
Un messaggio di speranza, che chiama all’impegno personale di testimonianza, quello del Vescovo Michele, nell’omelia del giorno di Pasqua, durante la celebrazione eucaristica presieduta in cattedrale: a partire dalla testimonianza di Pietro sulla sua esperienza con il Signore Gesù, mentre racconta ai fratelli di aver battezzato un non ebreo, il centurione romano Cornelio: “Una scelta dirompente che ha permesso all’annuncio del Vangelo di giungere fino a noi, qui ed oggi”.
“Oggi, di fronte alle preoccupazioni per un futuro che si presenta sempre più incerto – ha sottolineato il Vescovo, riflettendo sull’attualità -, di un presente cupo, tra la ricomparsa della guerra come strumento legittimato di soluzione dei problemi internazionali, di crescente violenza nelle relazioni tra persone a tutti i livelli, di chiusura di orizzonti di dialogo e di pace in cui avevamo sinceramente sperato, sembra che non ci sia possibilità di credere davvero nella vita, nella riconciliazione, nel bene”. Ma “la storia di Gesù è storia di liberazione, forza di pienezza di vita. Voi sapete quanto ha fatto e detto Gesù, ha detto Pietro”, ricordando che alcuni di loro erano presenti nei momenti della predicazione, della passione, della morte e della risurrezione di Cristo. “Questo racconto è stato tramandato in una catena ininterrotta fino a noi, fratelli e sorelle. Noi crediamo a quel racconto, a quella testimonianza – ha aggiunto mons. Tomasi -. Tutta la Chiesa è custode e garante della trasmissione di quel racconto, di quella testimonianza. Tutta la Chiesa annuncia quella fede, e vive di questo annuncio”.
Il fatto della risurrezione ha cambiato la vita dei suoi testimoni, ha cambiato la vita di innumerevoli successori che si sono fidati di quella Parola, e che accogliendo come buona quella testimonianza hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo: i martiri, i santi, i nostri padri e madri nella fede”.
“E ora, carissimi, ora tocca a noi – l’appello del Vescovo -. Oggi abbiamo ricevuto ancora una volta l’annuncio gioioso della risurrezione di Cristo: il Signore è veramente risorto. Oggi ci vengono narrate ancora una volta le grandi opere di Dio nella nostra vita e nella storia”.
“Oggi ci viene concesso, in questa come in ogni Eucaristia, di mangiare e bere con lui, risorto. Anche oggi questo ascolto nella fede ci chiede di cambiare. Di credere nella possibilità della pace. Di credere nell’impegno possibile per il bene, a partire da noi. Di credere nella possibilità di realizzare insieme un mondo più giusto, più equo, dove nessuno sia escluso, dove tutti si prendono cura gli uni degli altri”.
“Possiamo e dobbiamo scegliere: tornare nelle abitudini di sempre, o fidarci della testimonianza data al Signore risorto, accoglierlo vivo nelle nostre esistenze, e compiere scelte significative e coraggiose di riconciliazione, di perdono, di autentica vita comunitaria, di condivisione, di solidarietà, di azione secondo lo Spirito che dona speranza. Potremo fare delle nostre case e delle nostre comunità cristiane delle “case della pace” come ci chiede di fare papa Leone”.
