere i giorni con la stessa pazienza dimostrata da Maria, a rispettare con calma i tempi di Dio, che non sono i nostri” (Intervista a Jesus, gennaio 2024)».

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(Diocesi di Verona)