
Venezia, 5 aprile 2026
Il Patriarca Francesco Moraglia ha presieduto questa mattina la Messa nella Pasqua di Risurrezione del Signore nella basilica cattedrale di San Marco Evangelista in Venezia. Forte il richiamo del Patriarca al contesto geopolitico drammaticamente sconvolto da guerre e violenze: «Pasqua è l’affermazione che il disarmato è più forte dell’armato, che il servo è più grande del padrone, che l’amore che si sacrifica è più potente della morte che distrugge. È la verità che ribalta il modo di vivere degli uomini: non conta quanto accumuli, ma quanto doni. […] L’augurio è di una Santa Pasqua fatta di tanta verità, di tanta santità e di tanta conversione personale. Sia una Pasqua di pace per tutti, soprattutto dove si combattono le guerre, ad iniziare dall’Ucraina, dalla Terra Santa, dall’Iran».
Di seguito il testo integrale dell’omelia del Patriarca:
“Cari fratelli e sorelle,
la novità cristiana della Pasqua contiene un messaggio che ribalta il nostro modo di vedere e sentire le cose.
A Pasqua siamo introdotti in una realtà che presenta i caratteri della novità assoluta. A Pasqua, nella storia dell’umanità, la morte non ha più l’ultima parola e deve cedere il passo alla vita; la morte deve ritirarsi perché la vita è più forte.
La notizia si diffonde a Gerusalemme alle prime luci dell’alba, in un giorno di primavera di duemila anni fa; era l’anno 30 di quello che sarà denominato il primo secolo dopo Cristo.
Alcune donne – come in quel tempo era in uso presso gli Ebrei – si fanno carico degli adempimenti per la sepoltura di un morto ma, giunte al sepolcro, si sentono dire: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto»” (Mt 28, 5-7).
Tutto si riduce a questo: dalla morte – inaudito! – sorge la vita. È una verità che ribalta la logica del mondo e che Gesù aveva già espresso con le parole: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,34).
Sì, dalla morte la vita! È l’annuncio del mattino di Pasqua che “rompe” nel modo più radicale con la logica del mondo. Parafrasando Karl Barth – fra i maggiori teologi del XX secolo – possiamo dire: il Vangelo è il sì di Dio dove il mondo dice no e viceversa. D’altra parte, Gesù è venuto per insegnare la verità di Dio, non la logica o il buon senso degli uomini.
Nella prima lettera ai Corinti l’apostolo Paolo parla della risurrezione di Cristo dai morti: ”…se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1Cor 15,12-14).
Il criterio di verità proposto dall’apostolo è chiaro: non sono i Corinti morti ma il Cristo risorto – sì, Lui – che assurge a criterio di verità. Questa è la Pasqua cristiana.
Pasqua è per eccellenza il Vangelo cristiano, ossia la buona notizia di Gesù, il Signore della vita. Sì, Cristo è risorto! Non è una “frase fatta”, non è un augurio “stagionale”. È, piuttosto, la notizia più politicamente scorretta che possa risuonare.
Il senso comune ritiene che la morte è la fine di tutto, ma Pasqua diventa la negazione di tutto questo. E se la vita nasce dalla morte, allora, il nostro modo di pensare e di vivere deve essere ribaltato.
Anche noi, oggi, ci troviamo innanzi alla tomba vuota e sentiamo rivolte a noi quelle parole: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui. È risorto” (Lc 24,5-6). È l’annuncio che toglie la terra sotto i piedi. Ma il Vangelo – a ben vedere – in molte sue pagine contiene parole e fatti che sono in profonda sintonia e che preparano la novità dell’evento pasquale.
Se il chicco di grano non muore – aveva detto Gesù -, rimane solo ma se invece muore diventa fermento di vita e produce una grande quantità di nuovi chicchi. Morire per dare la vita: è una richiesta che la mentalità mondana non capisce, non accetta e da cui preferisce prendere le distanze. La mentalità comune ci insegna piuttosto a conservare, ad accumulare, a difendere gelosamente la propria vita e a non donarla.
Gesù ribalta la logica vigente: la vera vita si ottiene solo donandola per amore; la morte, per Gesù, non è la fine ma la semina. La Pasqua insegna che il dono di sé, anche quando costa fatica interiore, è fecondo. Senza la Pasqua siamo solo dei chicchi isolati e chiusi nella nostra presunta sicurezza. Con la Pasqua, invece, si diventa spighe cariche di vita.
Il senso comune degli uomini dice: “Difendi te stesso”, “Prendi il potere”, “Cerca il successo”. Cristo dice invece: “Beati i poveri”, “Beati i miti”, “Amate i vostri nemici” (cfr. Mt 5). Il senso comune dice ancora: “Se vedi un problema, scansalo”. Cristo, invece, dice: “Prendi la tua croce e seguimi” (cfr. Mt 16,24 – Mc 8,34 – Lc 9,23).
Pasqua è l’affermazione che il disarmato è più forte dell’armato, che il servo è più grande del padrone, che l’amore che si sacrifica è più potente della morte che distrugge. È la verità che ribalta il modo di vivere degli uomini: non conta quanto accumuli, ma quanto doni.
Se rimuoviamo la Pasqua, la fede cristiana diventa un codice morale noioso, un “politicamente corretto” allineato ai canoni ermeneutici dell’epoca che si sta vivendo. E guardando a tanto del nostro oggi, viene da esclamare: che tristezza! Se la morte poi avesse l’ultima parola – come leggiamo nella prima lettera ai Corinti (cfr. 15,16-19) -, allora la vita sarebbe un non senso.
Ma Cristo è veramente risorto e la morte è stata sconfitta dal di dentro. La risurrezione dei morti non è una fiaba: è la logica conseguenza del fatto che l’Amore di Dio è onnipotente ed eterno ed è più forte della morte.
Il Vangelo della Pasqua non si lascia condizionare dall’ordinario scorrere della storia e dei suoi avvenimenti. Gesù non è venuto a dire ciò che ci piace sentir dire, ma la Verità che rende liberi.
“Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me” (Mt 10,37) è un’affermazione che sconvolge e mette Dio al centro. “Non giudicate” (Mt 7,1) è scandaloso in una società basata sul gossip, sul pettegolezzo e sulla condanna. “Siete sale della terra” (Mt 5,13): per dare sapore, spesso bruciando come il sale sulle ferite.
Pasqua ci chiama a uscire dai sepolcri della nostra ipocrisia, i nostri “sepolcri imbiancati” (Mt 23,27), da quella mentalità che cerca di conciliare la fede con la convenienza. La Verità non si concilia, si vive.
Carissimi, la vita sgorga dalla morte! È qualcosa di inaudito, di vero, di certo. Pasqua è la nota nuova, la nota dirompente. La morte e il dolore non sono le ultime parole sulla nostra vita. La vita sorge dalla morte, la luce sorge dalle tenebre. Alziamo lo sguardo e togliamo la pietra dal nostro cuore come quella del sepolcro di Gesù.
Non cerchiamo il Signore tra le cose morte, nelle abitudini stanche o nelle paure. Cerchiamolo nella vita che ricomincia, nell’amore che si dona, nel chicco che cade e germoglia. Cerchiamo la novità nella nostra personale conversione sapendo che tutto inizia dal cuore dell’uomo, che è il primo campo dove siamo chiamati a prender le distanze dal politicamente corretto e a non ragionare secondo le logiche mondane.
Accogliamo la novità della Pasqua anche nel suo dono forte e caratterizzante: la pace, che giunge dal Cristo risorto. Come continuamente ripete in questi mesi il Santo Padre Leone XIV, è questa “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente” (Papa Leone XIV, Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace 2026). Una pace, quella del Risorto, che spiazza tutti perché “non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra… questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace” (Papa Leone XIV, Omelia nella Domenica delle Palme, 29 marzo 2026).
L’augurio è di una Santa Pasqua fatta di tanta verità, di tanta santità e di tanta conversione personale. Sia una Pasqua di pace per tutti, soprattutto dove si combattono le guerre, ad iniziare dall’Ucraina, dalla Terra Santa, dall’Iran”.
